OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro): 201,5 milioni di persone sono disoccupate nel mondo

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OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro): 201,5 milioni di persone sono disoccupate nel mondo pari al 6% della forza lavoro. In Italia mancano 1,7 milioni di posti di lavoro per tornare ai livelli pre-precrisi. Drammatica la situazione della disoccupazione giovanile. Mercoledì 05 giugno la “Conferenza internazionale del lavoro” La crisi globale sembra inarrestabile e dopo la bufera finanziaria ha colpito a capofitto il mondo del lavoro. Non solo in Italia e nell’area UE ma in tutto il mondo la situazione è assolutamente critica. A confermarlo, rileva Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, è in data odierna l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), secondo cui la disoccupazione continuerà a crescere in tutto il mondo fino al 2015. Secondo l’istituzione internazionale, i segnali di recupero per riconquistare il livello di occupazione prima della crisi del 2008, appaiono molto irregolari anche perché perderanno il posto di lavoro 30,7 milioni di persone nel 2013. Si attesta all’esorbitante cifra di 201,5 milioni, le persone disoccupate nel mondo, che corrisponde al 6% della forza lavoro totale. Saranno 205 milioni nel 2014 e 208 milioni nel 2015, secondo i calcoli dell’OIL. Il numero di 30 milioni di posti di lavoro non consente di raggiungere il tasso di disoccupazione prima della crisi (5,4%), con 16,7 milioni di nuovi posti di lavoro necessari per assorbire i giovani che entrano nel mercato del lavoro nel 2013. Ed è il direttore degli studi sociali dell’Istituto internazionale Raymond Torres presentando il “Rapporto sul mondo del lavoro 2013”, in occasione dell’apertura mercoledì della Conferenza internazionale del lavoro a dichiarare esplicitamente che “La ripresa è molto irregolare. Le economie più sviluppate sono ancora in una situazione di crisi”. Un posto emblematico, in tal senso è rappresentato dall’Italia dove “servono circa 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione ai livelli pre-crisi”. Il Belpaese, infatti, è inserito tra quelli dove la disoccupazione continua ad aumentare (era al 6,1% nel 2007) e dove sono cresciute le disparità di reddito a causa della recessione, segnando anzi “uno degli aumenti più brutali” dell’Unione europea tra il 2007 e il 2012. Drammatica, peraltro com’era da attendersi la fotografia sulla disoccupazione giovanile, dove la relazione ha evidenziato che “la sfida della ricerca di un posto di lavoro è particolarmente difficile per i giovani tra 15 e 24 anni: il tasso di disoccupazione di questa fascia di età è salito di 15 punti percentuali e ha raggiunto il 35,2% nel quarto semestre 2012”. L’organismo ONU, ha inoltre bocciato sonoramente la “Riforma Fornero”, a causa della quale la percentuale dei contratti a tempo determinato sull’insieme dei contratti precari è probabilmente aumentata. Per risollevare il mercato del lavoro italiano l’istituzione internazionale suggerisce di puntare più su investimenti e innovazione (incentivandoli con sgravi fiscali) che su austerità e riduzione del costo unitario del lavoro. Mentre viene approvata con riserva la staffetta “intergenerazionale”, perché, ovviamente, i giovani non devono togliere il lavoro agli adulti. In ultimo, il report da alcuni suggerimenti per rilanciare l’occupazione giovanile, come gli incentivi all’assunzione e un sistema di formazione che favorisca lo “skills matching”. Insomma, sottolinea Giovanni D’Agata, le proposte dell’OIL sono di tutt’altro avviso rispetto alle linee guida individuate anche dal governo attuale che si dimostra anche per ciò che riguarda le proposte di rilancio del mercato del lavoro, assolutamente inadeguato rispetto alla sfida titanica che si trova ad affrontare.

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