Napoli. Castel Nuovo. Sala Carlo V. “Finestrature di luce, colore e materie” con opere di Gianni Rossi, artista angrese.

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Articolo di Maurizio Vitiello – “La nuova visione geometrica di Gianni Rossi” alla Sala Carlo V del Castel Nuovo – Maschio Angioino di  Napoli il 4 giugno 2013, ore 17.  

 

Martedì 4 giugno 2013, alle ore 17, alla Sala Carlo V del Castel Nuovo – Maschio Angioino di  Napoli, sarà inaugurata la ersonale dell’artista angrese Gianni Rossi “La nuova visione geometrica di Gianni Rossi”, patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, da cui prende il nome il libro-catalogo, impreziosito dagli interventi del critico d’arte Giorgio Di Genova, del professore di Estetica all’Accademia di Belle Arti di Napoli Dario Giugliano, del professore di Letteratura Italiana all’Università del Molise Luigi Montella e del sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello.

Il vernissage della mostra sarà inoltre arricchito dalla presentazione di “Finestrature di luce, colore e materie”, il libro-catalogo scritto dal critico d’arte Luigi Paolo Finizio.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 26 giugno 2013 (dal lunedì al sabato, dalle ore 9 alle 19 – info tel. 0817957721 – 0817957713).

 

 

 

Biografia essenziale dell’artista.

 

Gianni Rossi nasce il 22 marzo 1944 ad Angri (Sa), dove vive e lavora.

Diplomato in Decorazione Pittorica all’Istituto Statale d’Arte, consegue successivamente il Magistero di Belle Arti di Napoli. Espone dal 1968.

Esponente dell’arte astratto-geometrica del Sud, ha tenuto mostre personali in Italia e all’estero, ed è presente in numerose collezioni pubbliche e private.

Prevalentemente attivo in pittura, ma autore altresì di pregevoli libri d’arte con monotipi, incisioni, serigrafie e di installazioni, l’artista ha svolto fino al 1995 anche una notevole attività di operatore culturale.

E’ presente in dizionari e compendi storici dell’arte italiana del secondo dopoguerra.

 

 

Le opere di Gianni Rossi tra motivi di luci e intese astratte.

 

Gianni Rossi, dopo aver compiuto gli studi all’Istituto Statale d’Arte nella sezione “Decorazione Pittorica” e completato il Magistero d’Arte Applicata, inizia un’intensa attività artistica partecipando a collettive e a rassegne di alto livello e realizzando varie personali in moltissime città, presentato da tutti i migliori critici italiani.

Da ricordare che dal 1970 al 1995 ha diretto, con competenza e serietà, la Galleria (poi Studio) “Centrozero” di Angri, non fermando l’attività negli anni del terremoto, che colpì la Campania e la Basilicata.

Gianni Rossi, gioca con titoli interessanti, talvolta intriganti, e puntualizza la sua linea pittorica, che ha avuto, serie dopo serie, enunciazioni chiare, senza inganno alcuno.

Il vocabolario segnico-coloristico di Gianni Rossi invita a pensare a un screening puramente giocato nello spazio dei contrappesi visivi e degli accordi cromatici e delle sintesi geometriche e compositive.

Ma sotto c’è una mappatura metaforica e una geografia di combinazioni, puro traslato di immaginazioni fabulistiche, in parte, e di assensi strutturali, per l’altra buona metà; insomma, solo una lettura attenta, profonda, riesce a cogliere quanto di vigilato è sui piani partecipi della sua pittura.

Più volte, nel tempo, abbiamo scritto su e per Gianni Rossi – basta vedere le indicazioni bibliografiche dei suoi cataloghi – e sempre abbiamo posto l’accento sulla predominanza di una voluta strutturazione geometrica di base nell’approccio con la tela e con altri supporti.

Ma abbiamo anche informato, i lettori di quotidiani e di riviste su cui siamo intervenuti, che nell’esercizio pittorico di Gianni Rossi s’espande, sulle raffinate trame e sui dinamici orditi astratto-geometrici, un pregevole dettato segnico, supportato da una tensione poetica, che pone nel gioco compositivo allusioni di racconti, sottilmente e variegatamente affabulanti.

Crediamo, poi, opportuno nella prossima occasione che ci verrà offerta per un ricco catalogo ribadire il nostro punto.

Sarà per noi gradito ulteriormente soffermarci in modo più esteso.

Ogni mostra per l’artista è: “una raccolta di opere poste in sequenza, come un divenire di tempi e realtà, di distanze e luoghi, con un costante approccio al territorio, alla geografia di luoghi, alle luci e alle cromie della realtà vissuta”.

Le tele si inseriscono nel filone dell’astrattismo contemporaneo in cui a prevalere sono linee segmentate e colori volutamente accesi, brillanti e squillanti, attraverso l’uso di acrilici, collage, impasti di polvere di marmo e di carta.

Semplicemente, Gianni Rossi percorre le strade dell’astrattismo lirico, in cui eleganze curvilinee, fraseggi pittorici, rimandi materici sottolineano campiture gravide di umori e di verità mentre segni, segnacoli e segnali intercettano effetti ludici e sorreggono i tagli più squisitamente geometrici in chiave astratta.

Sa bene Gianni Rossi come portare avanti la sua garbata descrizione astratto-lirico-geometrica all’interno delle ricerche delle onde astratto-informali.

Ovviamente, è riuscito a determinare e a definire una sua “cifra” di riconoscibilità, il che non è poco, anzi è quel molto che lo potrà sempre contraddistinguere pienamente.

Gianni Rossi regola memoria e maniera, riclassifica le tonalità dei colori, rimedia il senso del taglio per agevolare tagli e uncinare valenze certe, in cui spessori rendono profondità reali e altre volte cosmiche.

Riuscire, dopo tanti anni di onesta carriera, a essere riconosciuto come valido interprete di un segmento qualificato che fa combaciare le estremità dell’astrattismo lirico e dell’astrattismo geometrico depone tutto a suo favore.  

 

Maurizio Vitiello