Torre Annunziata. Camera penale verso l´ennesima astensione

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Torre Annunziata. Non c’è pace per il “servizio giustizia” nel comprensorio giudiziario del tribunale di Torre Annunziata. Appena due giorni fa era terminata l’ennesima settimana di astensione dalle udienze degli avvocati penalisti, e già si preannuncia un nuovo “sciopero” delle toghe. L’ennesimo, se fosse confermato, in una sequenza che ormai ha la cadenza di una raffica di proiettili che rischia di falciare le gambe – se non peggio – al “servizio giustizia” sul territorio di ben ventidue comuni. Al centro del contendere, ancora lo scontro sul protocollo d’intesa fra magistratura e avvocatura, la questione rimasta in sospeso delle udienze di smistamento, e il rapporto sempre più teso fra parte dei difensori e parte della magistratura giudicante. L’ultima settimana di astensione dalle udienze indetta dalla Camera Penale, come accennato, si era conclusa appena due giorni fa, il 30 maggio. E quello stesso giorno l’assemblea dei penalisti ha deciso di dare mandato al Presidente e alla Giunta della Camera Penale di incontrare in tempi brevissimi il nuovo Presidente del Tribunale e i nuovo Procuratore della Repubblica per discutere con i massimi vertici del Palazzo di Giustizia sulle tematiche inerenti l’Avvocatura penale. Una settimana appena il tempo-limite “concesso” dai penalisti ai propri rappresentanti per ottenere risposte dalla controparte. E che siano convincenti. Poi nuova assemblea, il prossimo sette giugno. E in quella sede si deciderà tutto: se le tensioni saranno calate, se saranno stati trovati nuovi accordi sulle questioni in sospeso (in primis protocollo d’intesa e rapporti avvocati-giudici) e se gli spiragli per il dialogo si saranno allargati abbastanza da far intravedere prospettive concrete, verranno poste le basi per una serie di nuovi incontri per pianificare un percorso di “riavvicinamento” che dissipi tensioni ed “elettricità”. In caso contrario, c’è già pronto l’ordine del giorno che preannuncia l’ennesimo blocco delle udienze: proclamazione dell’astensione dalle udienze dal diciotto al venticinque giugno. E questo significherebbe nuovi processi “saltati”, nuovi rinvii, casi più vicini alla prescrizione (a meno di sospensioni dei termini disposte dai magistrati giudicanti), e una infinita serie di altri problemi. Ovviamente, come puntualmente accade negli ultimi mesi – e come è stato clamorosamente evidenziato dalla recente “guerra dei manifesti” fra avvocatura e Associazione Nazionale Magistrati – il clima teso non favorisce affatto la serena comunicazione fra le parti. Da una parte, nelle scorse settimane, si era rinfacciata la mancanza di dialogo da parte della magistratura. Dall’altra si era ribadita la totale apertura, sottolineando i passi fatti verso la controparte, ribadendo la totale disponibilità ad accogliere ogni specifica doglianza fosse stata avanzata.. Non era servito a molto, né aveva evitato le astensioni dal 23 al 30 giugno, seppur tra qualche mugugno, sempre più frequente, anche fra gli stessi avvocati. Addirittura i penalisti erano arrivati ad invitare apertamente i colleghi a segnalare con relazioni scritte ogni “compressione del diritto di difesa” da parte dei magistrati, per inoltrare segnalazioni ad hoc al Consiglio superiore della magistratura. Guerra fredda. E nemmeno tanto fredda, in verità. A farne le spese, per ora, solo l’utenza. (Giovanni Taranto – Metropolis)