Papa Francesco la crisi è la gente che si muore di fame invece si pensa alle banche

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La crisi è «la gente che muore di fame», ma di questo «non passa niente», mentre «se calano gli investimenti delle banche si fa una tragedia». Alla folla variegata delle organizzazioni laicali il Papa sottolinea che è «contro questa mentalità che deve andare la Chiesa». E lo deve fare «con la testimonianza», perché al mondo – ha aggiunto citando i suoi predecessori – servono «testimoni e non maestri».Francesco parla ai movimenti che compongono il mosaico del mondo cattolico e rivolge un invito su tutti: «Uscite, uscite». Li rimanda «alle periferie dell’esistenza», sulla falsa riga di quanto raccomandato ai cardinali all’indomani della sua elezione. Ma con un’enfasi che fa di questo suo discorso – durato 38 minuti, il più lungo finora del suo pontificato – un manifesto dell’impegno cattolico nel mondo. «Uscendo – ha aggiunto – può capitare un incidente, ma io preferisco una Chiesa incidentata a una Chiesa malata perché chiusa, come una stanza che non vede aria per un anno intero». Una Chiesa incastrata «nelle sue insicurezze, in strutture caduche» che imprigionano Cristo stesso: «A volte – ha detto il Papa – se lo sentiamo bussare non è perché vuole entrare, ma perché vuole uscire e noi non glielo lasciamo fare». Francesco promuove invece una «cultura dell’incontro, dell’amicizia». Incontro con Cristo, prima di tutto, ma poi incontro con gli altri: «Anche con quelli che non la pensano come noi, che non hanno la nostra fede», senza che questo significhi «negoziare la nostra appartenenza», ma nella consapevolezza che «tutti hanno qualcosa in comune: sono immagine di Dio».

FINO IN VIA DELLA CONCILIAZIONE – Riempiva tutta piazza San Pietro e via della Conciliazione la folla accorsa per l’incontro del Papa con le organizzazioni laicali e i movimenti ecclesiali. È l’evento con il quale si è scelto di suggellare la festa di Pentecoste nell’anno della Fede e si è trasformato in una enorme mappa geografica umana del mondo cattolico. Dal Cammino neocatecumenale al Rinnovamento nello spirito, da comunione e liberazione all’Agesci, dall’Azione cattolica alle tante associazioni che a livello nazionale o su base locale incarnano i diversi carismi del variegato modo di vivere il cattolicesimo. E la jeep bianca scoperta ha girato a lungo, portando Francesco fin quasi a Piazza Pia per salutare la gente.

I NUMERI E I COLORI
 – Le stime riferiscono di circa 150mila persone presenti. E se il Rinnovamento nello spirito ha anticipato ieri di portare un contributo di diecimila fedeli, ventiquattro ore dopo il Cammino neocatecumenale ha fatto sapere che sarebbero stati 15mila i propri seguaci che sono accorsi in piazza San Pietro. Ma al di là dei proclami dei singoli, colpisce il colpo d’occhio d’insieme, fatto degli striscioni variegati, ma anche delle bandiere, perché sono decine gli Stati rappresentati. Nella conferenza stampa della vigilia, l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione, ha riferito di iscrizioni arrivate, oltre che dall’Italia, anche da Argentina, Bielorussia, Brasile, Congo, Francia, Germania, India, Irlanda, Lituania, Malta, Messico, Nuova Zelanda, Polonia, Portorico, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Trinidad e Tobago. E 150 sono le sigle di movimenti, comunità, associazioni e aggregazioni laicali presenti.

LA FANTASIA DEI NOMI – E’ stato monsignor Fisichella a presentare al Papa quella che ha definito “la fantasia dei nomi” che esprime la varietà della Chiesa. Ci sono esperienze che ha definito ben conosciute e ormai radicate. “Ma – ha aggiunto – non mancano le nuove realtà”. E ne cita alcune: “Shalom, Canção Nova, le Cellule parrocchiali di evangelizzazione, Nuovi Orizzonti, Youth 2000 International, Totus Tuus Neuevangelisierung, Foyers de Charité, Fede e Luce, Luce e Vita, Catholic Granparents Association”. 
Ma scorrendo l’elenco delle sigle, si notano anche alcune curiosità. A partire dal movimento Regnum Christi, connesso strettamente ai Legionari di Cristo trascinati nello scandalo pedofilia dal loro fondatore Marcial Maciel. O, tra le realtà meno conosciute, la Turris Eburnea, che promuove l’evangelizzazione attraverso sfilate di moda nelle quali le ragazze che vanno in passerella danno anche testimonianza del loro modo di vivere, raccontando i loro valori di donne nelle quali “la bellezza esteriore sia il riflesso di quella interiore”. Sono forse uno degli esempi più curiosi di quelli che Fisichella ha definito “evangelizzatori nel mondo contemporaneo” che attestano “il grande dono che lo Spirito Santo ha fatto alla Chiesa in questi cinquant’anni dall’inizio del Concilio”.
 
LE DOMANDE AL PAPA – L’accoglienza è iniziata nel pomeriggio, tra canti del Gen Verde e testimonianze. Poi  col Papa un momento di preghiera con l’intronizzazione dell’immagine della Vergine Maria Salus Populi Romani. Davanti al pontefice poi l’intervento dello scrittore irlandese John Waters e di Paul Batthi, ministro dell’Armonia nazionale nel governo del Pakistan fino al marzo scorso e fratello maggiore di Shahbaz Bhatti, anch’egli esponente politico cattolico ucciso dagli estremisti islamici nel 2011 a Islamabad. Francesco ha risposto poi a braccio a quattro domande che gli sono state rivolte. Alla fine si è scusato: «Sono stato lungo», ha detto. Ma i temi che gli sono stati proposti hanno svariato dalle certezze della fede all’impegno laicale, dalla comunicazione del Vangelo al martirio, fino all’etica. E il Papa non si è risparmiato, raccontando, secondo il suo stile, anche molti episodi della sua vita.