NOCERA INFERIORE Rapì neonato, l’infermiera resta in libertà

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Nocera Inferiore. Il tribunale di sorveglianza ha concesso l’affi damento in prova ai servizi sociali ad Annarita Buonocore. La donna rischiava di dover scontare la pena agli arresti. Ora può continuare a lavorare al Cardarelli. Nocera Inferiore. Rapì un neonato dall’ospedale di Nocera Inferiore. Per Annarita Buonocore, l’infermiera nocerina protagonista dell’inquietante fatto di cronaca, è arrivata la decisione del tribunale di sorveglianza. Alla donna concesso l’affi damento in prova ai servizi sociali. Un risultato che ha scongiurato, per la Buonocore, l’incubo di trascorrere la pena inflittale per il rapimento, agli arresti in carcere o ai domiciliari. Annarita Buonocore era stata scarcerata dai giudici della Corte d’Appello di Salerno – presidente Claudio Tringali – che avevano accolto la richiesta degli avvocati Giuseppe Buongiorno e Aldo Di Vito e avevano rimesso in libertà la donna che già aveva ottenuto il permesso per ritornare al lavoro, presso l’ospedale Cardarelli di Napoli. Una decisione che destò numerose polemiche dividendo l’opinione pubblica e mai commentata dai genitori del piccolo Luca Cioffi . Dopo qualche mese di carcerazione Annarita ottenne i domiciliari. Poi, la mattinata libera per andare a lavorare. E poi la riduzione di pena da sei (primo grado) a quattro anni e sei mesi lasciando i legali della famiglia Cioffi senza parole. Uno sconto di pena che le aveva consentito di non essere licenziata e di continuare a svolgere il lavoro in un ‘ambiente protetto’, ovvero senza contatti con degenti, come dichiarò il direttore sanitario del Cardarelli. L’infermiera aveva rapito il piccolo per dimostrare al suo compagno di aver partorito un fi glio nato dalla loro relazione. Infatti, Annarita Buonocore, dopo il rapimento, aveva portato il bimbo a casa sua a Nocera Inferiore, lo aveva accudito in attesa che l’uomo di cui si era invaghita andasse a trovarla per conoscere il piccolo nato da quella storia d’amore. Quando i carabinieri fecero irruzione a casa della donna, trovarono il neonato in camera da letto, mentre la donna lo accudiva. Le intercettazioni telefoniche, il racconto dell’infermiera permisero agli inquirenti di ricostruire il quadro nell’ambito del quale era nata quella strana storia che tenne con il fi ato sospeso l’Italia intera per un giorno. Per fortuna, un testimone – conoscente dell’infermiera – mise i carabinieri e i poliziotti sulle tracce della rapitrice che fu identifi cata e arrestata nella sua abitazione. Un fatto gravissimo che costò alla donna la condanna in primo grado e lo sconto in Appello con successiva scarcerazione. La pena detentiva era stata ‘sospesa’ in attesa dell’udienza del tribunale di sorveglianza per l’affi damento in prova. Ieri la sentenza con conseguente concessione dell’affi damento in prova che ha scongiurato il rischio carcere per la donna.

Carmela Scarano METROPOLIS