“LA PEDAGOGIA DELLA BELLEZZA” – Sergio Zazzera

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16 maggio 2013

Riceviamo e pubblichiamo, ringraziando l’autore giornalista – magistrato Sergio Zazzera e “il Brigante”.

Al pari della musica, l’arte intrattiene da sempre un rapporto abbastanza difficile con la scuola: soltanto nei licei poche ore all’anno sono dedicate all’insegnamento di una storia dell’arte, che peraltro non educa (o, almeno ai miei tempi, non educava) alla critica, né tanto meno dà conto dei profili sociali di una storia, nella quale il rapporto fra autore, committenza e fruizione assume una rilevanza primaria, al fine della valutazione dell’opera. Per questo verso, dunque, un apprezzamento assolutamente positivo merita l’iniziativa che, sotto l’etichetta de “La pedagogia della bellezza” e sotto la direzione della prof. Clementina Gily, docente di Pedagogia generale e sociale nell’Università degli studi “Federico II” di Napoli, ha visto un gruppo di studenti napoletani impegnato, nell’ambito dell’Osservatorio di Comunicazione formativa multimediale, in un rapporto diretto con artisti contemporanei. Più particolarmente, hanno partecipato al laboratorio gli studenti della s.s. di 1° grado dell’Istituto comprensivo “Novaro Cavour” e quelli del Liceo artistico “Filippo Palizzi”.

Il ruolo di guida in questa operazione culturale, articolatasi nella sede di Palazzo Reale nei giorni 6 e 7 maggio scorsi, è stato assegnato allo scultore Giovanni Ferrenti e al pittore Amleto Sales, i quali, insieme con l’insegnante d’arte Patrizia Barba, con l’impiego di cartone riciclato e colla vinilica, hanno preparato la base di opere, poi rivestite con cartapesta e hanno assistito a una proiezione di slide.

La scelta degli artisti-guida, in seno al panorama artistico cittadino, è stata quanto mai felice: la pittura rigorosamente iconica di Sales, infatti, e la scultura altrettanto rigorosamente aniconica di Ferrenti hanno costituito lo strumento ideale per rendere evidenti al pubblico dei giovani gli estremi confini stilistici  dell’arte contemporanea.

Parallelamente al laboratorio con gli artisti, nell’ambulacro di Palazzo Reale è stata allestita una mostra delle sculture di Ferrenti, alle quali, altresì, la prof. Gily ha dedicato il quaderno distribuito ai partecipanti, intitolato Le sculture del possibile: dalla materia al virtuale, nel quale è posto in risalto il singolare rapporto che nell’arte del Maestro si ritrova istituito fra parole e figura. I titoli delle sue opere, infatti – Nel giardino del Tempo, Sul campo di ortiche galoppa il vento e la farfalla muore, Sara accompagna un uccello, La porta del sole, Dove canta il silenzio –, sono quanto mai suggestivi e scandiscono la relazione nella quale l’artista si pone rispetto alla natura, poiché il dialogo fra le sue sculture e l’ambiente/spazio nel quale esse sono immerse è continuo e imprescindibile, al punto ch’entrambi divengono elementi costitutivi della sua idea di arte, finendo per assumervi addirittura un ruolo unitario.