Amalfi. Il TAR dà ragione alla Costiera Amalfitana salvo il Tribunale ma i Giudici di Pace no, surreale

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Il Tar di Salerno ha confermato le istanze dell’Associazione Costiera Amalfitana ed accolto già con decreto cautelare, circa l’illegittimità dei provvedimenti resi dal Presidente del Tribunale con i quali (decreti 105 e 106/2013) erano trasferiti, di fatto, dal 2 aprile scorso, al ruolo della sede centrale di Salerno tutti i nuovi procedimenti civili. Il ricorso predisposto dall’Avv. Prof. Andrea Di Lieto ed i motivi aggiunti sono stati vagliati dal TAR. Rimane in sospeso la definitiva soppressione del Tribunale che potrebbe comunque esservi per tutti i Tribunali in attesa della decisione della Corte Costituzionale del prossimo 19 luglio. La vicenda grave è che, come denunciano gli avvocati, i Comuni non hanno salvato il Giudice di Pace, praticamente tutti lo hanno salvato, da Sorrento in penisola sorrentina a Mercato San Severino, Amalfi no. Significa che un cittadino di Positano o Praiano, per far l’esempio peggiore, dovrà sobbarcarsi un “viaggio” fino a Salerno anche solo per fare un ricorso ad una multa, in pratica è denegata giustizia oltre al venir meno proprio dell’essenza del ruolo del Gudice di Pace che dovrebbe essere vicino al territorio. A dir poco surreale. «Rilevato che con i decreti presidenziali oggetto di motivi aggiunti il disposto trasferimento non sembra ragionevolmente riconducibile alla nozione di “gruppi omogenei di procedimenti”, presupposto normativo di operatività dell’art. 48 quinquies dell’Ordinamento Giudiziario; Evidenziato, invero, che viene disposto il generalizzato trasferimento di “tutti i procedimenti civili di competenza delle sezioni distaccate … di nuova iscrizione” (decr. N. 105/13) e de “i processi penali di competenza delle sezioni distaccate … per i quali non sia stata ancora fissata la prima udienza” (decr. N. 106/13); Ritenuto, in proposito, condiviso dal Collegio l’orientamento espresso in sede cautelare dal Consiglio di Stato (cfr. sez. IV, ord. n. 616/12) secondo cui “l’art. 48 quater del rd n. 12/1941, laddove fissa i criteri per l’attribuzione degli affari alle Sezioni Distaccate del Tribunale, pur non determinando una competenza territoriale in senso tecnico, è disposizione pur sempre riconducibile al principio del giudice naturale precostituito per legge ex art. 25 Cost.” e che, di conseguenza, “la successiva disposizione derogatoria di cui all’art. 48 quinquies va interpretata in senso rigorosamente restrittivo non potendo il potere organizzatorio del Dirigente dell’Ufficio Giudiziario essere impiegato, quali che siano le legittime ragioni sottostanti, per realizzare un più o meno generalizzato trasferimento di competenze dalla Sezione Distaccata alla sede centrale del Tribunale”; Ritenuto, dunque, che con i decreti impugnati in sede di motivi aggiunti, in relazione al disposto trasferimento ed al suo ambito oggettivo, vengono violate le disposizioni di cui ai richiamati artt. 48 quater e 48 quinquies».

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