Testimoni della creazione

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Testimoni della creazione

 

“Per essere un buon danzatore

con Te come con gli altri,

non occorre sapere

 dove conduca la danza.

Basta seguire il passo,

essere contento, essere leggero,

e soprattutto non essere rigido.

Non occorre chiederti spiegazioni

sui passi che ti piace fare.

Bisogna essere come il prolungamento,

agile e vivo di Te.

E ricevere da Te la trasmissione

del ritmo dell’orchestra.

Bisogna non voler avanzare ad ogni costo,

ma accettare di voltarsi indietro,

di procedere di fianco.

Bisogna sapersi fermare e

saper scivolare anziché camminare.

E questi sarebbero soltanto passi da stupidi

se la musica non ne facesse

un’armonia.

Noi però dimentichiamo la musica

del Tuo Spirito

e facciamo della vita un esercizio di ginnastica;

dimentichiamo che fra le Tue braccia la vita è danza,

e che la Tua santa volontà

è di un’inconcepibile fantasia

se fossimo contenti di Te, Signore,

non potremmo resistere al bisogno di danzare

che dilaga nel mondo e

arriveremmo a indovinare quale danza

ti piace farci danzare

sposando i passi della Tua provvidenza”

(M.Delbrel)

 

Queste splendide parole di Madeleine Delbrel mi hanno fatto riflettere lungamente sopratutto alla luce di quei verbi che lei usa:occorre, basta, bisogna,.La vita , dice lei, è come una danza dove “ non occorre saper dove conduca la danza “e dove  “ non occorre chiedere spiegazione”perché basta “seguire il passo e soprattutto non essere rigido”Un vero programma all’apparenza assurdo e non aderente alla realtà , ma che  a ben osservare,parte da presupposti assai profondi:E questo lo si deduce dalle parole e dai verbi che seguono:bisogna non volere avanzare ad ogni costo, accettare di voltarsi indietro e procedere di fianco , sapersi fermare e saper scivolare  anzichè camminare  e soprattutto non fare della vita un esercizio di ginnastica  … Non si può per comprendere il senso di tutto ciò , secondo me , se non si impara a ripensare al tempo in altri termini, cioè ad un tempo come un continuo nuovo inizio e non solo come tempo di sottrazione e di irreversibilità .Scivolare leggeri nel tempo in cui la vita scorre come una danza  musicata che ci può condurre al di là della nostra libertà finita.. Scriveva M. Kundera:” Con una certa parte del nostro essere viviamo fuori del tempo. Forse è solo in momenti eccezionali che ci rendiamo conto dei nostri anni , per la maggior parte del tempo siamo dei senza età”

Il testo biblico parla del tempo della creazione, del tempo del diluvio, del tempo dell’arca, del tempo della prova , del tempo della gioia  e anche la musica divide il testo in andante , lento , presto,allegro, forte , mesto, allegrissimo. Il tempo scorre con noi, con le stesse modalità della musica , passa e va sempre avanti, mai indietro e questo dimostra che non può invertite il suo senso, ma che ha una direzione precisa dove portare il nostro essere. E’ dunque un tempo aperto che invita l’uomo ad affrontare le  trasformazioni legate alle  età diverse e alle situazioni e a  vivere la vita come passaggio dall’essere finito al divenire infinito e non dall’essere al non essere. “ la novità del giorno è l’inizio dell’eternità “ diceva Kierkegard.

Un tempo da riempire e non da annullare, perciò  nella poesia l’autrice scrive:non facciamo della vita un esercizio di ginnastica ,tecnicamente perfetta e  abbastanza prevedibile, mentre invece la vita come danza presuppone inaspettate evoluzioni . Ma la danza è sacrificio, allenamento continuo e duro, ricerca della perfezione e del superamento di sé, ma soprattutto il danzatore non può lasciare la scena , è richiesta la sua presenza cosciente e vigile, non ci possono essere diserzioni. E questo insegnamento, credo sia  valido perla vita di  ognuno di noi.

 In un momento storico come il nostro, credo che queste mie riflessioni dal sapore molto filosofico , vogliano solo comunicare il sapore di una  speranza che è sempre comunque  nascosta nel tempo dell’uomo come un piccolo seme di senapa di evangelica memoria  , che deve aver la possibilità di maturare , ma non con teoriche rivoluzioni, bensì col duro lavoro del nostro esistere, e lo può fare imparando la difficile arte della  flessibilità che non significa inchinarsi servilmente , e imparando a scivolare leggeri nella vita anziché camminare , a fermarsi e voltarsi indietro quando è necessario, nell’umiltà di un passo che senza l’armonia  e la compagnia del divino  a cui riferirsi al di là di sé ,perderebbe” l’inconcepibile fantasia “di un domani diverso e di una nuova e continua ri-creazione.

 

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Trudy Borriello