Le strategie narrative di Robert Schumann

0

 


 

Il pianista Costantino Catena ha incontrato il quartetto Savinio nel secondo appuntamento della rassegna Armonia. Domani, nell’anfiteatro di Palinuro con il Quintetto di Fiati del Teatro di San Carlo.

 Di OLGA CHIEFFI

 

Il secondo appuntamento della rassegna Armonia, note di Primavera, che ha la caratteristica di concludere un tour tra le bellezze architettoniche e i musei della città ospite, con un prestigioso concerto, ha salutato tra gli stucchi barocchi e degli angeli musicanti della Chiesa di San Giorgio, il pianista Costantino Catena che ha incontrato, per l’occasione, il Quartetto Savinio, formazione d’estrazione napoletana con Alberto Maria Ruta e Rossella Bertucci al violino, Francesco Solombrino alla viola e Lorenzo Ceriani al violoncello. In una chiesa affollatissima da un pubblico disordinato, distratto e, aggiungerei, distraente, dagli infernali strumenti elettronici per filmare e fotografare, gli strumentisti hanno proposto un raffinato e impegnativo programma dedicato interamente a Robert Schumann, con l’esecuzione del Quartetto in Mi bemolle maggiore op.47 e il quintetto nella stesso impianto tonale, op.44. Interpretare Schumann sul suo strumento è questione ardua. Sul pianoforte sia esso solista o in formazione cameristica, confluiscono, infatti, complessità al limite della contraddizione insanabile: canto popolare, passionalità romantica, le grandi ombre di Beethoven e di Bach. Ciò che è stato scritto sui pentagrammi è, quindi, poca cosa. Nella realtà sonora, quella che si discioglie nell’aria per la nostra gioia uditiva, il senso di queste musiche ha vita precaria, basta un nonnulla per trasformare un volo d’aquila in una marcia di prussiani, o, un’accorata pronuncia di parole poetiche in una lagna sentimentale. Nella stragrande maggioranza dei casi, si è portati a consigliare anche ai più ardimentosi tra i pianisti di andarsi a cercare altrove occasioni di sfoggio di bravura e di buoni appassionati sentimenti. Qui occorrono poeti puri e Costantino Catena bene si è calato tra gli incanti schumanniani. Se nella prima opera, il quartetto, il difetto è innanzitutto espressivo: vi si manifesta un’allegria tutta accademica e stereotipata che rende la pagina piuttosto monotona ed incapace di donare emozioni profonde; né basta il bell’andante cantabile, con il suo motivo struggente, a generare una dialettica avvincente, è stato il quintetto op.44 il vero banco di prova della formazione. La grandezza di quest’opera risiede nella perfetta conciliazione di esigenze espressive romantiche e struttura classica, modificata solo in alcuni dettagli secondari e mai compromessa nelle sue esigenze di ordine ed interno equilibrio. Si respira, infatti, la stessa immediatezza che anima le raccolte di aforismi pianistici e vi si ritrovano gli slanci di Florestano accanto ai ripiegamenti di Eusebio. Gli interpreti si sono ben confrontati con le due complesse pagine, mostrando un buon affiatamento e una predilezione per i movimenti caratterizzati da un maggiore lirismo, come lo splendido “andante cantabile” del Quartetto, mentre, è scivolata la tensione nell’ultimo tempo del quintetto, fantasmagorico ed esuberante in bilico tra rondò e struttura durchkomponiert, basato su ben sei entità tematiche, un brano ricco di soluzioni originali, in un contesto armonico-tonale assai fluttuante nel suo incessante procedere per modulazioni ai toni lontani, che forse avrebbe avuto bisogno di una più approfondita sessione di prove. Applausi scroscianti e bis. Appuntamento a domenica 28 aprile, questa volta nell’anfiteatro di Palinuro con il Quintetto di Fiati del Teatro di San Carlo.