SALERNO LA CRISI NON FRENA LA VOGLIA DI MOVIDA

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di Carlo Pecoraro È stata definita “fracassona” e “cafona”, un semplice “alcolificio” o un impietoso “divertimentificio”. Insomma pensate quello che volete, ma la Movida salernitana, a discapito della crisi – che sta annientando la piccola e media impresa – e di tutte le proteste – comitati e residenti – che vogliono chiuderla, resiste. A dirlo sono i numeri. Il business. Nei primi quattro mesi del 2013 in quella striscia di terra feconda che va da piazza Portanova a piazza Sedile del Campo hanno aperto 46 nuove attività. La metà rispetto al 2012 e oltre la metà rispetto al 2011. Un fenomeno in crescita, e parliamo solo di somministrazione (bar e ristoranti). Una vera e propria fabbrica, la più produttiva della città che tra stagionali e indotto rende lavoro per almeno quattro, cinquecento famiglie. Una sorta di project financing dove i capitali arrivano dai privati e l’amministrazione – almeno all’inizio – ha offerto ai pionieri la possibilità di aprire anche quando non c’erano le condizioni minime per farlo. Nella Movida dunque, si concentra il business di giovani imprenditori – che spesso, per dirla con una battuta, mettono a frutto la buonuscita dei genitori – e quello dei proprietari dei locali, che in pochi anni hanno scoperto che i loro “grattaponi” (per dirla in dialetto) erano vere e proprie miniere d’oro. Poi c’è anche chi ha la forza e l’intuizione di comperare “grattaponi” e attendere che diventino miniere. La speculazione. Ovviamente un fenomeno così interessante, sviluppa anche altro tipo di appetiti. Tra questi il riciclaggio di denaro sporco, che secondo alcuni, ha drogato soprattutto il mercato dei fitti. Ad investire a Salerno tantissime società dell’hinterland napoletano disposte a pagare anche locazioni proibitive rispetto al reale incasso mensile. Un giro di locali che aprono e chiudono come cestelli di lavatrici in centrifuga. Nel 2012 si sono registrati 110 subingressi a fronte di 90 cessazioni d’attività e nei primi quattro mesi del 2013 sono già 26 i subingressi rispetto a 23 cessazioni d’attività. A questo va associato l’abusivismo. Per aprire basta una semplice Scia – l’acronimo indica: Segnalazione certificata inizio attività – e prima che i controlli (che pure sono serratissimi) arrivino, passa tempo e intanto: tasse, contravvenzioni e rispetto, vanno in cavalleria. La mappa. La più alta concentrazione del fenomeno è ovviamente nel cuore della città. Ma anche nella zona Orientale si sta sviluppando un interesse all’apertura di locali di somministrazione. Non più solo semplici bar, ma anche locali con una offerta più diversificata che cerca di tenere dentro tutto: dalla piccola ristorazione, all’enoteca, all’american bar. Torrione, Pastena, ma anche Mercatello fino ad arrivare al Parco Arbostella e oltre. Con locali che fanno tendenza tanto quanto quelli nel cuore della Movida. I controlli. Forze dell’ordine, esercito, telecamere, vigili urbani e poi l’intensa attività di denuncia del Comitato Centro Storico presieduto da Ermanno Minoliti. «L’ultimo sabato è stato qualcosa di allucinante – denuncia il presidente – con ragazzi ubriachi a fare chiasso fino alle quattro del mattino e auto che in barba alle telecamere della Ztl entrano da via Porta Catena e parcheggiano ovunque». Un rischio, spiega Minoliti «perché quando poi vanno via, ubriachi, sfasciano fioriere e quant’altro». Minoliti la definisce una Movida con «assenze di regole», e si chiede: «La nostra comunità è capace di porre un rimedio?». Per il presidente una delle medicine per curare la vita notturna nel centro storico è quella di avere un presidio fisso di forze dell’ordine: «Lo avevamo fino a qualche tempo fa poi è stato rimosso. Non sarà certamente la soluzione, ma sicuramente potrà essere un deterrente». Il futuro. A tracciare le linee guida fu l’amministrazione comunale con la trovata del Mms, acronimo di Movida Modello Salerno. L’iniziativa lanciata due anni fa fece intendere che l’amministrazione comunale era pronta a spendersi ed ivestire in una proposta integrata tra operatori, imprenditori e Comune. Un episodio bene riuscito ma di cui non si è più avuta alcuna notizia LA CITTA’ DI SALERNO