Facce nuove nel Governo no a Brunetta e alla Gelmini habituè della Costiera amalfitana

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 Facce nuove nel Governo no a Brunetta e alla Gelmini habituè della Costiera amalfitana . Il primo ha casa nella Città della Musica, ed è presidente della Fondazione Ravello, per cui in caso di elezione avrebbe coinvolto in qualche altro modo il locale ex sindaco Secondo Amalfitano (già presidente del Formez 2 ) la seconda in costa d’ Amalfi ha come luogo privilegiato di vacanza Positano. 

Dunque Niente ministri del vecchio governo Berlusconi, solo novità, profilo politico non di primo piano, niente Viminale per il Pdl, resta Annamaria Cancellieri. Sono le prime tracce della squadra di governo che Enrico Letta sta definendo in queste ore, in una trattativa che rimbalza tra il Quirinale, Dallas (dove è Berlusconi), lo stato maggiore del Pd e lo staff di Mario Monti. E che dovrebbe definirsi tra oggi e domani. FACCE NUOVE. Il presidente incaricato Letta avrebbe detto un no ultimativo all’ipotesi di imbarcare ministri del precedente governo di centrodestra. No quindi a Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Mariastella Gelmini. Berlusconi avrebbe proposto in cambio figure come Bruno Ermolli, suo uomo di fiducia, membro del Cda Mediaset e considerato dai media “il lobbista più potente del Nord”. E gradirebbe l’ingresso dell’astro nascente Lara Comi, una pupilla del Cavaliere, molto apprezzata nelle sue apparizioni tv. Per Ermolli il Pdl chiede un ministero di peso, preferibilmente lo Sviluppo (dove si tratta anche di televisioni). Per la Comi il ministero delle pari opportunità. Per il Pd rimane in prima fila la candidatura di Sergio Chiamparino, ex sindaco di Torino, per il delicatissimo ministero del Lavoro dove c’è da gestire il dopo-Fornero. Un volto nuovo sarebbe poi quello di Francesco Boccia, economista e stretto amico di Letta. In pista anche Graziano Delrio per la Gestione Territoriale. Tra le possibili “new entry” va segnalata la montiana Isabella Borletti Buitoni, che potrebbe andare ai Beni Culturali. In quota bersaniani ci sarebbe poi la candidatura di Maria Chiara Carrozza, attualmente rettore della Scuola di Sant’Anna di Pisa. Probabile che alla fine un posto lo trovi anche Dario Franceschini, esponente di prima fila del Pd, forse all’Istruzione. Una conferma invece sarebbe quella di Enzo Moavero Milanesi, titolare uscente del ministero per i rapporti con l’Europa. NIENTE BIG. In queste ultime ore sta tramontando l’idea di nominare ministri di peso come Massimo D’Alema da una parte o Renato Schifani dall’altra. Letta non vuole compagni di viaggio di peso eccessivo, anche per un lavoro meno faticoso di mediazione nell’esecutivo. D’Alema d’altro canto non è popolarissimo nel Pd (ieri Debora Serracchiani ha detto che il suo nome «non aiuta»). E Schifani ha dichiarato che si fa da parte. LE CERTEZZE. Nei ministeri importanti a questo punto le candidature si vanno delineando abbastanza chiaramente. All’Economia resta l’ipotesi principale di Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Bankitalia. Per gli Interni Annamaria Cancellieri, mentre resta il tassello degli Esteri. Se tramonta l’idea di un politico di peso, lì potrebbe finire nientemeno che Giuliano Amato, che gode dell’autorevole sponsorizzazione del presidente Napolitano. Al dicastero per le Riforme andrebbe Gaetano Quagliariello (Pdl), all’Ambiente Ermete Realacci e all’Agricoltura Paolo De Castro, ministro con D’Alema. LA GIUSTIZIA. La casella è delicatissima perché Berlusconi non vuole nemici giurati. Prevale la figura di Luciano Violante, uno dei saggi scelti dal Quirinale. Ma ci sarebbero anche Fernanda Contri e Franco Gallo, presidente della Corte costituzionale. E qualcuno sussurra che, nonostante gli scatoloni pronti, potrebbe rimanere la stessa Paola Severino perché autrice del ddl anti-corruzione che Letta vuole approvare subito. VICE DI LETTA. E’ molto probabile che il nuovo premier sia affiancato da due “guardie” politiche. Angelino Alfano (che potrebbe avere anche la Difesa) per il Pdl e Mario Mauro (in ballottaggio per la Pubblica Amministrazione) per Scelta Civica di Monti. Ma la decisione definitiva è ancora da prendere. Per l’importante poltrona di sottosegretario alla presidenza del consiglio l’orientamento è quello di designare un tecnico di alto profilo. Dopo quello di Antonio Catricalà, circola il nome di Filippo Patroni Griffi, attuale ministro della Pubblica Amministrazione.