SORRENTO ARMI ROTTAMATE PRESCRIZIONE PER I POLIZIOTTI SOTTO PROCESSO

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Prescrizione per i poliziotti sotto processo in penisola sorrentina Rottamazione di armi, arriva la sentenza per i 6 imputati andati alla sbarra con l’accusa di aver commesso irregolarità e illeciti nella procedura di «smaltimento» di due fucili. Per cinque delle sei persone rinviate a giudizio è scattata la prescrizione del reato. Mentre per un altro imputato è giunta l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Sott’accusa finirono quattro agenti di polizia e due cittadini di Piano di Sorrento assistiti dai penalisti Giuseppe Ferraro, Gabriele Di Maio, Salvatore Vitiello, Sergio Rastrelli, Francesco Cappiello e Paola Astarita. Una maxi-inchiesta, partita nel lontano 2004 e portata avanti a tambur battente dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata: già nelle fasi iniziali venne esclusa definitivamente l’ipotesi – sorta invece nelle prime battute dei controlli – che ci fosse una sorta di «traffico» di armi in penisola sorrentina. Il procedimento riguardava un ispettore superiore e un sovrintendente di polizia accusati di falso, un privato cittadino di Piano di Sorrento, accusato di illecita detenzione di una «doppietta» calibro 12, di un ispettore di polizia e di una donna di Piano di Sorrento accusati di concorso in «falso per soppressione» per aver – secondo l’accusa del pm – falsamente attestato in un verbale di consegna che due fucili erano stati spontaneamente consegnati per la rottamazione, mentre erano stati precedentemente sequestrati dalla polizia. Nel luglio del 2006 arrivò la decisione del giudice per l’udienza preliminare, Marcello Rescigno, che sancì come in penisola sorrentina non esistesse alcun mercato nero delle armi gestito dall’interno del commissariato di polizia di Sorrento. Il verdetto arrivò al termine dell’udienza gup per il caso delle armi «irregolarmente rottamate» presso il commissariato sorrentino e poi – in alcuni casi – finite in possesso di privati cittadini della costiera invece che nelle officine dell’esercito, per essere smontate. La Procura Generale non intese effettuare alcuna impugnazione rispetto ai proscioglimenti decisi mesi prima. Dopo l’udienza gup, furono rinviate a giudizio 5 persone cui si aggiunse un ispettore, finito sotto accusa per omessa denuncia: in fase di indagini preliminari, molta attenzione fu data proprio alle relazioni dell’agente. Cadde quindi definitivamente il teorema accusatorio secondo il quale le «false rottamazioni» venivano messe in atto per appropriarsi di armi da destinare, in parte, alla vendita. Insomma: al di là delle presunte irregolarità anche di carattere amministrativo, da parte degli imputati, non vi fu la volontà di mettere in moto alcun meccanismo per «approvvigionare» di armi una sorta di mercato nero in penisola sorrentina. Tutto era iniziato dopo l’estate del 2004 quando, dopo di una serie di verifiche amministrative interne al commissariato di Sorrento, erano emerse alcune irregolarità nella gestione della «rottamazione» delle armi. Una segnalazione era partita dallo stesso commissariato, evidenziando che qualcosa «non andava». Ed era scattata un’inchiesta interna. Poi erano entrati in scena anche gli «affari interni» della Questura. Poi era entrata in scena la Procura. Quindi le richieste di rinvio a giudizio, la decisione del gup, il processo e la sentenza. Fonte Salvatore Dare Metropolis