Crisi dei lavoratori marittimi, come uscirne?

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di Salvatore Caccaviello

In un periodo di forte crisi come quello attuale, il mare, sopratutto dalle nostre parti, potrebbe ritornare ad essere una buona alternativa di lavoro. La penisola sorrentina per secoli ha offerto mano d’opera specializzata ed in particolare l’Istituto Tecnico Nautico”Nino Bixio” è stato una fucìna per nuovi Ufficiali e Comandanti che da sempre si fanno onore a bordo delle navi delle più famose flotte del mondo. Tuttavia, nonostante la forte vocazione marinara, molte sono le difficoltà che stanno affrontando, in questo periodo, i nostri marittimi, nel reperire richieste di imbarco. Infatti, capita sempre più di frequente ,che  seppure altamente specializzati, molti di essi sono costretti ad archiviare una professione che dalla notte dei tempi è stata il perno dell’economia della penisola sorrentina. Se si esclude le società italiane, dedite al cabotaggio, collegamenti  sia costieri che con le isole maggiori, tra mille difficoltà riescono ancora a mantenere attivi ruoli coperti dai nostri marittimi, la marineria italiana si presenta in totale disfacimento. Un fenomeno al quale incredibilmente tutte le associazioni e sindacati di categoria sembrano stiano assistendo passivamente.  L’Italia, con i suoi 7 mila chilometri di costa oltre ad essere un grande importatore di materie prime ed esportatore di manufatti,occupa con 255 milioni di tonnellate di merci il  primo posto nell’import- export marittimo dell’Unione Europea. Ebbene nonostante dati più che lusinghieri, sulle navi battenti bandiera italiana, è quasi scomparsa la presenza dei nostri marittimi . Addirittura è lasciato intendere che le nostre compagnie di navigazione siano costrette a ricorrere a personale marittimo straniero, per lo più extracomunitario, per sopperire alla penuria di marittimi italiani. – Tale incredibile situazione è una conseguenza della legge n. 88 del 6 marzo 2001 ( voluta da Bersani) e precisamente il comma dell’art. 5 , il quale abrogando di fatto il comma 2 dell’art. 318 del codice della navigazione, consente alle navi battenti bandiera italiana , attraverso “accordi collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori ” di assumere lavoratori stranieri. Tale facoltà, come era prevedibile viene sfruttata a pieno dalle compagnie di bandiera italiana,che di fatto assumono marittimi extracomunitari con compensi molto più bassi. Sempre più spesso sulle navi appartenenti al doppio Registro italiano, gli extracomunitari coprono tutti i ruoli, dal marinaio all’ufficiale e persino il comandante mentre sono quasi totalmente scomparsi i marittimi italiani. Basterebbe , che il nuovo governo abrogasse il comma 1 dell ‘art. 5 e di fatto ripristinare al completo l’articolo 318 del codice della navigazione, per ricreare migliaia di posti di lavoro. Bisogna a tutti i costi che le associazioni di categoria si facciano sentire appena il nuovo governo sarà insediato in quanto il lavoro del marittimo italiano oltre a rappresentare una forte risorsa per i nostri giovani,dato la tradizione e l’alta professionalità, non può assolutamente essere mortificato in tal modo. Ci riusciranno? 24 aprile 2013 – salvatorecaccaviello positanonews.