Capri. Sessant´anni fa la prima, ed unica, corsa di auto

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Sessant’anni. Esattamente sessant’anni sono passati dalla prima e unica corsa automobilistica a Capri. All’epoca l’Italia era governata da Pella, il Napoli di Monzeglio quella domenica gioco’ al Vomero contro il Torino di Miconi e vinse 3-0 con gol di Vitali, Pesaola e Jeppson. Tutto mentre sull’isola azzurra fervevano i preparativi per ”La Prima Coppa dell’Isola”, che venne cosi’ definita forse con la pretesa di non restare l’unica, anche se non venne mai piu’ ripetuta. E’ una storia fatta di aneddoti singolari, retroscena curiosi e piloti in gara dai nomi che ritorneranno anche negli anni a seguire. A ricostruirla e’ il giornalista Sergio Troise che, nel corso di alcune ricerche sul Gran Premio Napoli di Formula 1, ha scoperto che, negli anni Cinquanta, anche l’isola di Capri, nota a tutti per le sue bellezze paesaggistiche che ogni anno attirano migliaia di turisti, era stata protagonista di un evento a quattro ruote. Le ricerche dell’autore sono partite nel 2010, con non poche difficolta’, ”bisognava riscoprire la cronaca, recuperare l’elenco degli iscritti, ricomporre l’ordine d’arrivo, ritrovare qualche fotografia. Ma anche sull’isola, dove l’evento del 1953 venne prima accolto con entusiasmo e poi boicottato, nessuno ne sapeva nulla. A partire dal vice sindaco di Capri, Marino Lembo, che confermando la sua passione per la storia dell’isola confesso’ di non averne mai sentito parlare. Evento sconosciuto anche per l’Istituto Cerio, l’Hotel Quisisana e il Cesare Augusto, dove vennero ospitati i piloti dell’epoca. Vuoti gli archivi fotografici, scarne le collezioni private. Nonostante tutto, pero’, alla fine l’autore e’ riuscito sapientemente a ricostruire la storia di quell’evento cosi’ singolare da essere irripetibile. E ne parla nel suo libro ‘Capri Grand Prix’ (Paparo Editore), presentato oggi al Quisisana nell’ambito di una tre giorni organizzata sull’Isola per rievocare l’unico evento su quattro ruote che si sia mai svolto a Capri. Troise racconta l’evento, svoltosi il 19 aprile 1953, giusto 60 anni fa, in 48 pagine scritte in puro stile giornalistico. A volere la gara il marchese Francesco Caravita principe di Sirignano (per tutti Pupetto), all’epoca presidente dell’Azienda di Cura Soggiorno e Turismo dell’isola. Vincitore fu suo nipote, Bubi Leonetti, diciottenne esordiente senza licenza per pilotare ma per il quale i giudici chiusero un occhio. Secondo fu Luigi Bellucci, uno dei grandi nomi dell’automobilismo napoletano. Tra i partecipanti anche il conte Pier Francesco Calvi di Bergolo, nipote del re Vittorio Emanuele III; Maria Teresa de Filippis, futura prima donna della Formula 1, e suo fratello Giuseppe. Per l’occasione venne trasformato in auto da corsa un taxi che fino a qualche giorno prima aveva portato in giro per l’isola re Faruk d’Egitto. E non mancarono i colpi di scena: un cavallo imbizzarrito taglio’ la strada ad Alberto Staiano, uno dei due capresi in gara (l’altro fu Salvatore De Martino), al volante dell’auto che era appartenuta a Edwin Cerio. L’evento si svolse, con la formula della cronoscalata, su un percorso in salita di 3,8 chilometri, con partenza da Marina Piccola, all’altezza della Canzone del Mare, e arrivo all’ingresso di Anacapri, all’altezza della statua della Madonna di Lourdes, dove venne allestito un palco con foglie d’alloro, una strada che Curzio Malaparte defini’ ”Scala Celeste”. Da un punto di vista tecnico, invece, l’organizzazione fu affidata all’Automobile Club Napoli, all’epoca presieduto da Tommaso Astarita e diretto da Franz Amalfitano. L’ACI, all’epoca, organizzava anche il Gran Premio di Formula 1 a Posillipo e gare in salita gloriose come la Targa Vesuvio, la Sorrento Sant’Agata, la Agnano-Cappella de’ Cangiani. Direttore di corsa fu l’ex pilota Fritz Caflisch. Capo dei cronometristi Aurelio Dalla Vecchia, il padre di Pippo, attuale presidente del comitato promotore Grande Vela e numero uno del circolo Savoia. Le auto iscritte alla gara arrivarono sull’isola a bordo di una nave messa a disposizione dalla Marina Militare, grazie all’interessamento dell’ammiraglio Massimo Girosi. (Ansa)