Napolitano rieletto al Colle, storico bis –

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Napolitano rieletto al Colle, storico bis

C’è anche ipotesi Enrico Letta. Bindi: ‘Grande stima per lui, ma non è ora il momento’. Zaia: ‘Finita paralisi imbarazzante parlamento, subito incarico governo larghe intese’

21 aprile, 12:16

La rielezione di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica, per il governatore del Veneto Luca Zaia, Grande Elettore, rappresenta oggi “l’unica opportunità che abbiamo di poter vedere subito incaricato un presidente del Consiglio per un governo di larghe intese”. “Il consenso che ha avuto Napolitano – ha aggiunto Zaia – è un assoluto mandato a dare vita ad un governo di larghe intese che dovrà trovare la stessa fiducia in Parlamento perché non c’é piu tempo”. “La grande investitura ottenuta da Napolitano ci pone di fronte ad un presidente che non è più a fine mandato e che ha una nuova totale autorevolezza derivante dall’essere a inizio mandato”. Zaia ha quindi evidenziato che il Veneto “ha bisogno di un governo, ha bisogno dei riferimenti nazionali. Temi come quelli della disoccupazione, anche giovanile, degli ammortizzatori sociali, dei suicidi tra gli imprenditori, del sociale, della ripresa economica, delle infrastrutture, possono essere solo risolti con un colpo di reni. Mi auguro, conoscendo Napolitano, che si faccia presto magari mutuando il modello tedesco o quello olandese, dove nei momenti di crisi economica e storica avversari politici di maggioranza e opposizione hanno saputo mettersi assieme sulla base di un’agenda di governo ponendo al primo posto il benessere dei cittadini”.

“L’elezione di ieri di Giorgio Napolitano è stata l’unica strada possibile per uscire da una paralisi imbarazzante del Parlamento”, ha aggiunto Zaia.

“Ho grande stima di Enrico Letta e credo che sarebbe molto capace, ma non è certo questo il momento”. Lo ha detto Rosy Biondi rispondendo alla domanda di Maria Latella su Skytg24 sulla possibilità di Enrico letta a Palazzo Chigi.

di Federico Garimberti – I partiti si arrendono allo stallo politico istituzionale e si inchinano a ‘Re Giorgio’, incoronandolo per la seconda volta capo dello Stato tra gli applausi dell’emiciclo mentre i 5 stelle tacciono e fuori dalla Camera scatenano la piazza. Un bis per il capo dello Stato non é mai successo nella storia Repubblicana. Ad opporsi alla sua rielezione Sinistra e Libertà (con una mossa che sembra preludere il divorzio dal Pd) e il Movimento Cinque Stelle che si ritrovano uniti nel voto per Stefano Rodotà.

Ma alla fine, Napolitano incassa 738 voti, mentre il costituzionalista con 217 preferenze, prende appena una decina di schede in più della somma di Sel e M5S.

La reazione di Beppe Grillo non si fa attendere ed è furiosa: chiama a raccolta a Roma “milioni” di cittadini per protestare contro quello che non esita a definire un “colpo di stato”. Parole che attirano la reprimenda di tutti i partiti e costringono i presidenti delle Camere e persino Vendola a prendere una netta posizione critica che inducono l’ex comico a “frenare”.

La candidatura di Napolitano nasce in nottata, sulle ceneri del Pd, per superare l’impasse in cui il partito di Pier Luigi Bersani si è cacciato dopo aver bruciato i nomi di Marini e Prodi, entrambi impallinati dal fuoco amico dei franchi tiratori. Il segretario capisce che un nuovo candidato democrat andrebbe a sbattere. E anche un ‘papa straniero’ non sopravviverebbe alle forche caudine di un partito balcanizzato. E così sale al Colle, implorando il capo dello Stato ad accettare di candidarsi per un ‘bis’. Ipotesi che anche Matteo Renzi, tornato a Firenze, benedice con un tweet. Poco dopo Bersani, a varcare il portone del Quirinale è Silvio Berlusconi, insieme a Gianni Letta ed Angelino Alfano. Il Cavaliere lo esorta ad accettare, sottolineando che solo il suo nome può tenere unito un Pd sull’orlo della frantumazione, ma con numeri tali in Parlamento da prolungare lo stallo. Napolitano non scioglie subito la riserva, ma pone subito una condizione che, in estrema sintesi, suona così: se accetto, si fa quello che dico io. Anche Mario Monti sale al Colle. Il professore, che fino a poco prima continuava a perorare la candidatura di Anna Maria Cancellieri, ritenendo in cuor suo la permanenza di Napolitano una “sconfitta della politica”, capisce che non può perdere il ‘treno Napolitano’. Al premier seguono i governatori delle Regioni (tra loro il leghista Roberto Maroni che, insieme alla Lega, dà via libera alla rielezione), mentre al Colle arrivavano le calde sollecitazioni dalle forze sociali e dalla società civile. Il presidente della Repubblica si prende qualche ora per riflettere. Oltre alla stanchezza, pesa il fatto di aver sempre sostenuto che il settennato è concepito per rimanere tale. Ma alla fine accetta, spiegando di non potersi “sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la Nazione”, ma al contempo ammonendo: “Confido che corrisponda un’analoga collettiva assunzione di responsabilità”. Parole dirette ai partiti, ai quali il capo dello Stato fa chiaramente capire di voler formare un governo il prima possibile. Circostanza non scontata: sulla carta i numeri ottenuti sembrano rassicuranti. Ma in tanti si chiedono se il Pd terrà alla prova di una fiducia in Aula ad un governo con il Cavaliere. Perché al di là delle formule (di scopo, del presidente, delle larghe intese) l’Esecutivo che Napolitano ha in mente prevede la partecipazione di tutte le forze responsabili per fare le riforme necessarie al Paese. Quelle istituzionali ed economiche, sulla falsariga del lavoro dei ‘saggi’ da lui stesso nominati. Il toto-premier è già cominciato: i nomi più gettonati sono quelli di Giuliano Amato (già considerato da Napolitano un ottimo candidato per il Colle) ed Enrico Letta. Ma nessuno si spinge a prevedere che grado di connotazione politica vorrà dare al ‘suo’ governo. “Avrò modo di dire quali sono i termini con cui ho accolto l’appello ad assumere di nuovo la carica di presidente”, si limita a dire Napolitano, che lunedì giurerà e pronuncerà il discorso di insediamento di fronte al Parlamento in seduta comune.

AMMIRAZIONE OBAMA,’LEADER STRAORDINARIO’ – “Un leader straordinario”: Barack Obama rinnova la sua profonda stima per Giorgio Napolitano, esprimendo “ammirazione per la sua decisione di servire ancora una volta il popolo italiano come presidente”. E si congratula anche con la scelta fatta dal Parlamento italiano, considerata quella giusta. “Con lui abbiamo la garanzia che Stati Uniti e Italia andranno avanti insieme nell’affrontare le sfide dei nostri tempi”, aggiunge l’inquilino della Casa Bianca. La notizia della storica rielezione viene accolta con soddisfazione in tutta l’America, a Washington come a Wall Street. Non è un segreto che ‘Re Giorgio’ – come lo aveva ribattezzato tempo fa il New York Times tessendone le lodi – viene tenuto in altissima considerazione, sia dalla politica, sia dagli investitori, terrorizzati dalla prospettiva che l’Italia possa scivolare nel baratro della crisi, trascinando dietro di sé l’Europa e l’intera economia mondiale.
Oltreoceano, quindi, non si trascura l’enorme importanza di avere di nuovo come interlocutore Napolitano: uno che agli aocchi degli americani viene visto come garanzia di continuità nei rapporti tra Italia e Stati Uniti, come sottolineato dallo steso Obama nella nota diffusa per rendere omaggio alla rielezione senza precedenti del capo dello Stato italiano. Viene considerato una personalità di altissimo profilo e di grande esperienza, in grado di evitare “il caos” totale della politica italiana. Tante, dunque, le speranze in lui riposte. A partire dalla necessità di rompere lo stallo che sta paralizzando il Paese: evitando che si vada subito a nuove elezioni – il cui esito sarebbe ancora incerto – e promuovendo finalmente la formazione di un governo che sia in grado di fare almeno le quattro-cinque riforme che risollevino un’Italia in recessione e in confusione. A Washington si guarda con attenzione, ma anche con apprensione alla possibilità che nasca una “grande coalizione” – come scrivono Wall Street Journal e New York Times. Un’alleanza tra i due più importanti partiti di centrodestra e centrosinistra – secondo gli osservatori Usa – potrebbe far uscire l’Italia dalle sabbie mobili. Ma che allo stesso tempo potrebbe alimentare ancor di più l’instabilità, se dovessero persistere le divisioni tra le forze interessate. Senza contare poi l’incognita Grillo, che negli States viene osservato con curiosità mista a preoccupazione. E’ proprio qui che in America si spera possa incidere Napolitano: rianimare con la sua “leadership straordinaria” quello spirito di unità nazionale necessario, fondamentale nei momenti più difficili di un Paese. Per gli Stati Uniti l’Italia é un alleato troppo importante. E ‘Re Giorgio’ rappresenta una garanzia che resti anche un alleato affidabile.

NAPOLITANO AL LAVORO, AGGREDISCE SETTIMANA DI FUOCO di Fabrizio Finzi – Non avra’ bisogno di alcun rodaggio il nuovo presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano infatti e’ la persona piu’ adatta a prendere subito in mano il pallino del gioco. In pochissimi giorni infatti si trovera’ a dover affrontare – con la massima urgenza visto che sie’ votato quasi due mesi fa – la grana del nuovo Governo. Si annuncia una settimana di fuoco per re Giorgio che grazie al fatto di essere ancora nella pienezza dei suoi poteri potra’ velocizzare notevolmente tutte le procedure necessarie per entrare nella funzionalita’ dei suoi uffici.
L’obiettivo e’ quello di chiudere il capitolo governo entro festivita’ del 25 aprile, anche perche’ a ruota segue quella del primo maggio. Cerchiamo di fare un po’ d’ordine sulla tempistica e le procedure: nell’ottica dell’urgenza potrebbe chiedere di pronunciare il proprio discorso alle Camere gia’ lunedi’ 22 aprile. Considerando che Napolitano non dovra’ perdere tempo per ricostruire la squadra dei suoi piu’ stretti collaboratori, diventa probabile che’ gia’ lunedi’ 22 aprile, o piu’probabilmente martedi’ 23, possa essere pronto ad aprire le consultazioni. Cioe’ a due mesi dal voto del 24 febbraio. Inevitabili appaiono infatti nuovi consultazioni per sondare le forze politiche e i loro orientamenti dopo aver sgombrato il campo dal macigno del voto per il Colle. Andare oltre questa data significherebbe inoltre rendere impossibili le elezioni a giugno, come alcuni vorrebbero.
Le cerimonie previste per l’insediamento di un presidente della Repubblica non sono poche. Lo schema infatti e’ rimasto sostanzialmente immutato dal 1948. Con tutta probabilita’ in questa occasione speciale, cioe’ il primo bis presidenziale nella storia della repubblica, Napolitano tagliera’ tutto il tagliabile. Nei casi normali del passato il cerimoniale era questo: proclamato l’esito positivo della votazione, secondo la prassi il presidente della Camera si recava dall’eletto per consegnargli il verbale dell’avvenuta elezione. Per il giuramento, di solito l’aula della Camera veniva addobbata con 21 grandi bandiere e con drappi rossi ornati d’oro. Il nuovo presidente arrivava a Montecitorio accompagnato dal segretario generale della Camera. Dal momento in cui lasciava la sua abitazione la campana piu’ grande di Montecitorio cominciava a suonare per smettere solo quando il nuovo presidente entrava nell’atrio della Camera. Nel momento preciso in cui verra’ pronunciata la formula del giuramento dal Gianicolo vengono sparati 21 colpi di cannone a salve. Dopo il giuramento di fedelta’ alla Costituzione il presidente pronuncia il messaggio alla nazione. Quindi si sposta all’Altare della Patria a deporre una corona di fiori al milite ignoto. Poi, finalmente, al Quirinale per il passaggio delle consegne e l’insediamento ufficiale. Il passaggio da Montecitorio al Quirinale avviene a bordo di una Lancia Flaminia convertibile 335 scortata dal Corpo dei Corazzieri e in compagnia del Presidente del Consiglio incarica.

Fonte: ANSA 21 aprile, 12:16

Inserito da Alberto Del Grosso