LA SALERNITANA BATTE IL FONDI PER 5-1 E´ C1 PAGELLE FOTO VIDEO

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LA SALERNITANA BATTE IL FONDI PER 5-1 E´ C1 PAGELLE FOTO VIDEO

 

Un fiume granata ‘invade’ il Purificato Erano oltre 1200 i supporters granata da Salerno presenti ieri pomeriggio a Fondi. La torcida della Salernitana ha sostenuto con passione ed intensità la propria squadra per poi far festa dopo il 90esimo 

Dazzi 6,5. A tratti, a risultato prematuramente archiviato, la difesa si rilassa, lasciando sfilare gli attaccanti del Fondi. Lui invece no. Almeno tre parate importanti. Sempre pronto.

Luciani 6,5. Comincia affondando spesso sulla fascia destra. Quando non ce n’è più bisogno si limita a contenere senza mai andare in affanno.

Tuia 6. Gli avversari non gli danno grosse noie, lui controlla la sua zona con ordine. Dal 23’ st Chirieletti s.v. Molinari 7. Il gol, svettando in alto di testa in area avversaria, è il sigillo all’ennesima grande prova del baluardo della difesa granata. Una roccia.

Piva 6,5. Copre, spinge, crossa. Una partita di grande qualità e sostanza sull’out mancino. Montervino 6. Come tutta la diga di centrocampo, fa un lavoro oscuro – perché il clou del gioco si sviluppa più avanti – ma molto efficace.

Perpetuini 6. Tanta quantità, molti palloni recuperati. Non ce n’è per il Fondi lì nel mezzo.

Mancini 6. Gioca meno di metà gara gestendo l’ordinario. Lo fa fuori una distorsione alla caviglia. Dal 38’ pt Capua 6. Non ha i numeri geniali di Mancini ma non fa mancare corsa e generosità.

Mounard 6. Serve un doppio assist e si conferma uno dei protagonisti di questo rush finale di stagione.

Ginestra 7,5. Due gol da specialità della casa: punizione a giro e incornata di potenza. C’è tutto il «cobra» in questa partita che – di fatto – dura 19 minuti! Dal 25’ st Adeleke s.v.

Guazzo 6,5. Cerca la rete con un’ostinazione che a tratti diventa ossessione. Alla fine la trova. E se la merita tutta.

All. Perrone 7. Temeva cali di concentrazione. Ha anche alzato la voce per scongiurarli. La risposta dei suoi, in campo, ha fugato ogni dubbio. E ora si gode l’attesa della promozione. Standosene lì, discretamente, però pure beatamente, sull’uscio della storia. (dar.cio.)

 

La doppietta del bomber, le reti di Molinari e Guazzo e un autogol decidono un testa-coda senza storia

 

Buona domenica, passata in casa ad aspettare. Proprio come quella di Venditti. La Salernitana attenderà fiduciosa, senza neanche dannarsi troppo l’anima. Il suo, del resto, la capolista l’ha fatto in pieno nell’anticipo di Fondi, seppellendo sotto cinque gol quel che restava d’un avversario già retrocesso e lasciando a Chieti-Vigor Lamezia di oggi il compito di decidere il destino d’una promozione ch’è ormai legge «passata», approvata e solo in attesa di pubblicazione su Gazzetta ufficiale.

Se non vincono i teatini, alle cinque del pomeriggio, Salerno potrà darsi alla festa. Come ha cominciato a far ieri sul lungomare di Formia, dove alle luci del tramonto una carovana granata ha improvvisato caroselli e paralizzato per un po’ il traffico della città del litorale laziale. Per la Salernitana è stato come giocare all’Arechi, nel piccolo stadio Purificato. Erano quasi 1500 i tifosi del cavalluccio marino. Testimoni d’una scala reale impietosa, perché palese era il divario tecnico (oltre che di motivazioni) tra due squadre imparagonabili. Carlo Perrone, in principio, non aveva nascosto le sue paure. Aveva visto una squadra «molle », in settimana. Sbadata. Deconcentrata. E aveva avvisato tutti: «Chi si siede è un mezzo giocatore».

Capolista e dominatrice del campionato non per caso, la formazione granata ha confermato d’aver calciatori veri. Che questo testa-coda fuori da ogni palinsesto dei bookmakers, perché dall’esito evidentemente troppo scontato, l’hanno aggredito sin dal primo respiro. Un approccio grintoso, «affamato», tremendo per l’equilibrio del match. Guazzo (3’) s’è mangiato un gol che pareva già fatto, allargando troppo un diagonale, così è toccato a Ginestra fare il killer di turno. Una punizione a giro da spavento, che ha tolto le ragnatele dall’incrocio (‘9), e poi un gran colpo di testa su corner di Piva (19’): uno-due da specialità della casa per il «cobra », ora a quota 16 gol (il muro dei 20 non è irraggiungibile), e partita «uccisa» nella culla. Sereni, lucidi, padroni di se stessi e del campo, i granata hanno gestito senza mai sbandare (e nelle rare occasioni in cui la difesa ha fatto sfilare gli attaccanti di Fratena è stato sempre reattivo Dazzi). Una distorsione alla caviglia ha fatto fuori Mancini prima dell’intervallo (dentro Capua), ma la Salernitana nella ripresa ha comunque passeggiato sul velluto. Molinari (17’) ha calato il tris con un’incornata di prepotenza, e poco dopo ha spezzato una personalissima maledizione anche Guazzo. «Il principe» c’aveva provato almeno tre volte, senza fortuna.

A metà del secondo tempo ha dribblato portiere e destino, raccogliendo l’assist in corridoio di Ginestra, per fare 4-0. Cannibale sino a un certo punto, la capolista s’è fatta bucare da un’incursione di Romano (4-1 alla mezzora), salvo poi allungare ancora per una sciagurata chiusura difensiva di Marotta (41’) che ha messo il pallone alle spalle del suo stesso portiere. Accademia, comunque. Perché di partita non ce n’è stata, né poteva essercene per come e quanto la Salernitana ha imposto i suoi valori, la sua voglia di metter il punto esclamativo su una cavalcata da consegnar alla storia. Ha «fame», attributi e coraggio questa squadra che non s’è accontentata di vincere, ma ha stravinto un campionato che la incoronerà a breve. Forse già tra qualche ora, se la Vigor Lamezia bloccherà il Chieti. Viceversa tra sette giorni, contro il Poggibonsi, in un Arechi che non avrà soltanto il nome, ma pure il colpo d’occhio principesco. Per la gioia di Claudio Lotito, stranamente assente a Fondi. Sfuggito agli occhi dei più, in rappresentanza della proprietà ieri c’era Mezzaroma, ma non Marco, bensì il papà Gianni. Sì, il «capostipite», colui che nel luglio del 2011 firmò materialmente l’incartamento che arrivò in busta chiusa a Palazzo di Città, e che il Comune di Salerno e i salernitani preferirono ad altre sei proposte per far rinascere il calcio sulle ceneri del fallimento sportivo (e di lì a poco anche giudiziario) della società granata di Antonio Lombardi. E’ storia di neppure due anni fa. Anche se sembra trascorsa una vita. E di mezzo ci son state Fiuggi e Arzachena, Selargius e Genzano, Villacidro e Umbertide, ma pure Mugnano e Gavorrano, fino a Fondi. Città, ma soprattutto campi mai conosciuti in passato, tappe obbligate d’un percorso di redenzione. Ormai quasi compiuto. Che ha riportato la Salernitana in Prima divisione, dov’era prima di sprofondare (senza retrocedere) nella polvere del dilettantismo. Accadrà oggi o tra sette giorni, è soltanto un semplice dettaglio. Che dolcissima attesa…

fonte:metropolisweb

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