Allarme arsenico nell´acqua a Viterbo Iss: valori oltre la norma in bambini e 16 Comuni. A rischio la catena alimentare

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Il Codacons chiede la chiusura degli esercizi commerciali del viterbese che usano acqua contaminata ma avvia in favore di questi una class action contro ministero e Regione Lazio fino a un massimo di un milione di euro ad attività commerciale Nei cittadini di Viterbo e 16 comuni del Viterbese, interessati dall’emergenza arsenico nell’acqua, la concentrazione della sostanza nell’organismo e’ oltre il doppio rispetto a quella nella popolazione generale. Maggiori concentrazioni sono state rilevate anche nei bambini. Questi i dati dello studio dell’Iss sul rischio a Latina, Roma e Viterbo. Lo scorso 31 dicembre 2012 è scaduta la terza deroga europea che consentiva di erogare acqua con livelli di arsenico superiori a dieci microgrammi per litro. I nuovi dati sono in via di pubblicazione su riviste scientifiche. Le analisi sono state condotte su campioni di unghie e urine di 269 soggetti sani (da 1 a 88 anni di eta’) residenti nelle aree a rischio. Nei viterbesi, la concentrazione della sostanza nelle unghie e’ risultata pari a 200 nanogrammi per grammo contro gli 82 nanogrammi di un gruppo di controllo nella popolazione generale. Per l’Oms l’arsenico e’ un elemento cancerogeno per il quale l’Ue ha disposto gia’ dal 2001 precisi limiti. Nei comuni del Lazio interessati dall’emergenza arsenico nell’acqua, a rischio e’ pure la catena alimentare. Concentrazioni di arsenico superiori ai livelli consentiti sono state infatti rilevate, ad esempio, nel pane prodotto nell’area del viterbese. Lo dimostrano, secondo quanto si apprende, gli ultimi dati dello studio per valutare l’esposizione all’arsenico nelle aree a rischio condotto dall’Iss con la collaborazione dell’ Ordini dei medici. “No agli allarmismi: ora ci sono i dati per intervenire in maniera adeguata ed equilibrata”. Così il ricercatore dell’Istituto superiore di Sanità (Iss) Francesco Cubadda, responsabile dello studio, che è “la dimostrazione – rileva Cubadda – che il sistema si è attivato per condurre ricerche mirate per caratterizzare il rischio della popolazione, condizione essenziale per l’adozione di misure di tutela sanitaria adeguate ed equilibrate”. In termini di valutazione del rischio comunque, precisa l’esperto, “bisogna sottolineare che ‘esposizione’ non equivale automaticamente a ‘rischio per la salute’, poiché vi è ancora incertezza sull’esistenza o meno di effetti dell’arsenico inorganico ai livelli espositivi misurati nelle province del Lazio interessate dallo studio”. “Adesso, con questi risultati – conclude Cubadda – abbiamo un riferimento rispetto al quale possiamo valutare l’efficacia nel tempo degli interventi che sono stati già intrapresi e di quelli che seguiranno, volti a ridurre l’esposizione all’arsenico inorganico”. SINDACO CAPRANICA, PER AIUTI CI SIAMO INDEBITATI – “Qui si fanno le file alle casette dell’acqua come nel dopoguerra. E si distribuiscono i ‘buoni’ acqua come un tempo le ‘tessere del pane’. E intanto il Comune si è indebitato per aiutare bambini, anziani e donne incinte”. A parlare è Angelo Cappelli, sindaco di Capranica, uno dei Comuni con concentrazioni di arsenico più elevate di tutta la provincia di Viterbo: è a quota 43 microgrammi per litro quando il limite consentito è 10. Capranica conta circa 7.000 abitanti, questo territorio avrebbe bisogno di due impianti di derasenificazione ma nessuno è ancora funzionante. NELLA TUSCIA 40 COMUNI ‘FUORILEGGE’ – Nella provincia di Viterbo in 40 comuni -su 60 in totale- sono in vigore dal primo gennaio specifiche ordinanze per combattere il problema arsenico: i sindaci in pratica hanno dichiarato la non potabilità dell’acqua. In base alle ordinanze in vigore gli unici utilizzi consentiti sono il lavaggio di indumenti, stoviglie e ambienti, scarico water e impianti di riscaldamento. Vietato bere, cuocere, preparare alimenti e bevande, perfino lavarsi i denti. Non consentito fare la doccia nel caso in cui si abbiano patologie cutanee. Anche se il quadro è migliorato rispetto al 2009, rileva l’Istituto Superiore di Sanità, quando ‘a rischio’ per l’emergenza arsenico nell’acqua erano 90 Comuni del Lazio per un totale di 854.000 abitanti, oggi la situazione resta ancora di emergenza per 50 comuni complessivamente (45 della provincia di Viterbo e 5 di Roma con un totale di 260mila residenti). Bar, ristoranti, pasticcerie e chiunque lavori con l’acqua avrebbero dovuto già dotarsi di un impianto del costo di circa 20.000 euro, ma non tutti hanno potuto permetterselo. A Ronciglione e Caprarola, che si affacciano sul lago di Vico, una delle fonti dell’approvvigionamento idrico, al problema dell’arsenico si aggiunge quello dell’alga rossa che prolifera nel lago e rilascia tossine pericolose per la salute. ANSA