VICO EQUENSE LAVORI ALLA RAFFAELE BOSCO CONDANNATO IL SEGRETARIO SALVATO

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 Lavori irregolari lungo via Raffaele Bosco, via Atigliana e via Cirignano, c’è la sentenza per il processo che ha visto imputati due dipendenti del Comune di Vico Equense e il segretario dell’ente. Persone coinvolte – a vario titolo – per abuso d’ufficio, falso ideologico e violazione delle leggi urbanistiche. Assolti sia Francesco Saverio Iovino che Giovanni D’Angiolo, condannato invece a un anno Luigi Salvato. Il pm aveva chiesto condanne severe per i tre: quattro anni per il segretario e Iovino, un anno per D’Angiolo. La vicenda riguarda l’inchiesta, partita nel 2009, sui lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’arteria di collegamento tra il centro di Vico Equense e le tredici frazioni collinari, la Raffaele Bosco, oggetto – tra l’altro – anche di numerose interrogazioni, interpellanze e segnalazioni alla Procura da parte delle forze di opposizione dell’epoca. E di altre due strade delle frazioni collinari, via Atigliana e via Cirignano. Oggetto, secondo le accuse, di interventi in parte non autorizzati dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali, e, per la cui realizzazione, in alcuni casi erano state violate le normative urbanistiche ed erano state effettuate delle cessioni di terreno da parte dei proprietari risultate false. Il segretario del Comune, ascoltato a novembre nel corso del processo, aveva dichiarato ai giudici di non aver avuto «alcun ruolo nelle vicende di via Atigliana e via Bosco, risalenti al 2004. Sono arrivato al Comune di Vico nell’ottobre del 2005, nel periodo del commissariamento del prefetto Pasquale Manzo – disse Salvato -. Quando poi ci furono le elezioni, venni confermato e il sindaco Cinque mi delegò al perfezionamento degli atti di cessione delle particelle di terreno interessate dai lavori di via Cirignano. Si trattava di confermare gli atti preliminari, che dovevano diventare definitivi. In pratica mi sostituii al dirigente D’Angiolo, che essendo stato nominato dal commissario prefettizio, non lavorava più al Comune, e aveva lasciato in sospeso alcune delle procedure, otto in tutto. Due delle quali, in pratica, non si concretizzarono mai, sia perché, in un caso, era stata indicata per errore una striscia di terreno non interessata dai lavori, sia perché, nell’altro caso, a un certo punto erano finiti i fondi e non era stato possibile liquidare il proprietario e quindi perfezionare l’atto. Negli altri sei casi, tre dei proprietari vennero al Comune e io, ad ulteriore garanzia, mi occupai di far firmare nuovamente loro tutti gli atti. Negli altri casi, fu necessario andare a domicilio, in quanto si trattava di persone anziane, malate, che non erano in grado evidentemente di muoversi. Fu per questo che chiesi al sindaco Cinque di accompagnarmi sul posto, che non conoscevo e non sapevo neanche come raggiungere. Cosa che lui fece, e ottenemmo altre due delle firme mancanti. Ricordo anzi che dovette lui stesso aiutare i due a firmare, accompagnando la loro mano, viste le condizioni di salute. Credo sia per questo che alla successive perizie grafologiche possano essere sorti dei problemi». Fonte Metropolis