PIANO DI SORRENTO . L´ORA DEL THE CON IL TEA TESTER CON GIUSTINO CATALANO VIDEO

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Piano di Sorrento penisola sorrentina  In Villa Fondi,mercoledì 12 aprile 2013 alle 17.15, il the è pronto. Pronto per essere degustato, prima ancora preparato e poi servito, sotto i consigli di un esperto: Giustino Catalano

 

Educatore del Gusto, Tea Tester professionista, Fiduciario e Docente Slow Food e Formatore Orti e MIUR. Responsabile Presidio Salsiccia Rossa di Castelpoto. Sommelier Professionista FISAR e assaggiatore ufficiale di vari prodotti. Consulente Eno-gastronomico alla ristorazione. Ambasciatore dell’Accademia della Gastronomia Storica.

 

 

Discendo dal lato paterno da un famiglia di produttori e mediatori di vini ed olii che fornivano la Moet Chandon del liquer de expedition sino agli anni ’30 dello scorso secolo. E dal lato materno sono pronipote di un pasticcere modicano e nipote di un esperto di pasticceria. Cresciuto all’ombra di queste persone cerco di portare avanti le passioni che sono nel mio DNA con studio, serietà e costanza. Se avete pari interessi siete i benvenuti, a prescindere dal colore della pelle, le idee politiche e lo status sociale.  Il mondo, come il piacere, è di tutti…”

 

Senza avere la pretesa, in un mondo che è ancora in gran parte da scoprire,  di riportare la verità assoluta, mi assumo il piacevole onere di proporvi un argomento che idealmente porta al solo piacere della conoscenza e della condivisione ideale di una fumante, calda e armoniosa tazza di Tè.

 

Un Tè al bar?….yes, we can!

 

Neofiti, grandi conoscitori o appassionati che si possa essere, a tutti noi è sicuramente capitato di desiderare, magari in una giornata particolarmente fredda e uggiosa, di sorbire una bella tazza di tè caldo e fumante.
Finché ciò è accaduto all’interno delle nostre mura o in ambienti nei quali avevamo la possibilità di prepararlo secondo le piccole regole che sono richieste, il problema, ovviamente, non si è posto. Ma quando queste condizioni non esistevano, quando proprio non potevamo desistere dal nostro proposito, quando il desiderio del nostro “tè quotidiano” ci soverchiava, spesso  siamo stati costretti ad abdicare a quelle che potremmo definire le “regole della strada”, entrando in un bar o una caffetteria.
Salvo rarissimi casi qui accade quello che io definisco ormai da anni “lo stupro del Tè”. Acqua di rubinetto, spesso clorata dall’acquedotto locale, bollita a 100° con la lancia della macchina del caffè versata in una tazza con accanto una bustina, spesso di tè nero, di pessima qualità.
I meno avvezzi al consumo del tè, quelli che inconsapevolmente non lo  hanno mai bevuto diversamente,  afferrano la loro bustina e con l’ausilio del cucchiaino la immergono nell’acqua lasciandola affogare mentre continuano a discutere con il loro interlocutore o rimuginano inseguendo il loro pensieri. L’acqua si tinge rapidamente di un colore che in una ridottissima scala cromatica salta immediatamente dall’aranciato al rosso carico, per poi virare su un marrone terra bruciata di Siena. Non soddisfatti, forse nel timore di non aver rispettato appieno un valido rapporto quantità- prezzo, poi, pestano con il cucchiaino la bustina su un bordo della tazza nel tentativo (vano) di estrarre qualche eventuale residuo di ciò che presumono essere rimasto imprigionato nella bustina.
La bevanda è pronta! Ma se la bevessero in quelle condizioni, e di ciò ne hanno piena consapevolezza anche loro, rischierebbero di “rendere l’anima a Dio” a causa della forte tannicità e amarezza del liquore.
Come ovviare?
Il solerte barman gli aveva già fornito i correttivi. Eureka! Zucchero e limone. Lo stupro, ormai, è violenza di gruppo!
Sotto lo sguardo compiaciuto del nostro barista di turno, senza soluzione di continuità e in rapida successione, uno, due, tre generosi cucchiaini di zucchero sprofondano nel liquido marrone, conferendogli un aspetto anche melmoso. Infine, l’inconsapevole piccolo chimico ultima la sua opera. Limone. Il liquore vira dal marrone fogna al colore acqua di pozzo inquinato in un marroncino slavato (quasi rossiccio) e trasparente su fondo marrone scuro.
Questo chi non beve tè con discernimento. E chi lo fa attenendosi alle regole invece? Cerca di ovviare come può! Immerge la bustina e la tira su immediatamente, prova a non zuccherarlo. Ma è tutto inutile! La bevanda, di un colore decisamente meno carico è scarna, evanescente, con sapori piatti ed indefiniti.
Un sottile dolore verso una condizione alla quale si comprende di non potersi sottrarre…e allora zucchero, in un ultimo tentativo di “rimediare” a quanto si è fatto. Ma il risultato, paradossalmente non cambia, anzi, peggiora. Le note mielate si mescolano con quelle clorate e dure dell’acqua di rubinetto e danno luogo ad un liquore sciapo e stucchevole. Una Waterloo del gusto!
Ma è possibile porre rimedio ad una simile condizione? Si può ridurre il danno? Possiamo avere un tè decente anche in un Bar qualsiasi della nostra penisola? Certo. Ma a condizione che si osservino delle piccole e semplici regole che per comodità sintetizzo per capi.

 

  1. Richiedere al barista un bicchiere d’acqua minerale naturale a temperatura ambiente (non bevetelo!)
  2. Richiedere di riscaldare in una teiera dell’acqua minerale naturale. Lasciategli fare tutto ciò che ha sempre fatto! Che vada di lancia e raggiunga pure i cento gradi come è abituato a fare.
  3. Nel frattempo che il barista svolge le proprie operazioni, aprite la vostra bustina “x” che vi è stata data in dotazione (meglio se avete con voi il vostro tè in foglia…ma se non l’avete va bene lo stesso) e mettetela nella tazza (possibilmente calda)
  4. Versate nella tazza un quarto della sua capacità di acqua minerale a temperatura ambiente per i tè neri e poco meno della metà per i tè verdi.
  5. Rabbocate la tazza per la parte rimanente con l’acqua a 100°C del barista.
  6. Due minuti per i tè neri e 1’20” per i tè verdi.

 

Non ci sarà bisogno né di zucchero, né tantomeno di limone, salvo che le due cose vi piacciano particolarmente (de gusti bus…).