In attesa che finisca la bonaccia

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Presentato il IV numero di GeaArt sul tema “L’ Isola non trovata” presso gli spazi della storica galleria Il Catalogo di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta

 

 

 

Di ARISTIDE FIORE

 

“L’isola non trovata”, l’espressione presa in prestito da una canzone di Francesco Guccini, è il tema del quarto numero della rivista “GeaArt”, bimestrale di cultura, arti visive, spettacolo e nuove tecnologie creative, presentato martedì presso la galleria Il Catalogo di Salerno. Sono intervenuti i giornalisti Gigi Casciello e Gabriele Bojano e l’artista Eliana Petrizzi moderati da una brillante Lucia D’Agostino. La rivista diretta da Massimo Bignardi, prodotta a Salerno,  riesce tuttavia ad avere una visione ampia, aperta al panorama nazionale e internazionale. Secondo Gabriele Bojano, rispetto a tante proposte che si sono rivelate effimere, ha il pregio di non essere nata “a dispetto di qualcuno o di qualcosa” e indubbiamente colma un vuoto, in quanto i temi e gli argomenti che affronta non troverebbero spazio analogo sulla stampa locale, che tendenzialmente emargina la cultura e lo spettacolo ed esclude la critica, pressoché assente nei quotidiani salernitani, sebbene da queste colonne forti segnali contrari non sono mai mancati, anzi incoraggiati dalle ampie vedute del suo direttore e dei suoi redattori. Da questo punto di vista “GeaArt” potrebbe costituire un fattore trainante. Secondo Gigi Casciello una proposta culturale è tale se riesce a elevare una comunità. Essa è valida quando riesce a superare il provincialismo. È dello stesso avviso anche Massimo Bignardi, secondo cui l’appartenenza a un luogo non conta: come scrive Marc Augé: “Lo spazio è geometrico, il luogo è antropologico”: il luogo si determina cioè mediante le relazioni. Da questo punto di vista Il catalogo è un “luogo” nel senso pieno, che da quattro decenni contribuisce alla formazione di generazioni di studiosi, intellettuali e persone desiderose di aprire una prospettiva. Ed è per questo che è stato scelto per la presentazione di una rivista che aspira a soddisfare una domanda culturale al di fuori dell’ambito accademico, spesso autoreferenziale e lontano dalla collettività. “GeaArt” non nasce dal desiderio di realizzare qualcosa che manca a Salerno, ma dalla voglia di operare nella cultura con uno sguardo ampio, che non insegua l’internazionalità ma sappia vedere il locale in rapporto col globale, come mostra, proprio in questo numero, il contributo di Attilio Bonadies su Giorgios Seferiádis (in arte Gorgos Seferis), premio Nobel per la poesia nel 1963, che nell’ottobre del 1944, mentre si trovava a Cava dei Tirreni insieme al Governo greco in esilio, scrisse la poesia “Ultima tappa”. Sulla stessa linea procedono gli interventi di tutti i collaboratori della rivista: da Pasquale De Cristofaro, che si occupa di Vsevolod Mejerchol’d e dell’avanguardia teatrale russa, a Gemma Criscuoli, che nelle sue recensioni di spettacoli teatrali tratta con la stessa autorevolezza eventi che hanno luogo lontano dal nostro territorio, ed Elio Di Pace, che firma un servizio dal Festival del Cinema di Berlino. Naturalmente l’intento di abbracciare orizzonti più ampi determina anche l’apertura alla collaborazione di studiosi di altri paesi e comporta una visione che va al di là delle frontiere nazionali, grazie a contributi come quello sul Mali di Eliana Petrizzi, secondo cui trattare il tema del viaggio è un modo di prendersi cura delle cose e del mondo che ci è stato affidato, o la testimonianza di Lucia Caterina e Andrea Manzo sul Museo de “L’Orientale” di Napoli, che custodisce reperti archeologici provenienti da varie aree del mondo. In definitiva, non serve vagheggiare un luogo felice, nel tempo o nello spazio, dove la sete di cultura si possa placare: l’isola non è stata trovata e non bisogna cercarla più. Occorre solo lasciare che il vento nuovo spiri.

 


 

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