lo stallo della politica. Ma Nspolitanoi se ne và.

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LO STALLO POLITICO E L’ADDIO DI NAPOLITANO.

di Giuseppe Biasco

Il Presidente Napolitano, avrebbe voluto concludere il suo settennato, assicurando un Governo stabile al paese, una elezione condivisa del nuovo Capo dello Stato ed una maggiore sicurezza economica per garantire la crescita. Purtroppo, come era largamente prevedibile, questo bel sogno non potrà realizzarsi: non avremo nessun Governo credibile, il nuovo Presidente della Repubblica sarà eletto da una parte e non dall’insieme del parlamento, la situazione economica, andrà avanti stancamente, tra i rigori del Patto di Stabilità e l’assenza fi liquidità delle Banche.
Il crollo non ci sarà, non passeremo dalla recessione alla depressione, ma i tempi della crisi si allungheranno e le conseguenze saranno difficili da immaginare.
Tutti si lamentano della politica, come se non fossimo responsabili, anche noi, di quello che è avvenuto. Tutti cercano un capro espriatorio, in questa crisi e sembra proprio che Bersani possa essere il personaggio giusto. La realtà è sempre diversa da quello che si racconta, tutti ritengono il segretario del PD il perdente della situazione, tutti affermano, con il senno di poi, che se fosse stato candidato Renzi avrebbe vinto. Peccato che il sindaco di Firenze non aveva convinto nemmeno il 40% dei votanti della coalizione di centro sinistra. Come avrebbe fatto a vincere le elezioni? Lo avrebbe votato la destra? Berlusconi non si sarebbe candidato? Il M5Stelle avrebbe votato per lui? Tutte domande che nessuno si pone, perché le risposte avrebbero un effetto dirompente nella politica italiana. Proviamo a darle. Prima questione, perché per vincere una coalizione di centro sinistra deve assumere posizioni di destra? Renzi, non ha convinto la sinistra, era in grado di convincere la destra? Ma quale immagine ha consegnato di se questo giovane rampantefiorentino che con la sua “rottamazione”, avrebbe dovuto fare le stesse cose di Monti, con più simpatia e garantire Berlusconi sia per i suoi interessi economici che per i suoi problemi giudiziari?
Se questo era il compito che si assegnava all’antagonista di Bersani, gli elettori delle primarie hanno votato bene: il popolo della sinistra non voleva un Governo buono per tutti e non in grado di gestire il cambiamento reale. La sinistra chiedeva al paese la fiducia per cambiare radicalmente, soprattutto il modello di sviluppo economico, perché quello realizzato con la politica di Tremonti, con la cultura della divisione nazionale ad uso dei propri interessi, della Lega, con la sostituzione dello Stato nelle politiche sociale, nella Sanità e nelle scuole di Comunione e Liberazione, con l’arricchimento illecito di imprenditori che evadono sistematicamente le tasse, come il caso Mediolanum dimostra in questi giorni. Certo, c’è anche il caso del Monte Paschi, anche quello deve essere risistemato, come tutto il sistema bancario italiano. Ma torniamo alla politica di queste settimane; come dicevamo, l’addio di Napolitano è stato amareggiato dagli ultimi avvenimenti, in cui, poiché non poteva sciogliere le Camere, come la situazione richiedeva, ha messo in piedi un tentativo disperato, per raggiungere una soluzione impossibile:trovare un altro Monti che potesse traghettare il paese oltre la seconda Repunnlica, verso un nuovo assetto istituzionale. Tutto questo non sarà possibile, ma nel frattempo, potremo avere un Capo dello Stato che possa essere presentabile a livello internazionale. Fino al mese di Novembre del 2012, il Presidente della Repubblica poteva ancora essere Gianni Letta, invece le intemperanze del Cavaliere, o meglio, il rischio concreto di una sua condanna infamante, lo hanno costretto a mosse azzardate, che per poco non sono riuscite. L’azione combinata Berlusconi – Grillo, ha, di fatto, impedito la vittoria della sinistra, ma non è riuscito il miracolo: la vittoria, se pur di misura, del PdL alla Camera. Se fosse avvenuta, Berlusconi sarebbe diventato il nuovo Capo dello Stato con il voto del suo schieramento, più qualche altro, comprato al mercato dei parlamentari sempre disponibili. In questo modo il magnate di Arcore sarebbe diventato Presidente, anche: del CSM, della Corte Costituzionale e del Consiglio Nazionale di Difesa. Una prospettiva allucinante! Eppure l’accordo nel Novembre del 2011 era chiaro, Monti nominato Senatore a bita, che avrebbe dovuto fare il lavoro sporco del rientro dal debito, Gianni Letta eletto presidente della Repubblica, con la maggioranza che ancora era saldamente nelle mani del PdL, a garanzia di Berlusconi, ed infine, andare al voto alla scadenza naturale di Giugno, con una nuova legge elettorale, con i conti dello Stato a posto. Invece, Alfano, al ritorno di Berlusconi dall’Africa, seguendo le disposizioni del suo capo fece cadere Monti,che risentito si è candidato, togliendo voti a destra ed a sinistra (i Renziani), mentre il Cavaliere, con l’aiuto di Santoro e Travaglio, amici di Grillo e nemici del PD, è riuscito a recuperare in percentuale, ma ha perso 6 milioni e trecentomila voti.
Sicuramente, anche se si arrivasse ad un presidente di garanzia, non sarà ne il Cavaliere, ne i suo dipendente Letta. Una cosa buona è avvenuta, quindi, per cui, Monti resta al Governo senza prospettive, perché ha perso tutto, ma è ancora garante mei confronti dell’Europa, avremo un presidente credibile, che non chiamerà “culona” la Merkele, e non porterà minorenni al Quirinale, per rallegrare le solitarie notti del “Colle”. Ma il risultato politico più interessante di queste ore è la dimostrazione pratica che tutti i voti dati al M5Stelle, non servono a niente, perché a Grillo nessuno ha scritto il testo per entrare a far parte di un Governo di cambiamento del paese. Non è il suo mestiere, la politica è altra cosa dalle battute che tentano di far ridere o perlomeno sorridere. La politica richiede serietà, responsabilità, dedizione e passione. La politica non è un mestiere, ma la più alta delle attività che può svolgere un cittadino;di questo abbiamo bisogno, speriamo che questo nostro paese diviso se ne renda conto.