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22/03/2013

Tradizione delle Palme in Penisola sorrentina

Di Cecilia Coppola Quante volte grandi e piccini sono stati attirati da un dolcetto speciale: il confetto, una vera squisitezza composta da una mandorla ricoperta di zucchero. Le sue origini non sono certe, si pensa che l'inventore fu un medico di origine araba Al-Razi che lo utilizzò a scopo terapeutico: infatti ricopriva le pillole più amare con uno strato di zucchero per renderle più accettabili anche ai bambini. Poi nel tempo i confetti contraddistinguono tappe salienti della nostra vita quali la nascita, il battesimo, i primi compleanni, la comunione, i diciotto anni, la laurea, il fidanzamento, le nozze, i diversi anniversari di matrimonio, e persino per ricordare la vestizione delle suore e dei sacerdoti. Ma nella nostra penisola sorrentina esiste una bella leggenda che a me ha raccontato molti anni orsono la maestra Ida Russo e che io ho raccontato a mia volta anche dalle pagine della rivista Airone Junior di Mondadori. Essa ci riporta ad un lontano passato quando i pirati saraceni sulle loro imbarcazioni giungevano sulle coste amalfitane e sorrentine per saccheggiare, rendere prigionieri gli abitanti e poi richiederne il riscatto. Una di queste incursioni avvenne a Sorrento, proprio alla domenica delle Palme. Minacciosi i velieri pirati comparvero a Punta Campanella e le campane incominciarono a suonare per radunare gli uomini e prepararsi a difendersi. Il sacerdote, che già si trovava con i paramenti sacri sulla soglia della Chiesa e con l’aspersorio per la benedizione dell’ulivo, invitò tutti a pregare prima di armarsi. Solo un giovane pescatore si fece il segno della croce e corse sulla spiaggia dove assistette al formarsi improvviso di una terribile tempesta che inghiottì fra i flutti minacciosi le navi corsare e la loro ciurma. Sulla spiaggia però giunse il corpo di una fanciulla, unica superstite, soccorsa dal giovane che la condusse in Chiesa gridando al miracolo perché i Saraceni con le loro navi erano affondati e Sorrento era salva. La fanciulla, ancora grondante d’acqua, si gettò ai piedi dell’altare e offrì al sacerdote il sacchetto di cuoio che teneva legato al collo colmo di bianchi confetti in segno di riconoscenza per essere stata salvata dalla schiavitù e dalla morte. La storia ha un lieto fine, la bella fanciulla sposò il pescatore e svelò alle donne del luogo come preparare i confetti con mandorle e zucchero e poi come formare le palme con confetti bianchi per i bambini e le ragazze, colorati per gli uomini e le donne sposate.

Inserito da: Redazione PN

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