SORRENTO, LA CASA ASSENTE DALLO SCENARIO POLITICO

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La casa per i sorrentini è un obiettivo secondario della classe politica cittadina e sia dalla sinistra, sia dalla destra non è mai venuta una proposta seria se non speculando sui turbamenti dei cittadini combattuti tra l’impiccarsi con le proprie mani in un progetto di speculazione edilizia o andando via da Sorrento. Poche le alternative o le case in affitto, soprattutto da quando la crescita dei Bed & Breakfast ha cancellato del tutto il mercato degli alloggi. Considerazioni ricavate dai responsabili delle cooperative edilizie, che da anni si battono per una casa a costi equi e sostenibili per i sorrentini, e a cui ogni amministrazione che si sussegue al governo del municipio della città del Tasso continua a non dare risposte chiare e in tempi ragionevoli. E ora una nuova tegola sulla testa viene segnalata dagli amministratori delle cooperative. In un recente provvedimento della giunta Cuomo, datato 11 Febbraio s’individuano una decina di criticità a cui dare risposte attraverso lo studio di nuove varianti al PUC, il nuovo piano regolatore della città, senza un accenno alla soluzione dei problemi della casa. “Si era parlato –spiegano dal CEPS i responsabili della cooperative- di un piano regolatore che nasceva viziato da precedenti analisi urbanistiche e da presunti pressanti vincoli della Legge Regionale 35/87 (il PUT) e che quindi non si poteva fare molto a Sorrento per costruire nuove case -mentre da Massa Lubrense a Sant’Agnello si sono fatte- ma non ci sembra che anche quello che si può fare, scritto nero su bianco dai tecnici incaricati dal comune di redarre il piano urbanistico, venga perseguito, come “un primo, limitato intervento di 167 in località Atigliana”. A Sorrento stimiamo che c’è bisogno almeno di 300 case e il comune non ne parla proprio e quando noi, in proprio, senza alcun soldo pubblico, facciamo una proposta per costruire alcuni alloggi con le prerogative della nuova legge speciale, per il cosiddetto piano casa, passano i mesi, gli anni e non si capisce bene come evolverà la cosa. Poi vediamo la delibera ultima della giunta comunale e ti cadono letteralmente le braccia e non si comprende perché in questa cittadina tutto si può fare, a parte le case, o una degna sistemazione sociale per i propri cittadini!” In questa delibera del comune si elencano una serie di priorità, ma la casa è completamente esclusa da queste. E’ evidente che la manovra degli amministratori sorrentini si spiega perché lo strumento urbanistico comunale è nato già vecchio, anche se varato solo un anno fa, manca completamente di una visione plurale delle problematiche urbanistiche legate alla casa, come ad esempio: revisionare l’anagrafe edilizia datata 1985, l’incentivare il cambio di destinazione d’uso delle piccole aziende alberghiere in abitazioni, la mancanza della variante per il piano di zona di Atigliana. Quest’ultima necessaria per il cosiddetta legge per il piano casa, e già stata auspicata dal consiglio comunale nel Febbraio 2010. Ma i tecnici dell’ente non hanno dato mai corso a tale iter, forse proprio perché questa della casa non è una priorità della politica cittadina. “Quando si legge nel merito un provvedimento del genere -spiega Nicola Esposito, presidente del CEPS (Consorzio Edilizio della Penisola Sorrentina)-, restiamo perplessi. Pensando contemporaneamente a quello che succede da oltre un anno negli uffici comunali dove langue una risposta precisa alla nostra proposta di costruire 48 appartamenti nella proprietà all’Atigliana. Nonostante in campagna elettorale dal sindaco ai tanti consiglieri, è venuto un preciso ok al perseguimento di tale obiettivo. Poi un parziale dietro front. Poi ancora un ok. Poi una richiesta d’integrazioni. Poi l’ennesimo stop. Dall’esterno –continua Esposito- i nostri associati –oltre 120 famiglie- non possono che leggere solerzia e attenzione per alcune tematiche cittadine e poca, troppo poca, nel dare una risposta politica e tecnica all’esigenza dei sorrentini di avere una casa decente a Sorrento, dove vivono e lavorano. Questo, si badi bene, nel rispetto delle leggi e delle normative che pur ci sono, se solo le si volesse perseguire e applicare nella nostra realtà. L’impressione è che manca la giusta attenzione a chi una casa civilmente la chiede da oltre vent’anni non trovando sbocchi chiari e tangibili in questa e altre amministrazioni cittadine e ossessivamente chiede una risposta pubblica a un problema pubblico come quello della casa ai sorrentini”. La stessa procedura celere e agevolata prevista dal cosiddetto Piano casa, -articolano i responsabili del CEPS- e prorogata dalla Regione Campania fino al Gennaio 2014, per la costruzione di nuovi alloggi sociali, rischia di essere vanificata dalla insopportabile lentezza delle procedure tecniche del comune di Sorrento. Una normativa regionale che prevede per le amministrazioni comunali, anche in variante agli strumenti urbanistici vigenti e, con provvedimento da adottare entro il termine perentorio di sessanta giorni, possono individuare zone la cui trasformazione urbanistica ed edilizia è da destinare esclusivamente alla edilizia residenziale sociale, per giovani coppie o anziani e a nuclei familiari con disagio abitativo e la difficoltà di trovare un alloggio in affitto. “Una situazione preoccupante a cui chiediamo alla politica, al sindaco, di porvi al più presto rimedio, perché i sorrentini sono stufi di chiacchiere e di lungaggini burocratiche e amministrative, per avere risposte chiare alle proprie legittime aspettative. Crediamo che questa nostra proposta di piano casa all’Atigliana sia un modo chiaro e diretto per farsi carico, concretamente della mancanza assoluta di alloggi in affitto. Senza pensare di risolvere il problema complessivo, che resta seriamente da affrontare sia per la destra che per la sinistra, senza deleghe e rimandi. E, in tal senso, speriamo che siano impegnati gli uffici comunali in un celere iter amministrativo –tra le tante evidenziate dalla delibera n.39/2013-, per una variante urbanistica per tale zona, nell’ambito delle prerogative di cui all’Art.51 della Legge 267/2000 (atti urgenti e improrogabili di ordinaria amministrazione), e ai sensi della L.R. 16/2004. Questo per dar concretamente seguito all’iter dalla nostra proposta di Piano Casa, senza aspettare altri tre anni senza una casa e senza provvedimenti che avviano una procedura chiara per tale prospettiva. Auspicata da tutti, ma nei fatti non perseguita.” Un provvedimento che potrebbe in poco tempo cambiare la prospettiva di un dramma sociale di proporzioni enormi di cui il sindaco in primis, ma anche le opposizioni non possono esimersi di affrontare. (G.A.)