“Che ognuno si prenda cura della chiesa!” DI ANTONIO MILO

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Lezione 8 RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DI ANTONIO MILO Sorrento  È necessario il più stretto ed armonico collegamento fra ogni membro, affinché il corpo non si muova a vuoto! 1 Pietro 4:10-11: “ Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri. Se uno parla, lo faccia come si annunziano gli oracoli di Dio; se uno compie un servizio, lo faccia come si compie un servizio mediante la forza che Dio fornisce, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesú Cristo, al quale appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.” Stabiliti i principali incarichi, saranno proprio i fratelli più maturi ed esperti ad aiutaregli altri a trovare la loro collocazione funzionale nella comunità. La multiforme grazia di Dio si esprime in ciascuno di noi con determinate caratteristiche peculiari, da usarsi al servizio degli altri. Ogni piccolo o grande compito che viene affidato ai membri della chiesa va svolto con dedizione ed amore di fronte al Signore. Non succeda mai di trovare le nostre case ed i nostri affari privati ben curati, custoditi, programmati, incentivati, mentre la “casa di Dio” va lentamente in rovina (Aggeo 1:9). La prima regola è, dunque, che ognuno si prenda cura della chiesa, secondo i propri incarichi, con responsabilità anche maggiore di quella usuale: i cristiani devono essere veri e propri buoni amministratori della multiforme grazia di Dio. Ad ogni amministratore – che deve curare una cosa altrui secondo la volontà del proprietario, ma come se fosse sua- viene chiesto conto del proprio operato, ricordiamocelo. Altro punto fondamentale, già accennato, è la sottomissione . La Bibbia insegna ad essere docili ed umili nei confronti di quelli che ricoprono ruoli di conduzione e predicazione ed in genere verso tutti i fratelli ritenuti più stimati ed esperti ( I Corinzi 16:16-18, Ebrei 13:17-18). La personalità di un cristiano “novello” si andrà formando pian piano, senza presunzione ma con determinazione al tempo stesso, fino a poter gradualmente diventare, a propria volta, un punto di riferimento per la comunità. Vi sono poi due aspetti che possiamo definire facce di una stessa medaglia: crescita individuale e collettiva. Dicendo che ogni membro è un individuo a sé di fronte a Dio, s’intende proprio sottolineare che ognuno deve ricercare innanzitutto la propria santità, ossia il proprio sviluppo spirituale interiore, maturato da un contatto costante con la Scrittura, da un interiore combattimento contro i propri vizi e quindi dalla preghiera , dalla riflessione, in poche parole da un rapporto intimo, vero, sempre più profondo ed aperto col Signore (Giovanni 14:23). Senza questo lavoro personale, non ha senso vivere nella chiesa, come senza vita nella chiesa non ha senso il proprio lavoro personale. Ogni mattone da utilizzare deve essere ben fatto e solido, altrimenti si formeranno pericolose crepe o, ancor prima, il mattone sarà scartato. La chiesa mette a disposizione di chi ha buona volontà i mezzi fondamentali per la sua crescita ma, senza lo sforzo individuale , essi a nulla servono. Il passo di Efesini 4 riportato alla fine di questa lezione riassumerà mirabilmente, ancora una volta, i concetti espressi. Il corpo crescerà nella misura in cui ogni suo singolo membro crescerà; affinché un corpo si sviluppi sano ed armonioso, tutte le sue componenti devono progredire, e tutte con un ritmo costante e sicuro. Se , ad esempio, un arto non cresce, o cresce poco, avremo un corpo squilibrato, con seri problemi di funzionamento. Ogni mia pigrizia, ogni mio difetto che si rifletta sui fratelli, ogni mia ignoranza, ogni mia “cecità” (II Pietro 1:9) influiranno immancabilmente e negativamente sull’andamento della comunità, frenandone lo sviluppo. Al contrario, ogni mio progresso sarà un puntello e una mano d’opera in più per sostenere ed incentivare il “cantiere”. C’è un atteggiamento – ma è ben più di un atteggiamento- da impararequando si vive e si lavora nella comunità: anche qui, possiamo descrivere due facce di una stessa medaglia. Prima di tutto, i membri devono essere collegati da giunture forti, ossia ben uniti; quando un legamento si deteriora, un arto non è più in grado di funzionare a dovere e mette in crisi tutto il corpo, che dovrà arrangiarsi con difficoltà; se i nervi rispondono bene, gli arti e gli organi agiranno in modo conforme alla volontà del capo, e la loro collaborazione con quest’ultimo significherà anche , di riflesso, collaborazione perfetta fra di loro. Ma per dipendere tutti allo stesso modo dal capo, si deve acquistare una “perfetta unione di pensiero e d’intenti”, sulla base del fatto che “noi abbiamo il pensiero di Cristo” ( I Corinzi 1:10 e 2:16) e dunque dobbiamo stare “saldi in un solo spirito combattendo unanimi per la fede del Vangelo” (Filippesi 1:27). È vero che non siamo robot e , l’abbiamo detto, siamo fatti ognuno a modo nostro, eppure , c’è una “livella” che , se siamo davvero cristiani (= seguaci di Cristo), non può non aiutarci in questo: l’esempio del Signore (Filippesi 2:5ss.). Egli , Figlio di Dio, Eterno ed Onnipotente, si è “annichilito”, umiliato, incarnandosi per poterci comunicare faccia a faccia il Suo esempio e le Sue parole assieme, la “Sua mente”, la Sua volontà, il Suo modo di intendere le cose. Quindi , Paolo dice: “non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria , ma ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma anche quello degli altri” ( Filippesi 2:3-4): è questa l’altra “faccia”. L’unanimità si cerca e si trova NEL SIGNORE, imparando la Sua legge ed applicandola gli uni nei confronti degli altri. Vivendo per i fratelli s’impara a vivere con se stessi: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20:35)! Veniamo così al punto focale, l’amore:” Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la Sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (I Giovanni 3:16, Giovanni 15:13). Seguendo questo principio, come potranno sorgere vanaglorie, invidie, divisioni, contese ed altre opere della carne (Galati 5:20)? È l’amore, la carità (I Corinzi 13) la calce che tiene assieme il tutto. Se non si edifica con l’amore, sorgono o castelli di carta o “imperi” terreni che nulla hanno da spartire con la chiesa di Cristo. Ma attenzione: amore vuol sì dire aiutarsi, incoraggiarsi, comprendersi, anche sopportarsi a vicenda (Efesini 4:2, Colossesi 3:13), ricercare l’unità col vincolo della pace, livellare ogni asperità – non solo dottrinale ma anche caratteriale – per poter camminare in pieno accordo; ma significa anche, al momento giusto, disciplina e correzione (Ebrei 12:6). Come promesso, concludiamo con Efesini 4:15-16: “. . seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare sé stesso nell’amore.” – La Chiesa di Cristo in Sorrento ha organizzato delle conferenze bibliche che avranno luogo presso l’Hotel Michelangelo in Corso Italia 275, 80067 nei giorni 10,11 e 12 Aprile! Per qualsiasi informazione, non esitate a contattarci! La Chiesa di Cristo offre a tutti la possibilità di conoscere la Parola di Dio studiando il Vangelo per corrispondenza con un corso biblico gratuito (pubblicato settimanalmente anche su questo sito) oppure a casa vostra o presso di noi: contattateci attraverso le nostre pagine su FacebookChiesadiCristoInSorrento http://www.facebook.com/chiesadicristo.insorrento.5 , http://www.facebook.com/ChiesaDiCristoInSorrento oppure scrivendoci al nostro indirizzo email : chiesadicristo2012@libero.it. “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” Antonio Milo