SANTUARIO DI SAN GIUSEPPE A SANTAGNELLO VIDEO

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 In occasione della festività di San Giuseppe, Positanonews ha seguito nel santuario giuseppino della penisola Sorrentina la Messa Solenne delle 19.00, con la presenza dei membri della Società Operaia, particolarmente devota. San Giuseppe è protettore  dei falegnami e di tutti gli artigiani, fino agli anni 60, la bottega era chiusa per santificare il patrono e non si doveva lavorare per nessun motivo.E’ sede della Confraternita, giovane e dinamica, sempre presente nelle manifestazioni liturgiche e non. Hanno un sito internet ben strutturato di cui ne riportiamo parte della storia.

 

  

 

100 anni di storia   

 

La storia del nostro Sodalizio, anche se breve, è stata intensa. Infatti, come si potrà facilmente evincere leggendo, è l’amore di tutti i confratelli succedutisi nel corso degli anni che ha fatto in modo da poter di volta in volta esaudire tutti i progetti prefissati. Particolarità della nostra Confraternita è quella di aver costruito dal nulla un Santuario dedicato al nostro amato Patriarca San Giuseppe. Il Divino Giuseppe, protettore della Chiesa Universale, il Santo dell’umiltà, del silenzio, che seppe accettare senza batter ciglio il volere di Dio facendo da padre putativo a Gesù, ed è a queste virtù che noi tutti dovremmo ispirarci.

 

Personalmente sono nato e cresciuto all’ombra di questa Confraternita, e seguendo l’amore di mio padre e della mia famiglia per questo Santuario, è con entusiasmo che vivo l’attuale esperienza all’interno dell’amministrazione. Ho pensato di scrivere, questa storia della Confraternita per far in modo che tutti capissero l’amore che i confratelli hanno riversato e spero riverseranno ancora per questo Sodalizio.

 

Sperando di aver fatto cosa gradita a tutti i confratelli e devoti del nostro Santuario dico “Jte ad Joseph!”.

 

  Salvatore Guida

 

 

 

Le notizie sono state tratte dai Bollettini “Jte ad Joseph!”, dai libri dei verbali e dal libro “La Confraternita del S. Cuore di Maria e Giuseppe 1887/1987 – un secolo di storia”.

 

 

 

LE ORIGINI  

 

La congregazione di spirito detta “dei Giuseppini” iniziò il 19 marzo 1876 dall’opera apostolica di Mons. Pietro Paturzo con il permesso di Mons. M. Ricciardi Arcivescovo di Sorrento, nella cappella di San Martino. Dalla visita pastorale di Mons. Ricciardi tenuta l’anno successivo (1874) sappiamo che i direttori spirituali della Pia unione dei figli di San Giuseppe, nella chiesa di San Martino, erano i sacerdoti Francesco Saverio del Giudice e Don Pietro Paturzo, priore Rocco Gargiulo che era anche amministratore patronale della chiesa di San Martino.

 

Il 17 novembre 1878 con l’intervento dell’Arcivescovo Mons. Leopoldo Ruggiero la Congregazione venne solennemente inaugurata con l’approvazione dello statuto amministrativo redatto dal Rev. P. Bonaventura da Sorrento, poi Vescovo di San Severo (Fg).

 

Tale statuto fu dato alle stampe nel 1879 dalla tipografia “all’insegna di San Francesco d’Assisi” in Sant’Agnello. Nello stesso anno “la Congrega medesima apre a beneficio dei fratelli una cassa di risparmio, fatta facoltà a ciascuno di versare in essa quanto può e quanto vuole. Essa dà diritto a metà dell’interesse, computato in cinque per cento, tenendo conto di tutta la somma”.

 

Nella visita pastorale di Mons. Ruggiero il 30 marzo 1881 si parla della presenza dei Giuseppini nella chiesa di San Martino e tra l’altro si legge: “per l’erezione canonica non si è ancora ottenuta, e si spera che la benignità di S. E. Rev.ma la concederà quando a lui piacerà”.

 

Nell’archivio della Confraternita esiste il libro con l’elenco degli ufficiali che sono in numero 34, dei figli di San Giuseppe in numero 167 e i conti dal 1873 al 1884 e per il 1886. Dal libro risulta che nel 1875 fu acquistata una statua di San Giuseppe, che dal 1879 la Congrega partecipava alle processioni parrocchiali, aveva confezionato le vesti, i cingoli, il gonfalone, i tosoni di “blacca argentata”, le croci, i lampioni, per le visite ai “Sepolcri” alle quali partecipava con banda musicale, teneva funerali per i confratelli con accompagnamento al cimitero.

 

Lo stendardo e le fasce furono confezionate nel 1883. Nello stesso anno si spesero circa mille lire per la confezione di vesti, cingoli, ecc.  (l’esito delle spese è minuziosamente descritto). Quell’anno la Congregazione ebbe un disavanzo di lire 421 e 31 centesimi.

 

Nel 1884 furono acquistati la croce ed altri accessori, con un disavanzo di lire 193 e 93 centesimi.

 

 Tale congregazione durò fino al luglio 1884 quando fu abolita e cessò di esistere innanzi all’autorità ecclesiastica, ciò si rileva dal primo libro dei verbali della confraternita a pag. 1.

 

Anche se fu sciolta la Congregazione di Spirito,  non diminuiva l’ardore dei devoti di San Giuseppe.

 

Così, eletto alla sede Arcivescovile di Sorrento Mons. Giuseppe Giustiniani, i Giuseppini, che con feluche gli erano andati incontro nel golfo di Napoli, ottennero prima verbalmente, poi con lettera del 23 luglio 1886, la possibilità di riprendere le pratiche religiose e la riconferma a padre spirituale di don Pietro Paturzo.

 

Il 9 novembre 1886 il vicario generale Mons. Raffaele Maresca così scriveva al padre spirituale: “Rev. Signore – Questa Rev.ma Curia desidera avere un notamento preciso e discreto delle pretenzioni che codesta Congregazione dei Giuseppini intende ottenere a proprio vantaggio. Perciò Ella nella qualità di Padre Spirituale convocherà detti fratelli affinché maturamente procedano a detta domanda e rimetterla poscia a questa Curia attendendo le analoghe disposizioni”.

 

In data 5 dicembre il padre spirituale rispondeva comunicando gli obiettivi della novella istituzione da erigersi sotto il titolo del SS. Cuore di Maria e di San Giuseppe.

 

    1)    Istruzione letteraria e religiosa, ed educazione morale dei Congregati…

 

    2)    Promuovere la stessa istruzione… anche nei non congregati…

 

    3)    Promuovere opere di beneficenza corporale e spirituale…

 

La Curia di Sorrento con lettera del 25 febbraio 1887 accoglieva le istanze e invitava alla compilazione dello statuto e all’elezione di una deputazione per trattare “l’affare in parola”.

 

Nelle elezioni del 1 marzo 1887, intanto assumeva la carica di Priore il Cav. Arcangelo Paturzo fu Evangelista,  che tenne fino al dicembre 1895.

 

Finalmente con decreto del 20 marzo 1887 proclamato il 24 aprile, i Giuseppini ottennero l’erezione canonica in confraternita nella cappella di San Martino “de loco miliaris”… “perpetuo erigimus et instituimus ac canonice erectum”, sotto il titolo del SS. Cuore di Maria e di San Giuseppe.

 

Il verbale n°1 del 1 Maggio 1887 riporta: “Che il laicale Sodalizio dei Giuseppini il 24 Aprile 1887 solennemente e canonicamente inaugurato dall’Illustrissimo e Reverendissimo Monsignor Arcivescovo di Sorrento D. Giuseppe Giustiniani nella Cappella di S. Martino in Sant’Agnello, ha avuto una sussistenza antecedente in qualità di Congrega di Spirito fondata dall’Illustrissimo Reverendissimo Monsignore Defunto D. Leopoldo Ruggiero dal 17 Novembre 1878 fino al Luglio 1884 in cui fu abolita e cessò di esistere innanzi alle Autorità della Chiesa; nel quale tempo di sua sussistenza, perché gli ascritti col loro mensile concorsero a fare diversi utensili; come la Statua di S. Giuseppe, la Croce, il velo ricamato in oro della medesima, lo stendardo, vari sacchi con tosoni ecc. dei quali utensili questo nuovo Sodalizio s’impadronisce senza fare altra spesa, così quegli ascritti di allora, volendo far parte adesso di questo Sodalizio hanno, individualmente, computati gli anni del loro pagamento in questo modo”.

 

La nuova confraternita era in pratica la continuazione della Congregazione di Spirito del 1873.

 

In data 9 marzo 1888 la Confraternita fu aggregata alla Primaria Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione della Beata Maria Vergine, canonicamente eretta nella insigne Basilica collegiata di San Lorenzo in Damaso a Roma, successivamente il 28 giugno all’Apostolato della Preghiera e il 15 agosto 1889 all’Arciconfraternita di San Giuseppe in San Rocco a Roma.

 

In data 25 ottobre 1889 i Giuseppini furono invitati dall’Arcivescovo a raccogliere su Postulati le firme di tutti i fratelli delle diverse Confraternite della Diocesi. “Essi sono destinati a far seguito ad altri simili Postulati oggimai inviati dai Vescovi dell’Orbe al Sommo Pontefice per indurlo a decretare il culto di protodulia allo Sposo purissimo di Maria Vergine…Questo lavoro dei Postulati esprimenti la crescente devozione dei fedeli verso San Giuseppe… non poteva meglio affidarsi a codesto piissimo Sodalizio Giuseppino; il quale è inteso soprattutto a crescere il culto e l’imitazione del glorioso Patriarca…”

 

Nell’assemblea del 26 gennaio 1896 veniva eletto Priore il Cav. Ludovico Paturzo di Arcangelo.

 

 

 

LA STATUA DI SAN GIUSEPPE  

 

Il 6 luglio 1896 il Priore portava all’o.d.g. l’acquisto di una nuova statua di San Giuseppe perché: “da un pezzo molti fratelli avevano esternato il desiderio di fare una statua del Patriarca San Giuseppe, patrono del Sodalizio, di grandezza naturale, poiché l’attuale è troppo meschina e poca devozione ispira. Ma lui, per la ristrettezza della Cassa, aveva sempre cercato di pigliar dei palliativi. Essendogli ora stato rinnovato con più insistenza un tale desiderio, così lui aveva pensato di appagare a questa giusta volontà dei congregati…Presentò pure al Consiglio un bozzetto di detta immagine in carta pista dello scultore Salvatore Manzi di Lecce per l’ammontare di £. 600, altezza palmi 7 ed una fotografia di un’altra immagine in legno di detto Santo, che si venera nel Duomo di Napoli eseguita dallo scultore Pedace di Napoli, il quale aveva accondisceso di farla per £. 800 altezza palmi 6,5 invita quindi il Consiglio a farne la scelta, ove mai intendesse soddisfare alla domanda degli Aggregati. Il Consiglio, unanimemente approva di secondare un sì bel desiderio dei fratelli e far fare che il Sodalizio possedesse una statua duratura non solo, ma anche un capolavoro, delibera  farla di legno per valore di £. 800, e darne l’incarico al celebre scultore Pedace unico allievo del tanto compianto artista Citarella…”

 

La Confraternita che si proponeva la vera educazione cristiana e le opere di spirituale e corporale carità, in pochi anni si sviluppò a tal punto che la piccola chiesa, scelta per ufficiarvi, non era più capace di contenere i fratelli congregati i quali in folla accorrevano alle pie pratiche, che  quotidianamente si compivano.

 

I Giuseppini avevano occupato anche la cappellina di San Bartolomeo, oggi demolita, sita in Via Parroco Giuseppe Del Giudice (vicino alla casa di riposo).

 

Di qui la necessità o di allargare la Cappella di San Martino o di edificare una nuova Chiesa.

 

Però essendo la cappella di diritto patronale delle famiglie Pepe e Gargiulo, sorsero non pochi ostacoli e contrasti per il progettato allargamento: onde forte sorse nel cuore dei Giuseppini il proposito di innalzare dalle fondamenta una casa propria, e degna del loro celeste patrono.

 

 

 

LA NUOVA SEDE DELLA CONFRATERNITA  

 

L’Arcivescovo Giustiniani, nel dicembre 1896, incoraggiò i Giuseppini affinchè si erigesse un nuovo tempio in onore del Padre putativo di Gesù.

 

L’assemblea generale del Sodalizio si riunì il 24 gennaio 1897 con tutti gli ufficiali maggiori, 115 confratelli e il padre spirituale Mons. Salvatore Maresca. In quell’assemblea il priore comunicò che in un colloquio avuto con l’Arcivescovo questi gli aveva detto “…ti prego  caldamente di farti iniziatore della costruzione di una Chiesa a S. Giuseppe, prima per rendervi autonomi, e poscia perché nella mia Diocesi manca una Chiesa dedicata a S. Giuseppe. Voi Giuseppini dovete ciò fare, e vi raccomando di sollecitare le pratiche e fare in modo che io possa avere la consolazione di benedirla, prima di chiudere gli occhi nel sonno eterno”.

 

La discussione provocata dalla proposta del priore fu vivace ed interessante e trovò tutti concordi come risulta dalla votazione: “Messa dal Priore la proposta a votazione segreta, si ebbe il seguente risultato, su 126 presenti, 123 votarono favorevole alla costruzione della Chiesa, e 3 contrari. Allora, seduta stante, si nominò una Commissione con l’incarico di fare le pratiche per ottenere l’acquisto di una zona di terreno alla via Maianiello (Maiano), propriamente del fondo dei Preti poveri infermi cronici di Napoli, come luogo più adatto per detta costruzione, girar poi pel paese, e fuori comune, a fine di raccogliere offerte per la nuova Chiesa, e sollecitare tutte le atre pratiche per detta costruzione non solo, ma dirigere i lavori al momento dell’esecuzione”.

 

Toccò al Vicario Generale Mons. Raffaele Maresca il compito di raccogliere il voto del Pastore e farlo riecheggiare in tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi.

 

I Giuseppini trovarono in lui sempre “un promotore e un protettore fervoroso, avendo egli una tenerissima e specialissima devozione per il Santo Patriarca”.

 

L’incarico di curare l’acquisto del suolo fu affidato all’avv. Adolfo Maresca. Il 1° maggio 1897 Ludovico Paturzo faceva domanda ai governatori del Pio Ospedale per l’acquisto di una zona del fondo di mq. 800 per la costruzione di una cappella.

 

La commissione in data 12 maggio deliberava l’accoglimento dell’istanza.

 

L’ing. Giuseppe Maresca preparò immediatamente un primo progetto.

 

Il 14 marzo 1897 giungeva a Sant’Agnello la nuova statua di San Giuseppe e fu tanta la gente  che accorse da tutta la Penisola. Fu allora che Mons. Raffaele Maresca commosso ebbe a dire: “farò allargare da mio nipote il progetto in modo che la chiesa sia capace di contenere il maggior numero possibile di devoti”. In seguito a questo l’ing. Maresca modificò il progetto iniziale come ora si vede dall’esistente chiesa.

 

Il contratto fu rogato il 23 ottobre 1897 dal notaio Michele Vicci tra il Presidente dell’Ospedale dei Preti Poveri ed Infermi Cronici di Napoli Mons. Giuseppe Carbonelli e il Priore Sig. Ludovico Paturzo, che acquistò a proprio nome il terreno per lire 4.280 e 64 centesimi. Successivamente, e precisamente il 25 gennaio 1898, il priore fece dichiarazione con scrittura privata, da valere come atto pubblico, nella quale asseriva che: “la zona di terreno acquistata non mi appartiene giacchè non avevo fatto altro che da prestanome nell’interesse esclusivo della Congregazione dei Giuseppini di Sant’Agnello di Sorrento, avendo dall’amministrazione della stessa ricevuto e sborsato la somma corrente”.

 

Nelle elezioni alla carica di Priore il 6 gennaio 1898 fu eletto il Cav. Antonino Jaccarino fu Tommaso.

 

Il 26 giugno 1898 con solenne cerimonia Mons. Giustiniani poneva la prima pietra.

 

La zona di terreno dove doveva sorgere la Chiesa venne riccamente addobbata e splendidamente illuminata con lampadari a cera e luce acetilene. Il tratto di via Maiano che da Pozzopiano conduceva al suolo edificatorio venne fantasticamente adornato.

 

Alle 17.00 la statua di San Giuseppe fu portata processionalmente, dalla cappella di San Martino, nel sito ove doveva sorgere la Chiesa e alle ore 18.00 l’Arcivescovo  eseguì la benedizione della prima pietra in rito pontificale. Il discorso fu tenuto dal Padre Francescano Sgambati, l’accompagnamento musicale fu diretto dal Prof. A. De Lizza di Sorrento e tutto il popolo della Penisola Sorrentina, unito in un sol cuore e in una sola fede, generosamente appoggiava l’impegno che la Confraternita si assumeva per portare a termine i lavori.

 

Mons. Maresca nonostante avesse raggiunto gli ottanta anni si prodigò ad organizzare lotterie, collette e incoraggiò i devoti con dotte e convincenti omelie; scrisse lettere ai suoi amici e tra gli altri a S.E.F.A Krupp che era a villeggiare a Capri e al Card. O. Cagiano de Azevedo che contribuirono all’acquisto del suolo.

 

Intanto l’11 novembre 1902 chiudeva la sua vita terrena Mons. Maresca. Ad alcuni presbiteri, che erano andati a fargli visita, disse: “Io muoio, ma vi raccomando la Chiesa di San Giuseppe”.

 

Come Mosè, dopo aver guidato il popolo Ebreo dall’Egitto per 40 anni attraverso il deserto, non potè entrare nella terra promessa, ma solo da lungi salutarla, così egli non vide finito il maestoso tempio, ma solo vederlo nella sua mente e gioirne nel suo cuore”.

 

La notevole carenza economica fin dall’inizio accompagnò la costruzione del Tempio, anche se gli amministratori non se ne preoccuparono molto; del resto sperare nella Provvidenza è stata una prerogativa di molte anime elette.

 

A confermare l’insufficienza economica è una lettera del 1905 inviata ai devoti del seguente tenore: “…quest’opera protetta da Dio e voluta dal Santo, contro ogni umana previsione, è già completa nella parte rustica, e per la benedizione solenne non occorre fare altro che il maggiore altare e la decorazione dell’abside con il trono di San Giuseppe”.

 

“I mezzi a tale scopo mancano; onde si fa appello a tutti i devoti del Santo per un concorso di 25 centesimi una sola volta per affrettare il giorno di vedere aperto al culto questo novello tempio, unico in tutta l’Archidiocesi sorrentina dedicato al Patrono generale della Chiesa”.

 

Con la benedizione dell’Arcivescovo Giustiniani che scriveva il 21 maggio 1905: “Benediciamo copiosamente a quei nostri figliuoli che affrettano con offerte il compimento della casa del Glorioso San Giuseppe, che fu il capo della prima famiglia del mondo, e fu il più caro a Gesù e Maria.”

 

Quest’invito fu raccolto dal celebre romanziere americano F. M. Crawford, che aveva eletto Sant’Agnello come sua patria, il quale s’impegnò a fondo per il completamento dei lavori del tempio. Infatti egli riuscì ad affascinare il protestante William Astor che, accantonando le sue secolari tradizioni anglicane, donò il policromo monumentale altare maggiore, vero gioiello d’arte del 700, proveniente dalla demolita chiesa di San Vincenzo Ferrari in Sorrento. (L’altare, purtroppo, nel 1970 fu in parte distrutto come in seguito riportato). Una lapide a lato dell’altare, oggi conservata nell’antisagrestia, ricordava: “L’opera cristianamente sollecita dei nobilissimi coniugi Francesco ed  Elisabetta Marion Crawford otteneva il sacro dono di questo maggiore altare dal chiarissimo e munifico William Waldorf Astor giugno 1905”.

 

Sorgeva così, svettante tra gli ulivi e gli aranceti, la bella  Chiesa di San Giuseppe fervido richiamo di pia devozione.

 

Il 5 dicembre 1905 il cappellano di Sua Santità Pio X Mons. Giovanni Bressan invitava: “il M.R. Sac. Arnaldo Auletta di Sorrento con un Signore di sua compagnia a venire a Roma oggi alle 3 e mezza in Vaticano per essere ammesso all’augusta presenza del S. Padre”.

 

 

 

IL RELIQUARIO  

 

In quell’incontro insieme alla benedizione papale, Pio X donava un prezioso reliquario d’argento e un’offerta per la costruenda chiesa. Tale reliquario, gelosamente custodito, viene esposto alla venerazione dei fedeli il 18 e 19 marzo in occasione della festività liturgica di San Giuseppe.

 

Il voto dell’Arcivescovo Giustiniani fu realtà il 14 marzo 1907, quando il nuovo tempio fu inaugurato. Un’epigrafe posta nel primo transetto del tempio ricorda l’avvenimento.

 

Il 17 marzo la Confraternita si trasferì nella nuova chiesa.

 

 

 

GLI ALTARI LATERALI  

 

La nuova Chiesa oltre all’altare maggiore dedicato a San Giuseppe venne dotata di sei cappelline laterali di diritto patronale.

 

La prima a sinistra di patronato della famiglia Marotta Vincenzo (1905) è dedicata alla Madonna del Carmine. L’altare è in marmo policromo. Nel gennaio 1957 la statua della Madonna in cartapesta venne sostituita con la statua di San Giovanni Bosco in legno realizzata dallo scultore Giuseppe Obletter di Ortisei (Bz). Oggi la statua è esposta nell’antisagrestia.

 

La seconda a sinistra di patronato della famiglia Iaccarino Antonino fu Tommaso (1908) dedicata al Sacro Cuore di Gesù con altare in marmo dove inizialmente c’era una modesta tela ad olio sostituita nel 1956 con una pala del prof. Pegrassi.

 

La terza a sinistra della famiglia Giuseppe Coppola fu Francesco (1920), con altare in marmo policromo,  dedicata alla Beata Vergine di Lourdes opera in legno realizzata  dallo scultore Giuseppe Obletter di Ortisei (Bz).

 

La prima a destra di patronato famiglia Ambrogio Castellano fu Gaetano (1906) dedicata alla Vergine Addolorata con altare in marmo policromo e con una bella statua in legno della Madonna Addolorata (fine 800).

 

La seconda a destra della famiglia Giuseppe Russo fu Giuseppe e della Confraternita, con altare in marmo, dedicata al Sacro Cuore di Maria contitolare della Confraternita (1925). Fino al 1956 c’era un modesto quadro ad olio, che fu sostituito dalla pala del prof. Pegrassi.

 

La terza a destra della famiglia Maresca fu Agnello (1915), con altare in marmo policromo, dedicata alle anime del Purgatorio e alla Madonna del Carmine. Sull’altare una bellissima pala ad olio del prof. Pegrassi.

 

Poichè l’abside aveva cinque finestroni e non c’era nel presbiterio un posto per realizzare il trono senza oscurare il finestrone centrale, la statua di San Giuseppe fu collocata momentaneamente su un tronetto.

 

Finalmente il 14 marzo 1910 la statua di San Giuseppe fu collocata sul maestoso trono costruito da artigiani della penisola.

 

Il trono era adornato da un bassorilievo in gesso raffigurante la fuga in Egitto e da un’artistica decorazione in ferro battuto che circondava anche l’altare. Purtroppo questa magnifica opera nel 1970, come successivamente riportato, venne demolita.

 

Tra il 1914 e il 1917 furono realizzate le nove campane in scala musicale con un congegno per il suono a carillon che, usurato dal tempo, fu sostituito nel 1983 da un nuovo impianto. Le campane sono dedicate a San Giuseppe, Sant’Agnello, Sant’Antonino, San Prisco, Sacro Cuore di Gesù, Sacro Cuore di Maria, San Gennaro, Madonna del Carmine e Gesù Crocifisso.

 

 

 

ITE AD JOSEPH  

 

Nel gennaio 1920 si iniziò la pubblicazione di un periodico ITE AD JOSEPH bollettino trimestrale di cui si perdono le tracce nel febbraio 1921.

 

L’impegno dell’Amministrazione era quello di completare il tempio, perciò ogni anno venne portata a compimento una nuova opera; nel 1921 venne sistemato il sagrato, nel 1927 vennero inaugurati con solenne cerimonia gli affreschi dell’abside opera del prof. Nicola Ascione di Torre del Greco e i lavori di marmoridea, nel 1929 vennero realizzate le due artistiche pile per l’acqua benedetta in marmo di pietrasanta.

 

    Nel gennaio 1930 riprese la pubblicazione mensile del bollettino “ITE AD JOSEPH” con il quale Don Arnaldo Auletta raggiunse  migliaia di devoti in Italia ed emigranti nelle Americhe, in Inghilterra ed in Francia e con gli aiuti ricevuti realizzò di anno in anno opere per il completamento del Santuario.

 

Don Arnaldo Auletta così scriveva: “Il Bollettino di San Giuseppe!…Era un sogno vivo, sentito, palpitante! Tutti lo reclamavano, tutti lo volevano; ed eccolo spuntare, piccolino nel formato, ma già adulto nel contenuto; e si intitola “Ite ad Joseph!”…il mezzo di arruolare l’intero popolo Sorrentino, sotto la bianca bandiera di tanto Patriarca” … “Esso vuol dare anche uno sguardo al passato di questo Tempio … e per lasciare ai posteri un documento che loro parlerà dello zelo, dell’amore di tutto un popolo…”

 

              

 

LA NUOVA FACCIACA DEL SANTUARIO        

 

Nel gennaio 1930 vennero ultimati i lavori di marmoridea, rivestenti la parte inferiore della Chiesa e la parte bassa delle Cappelle laterali, dalla Ditta Fratelli Vanni di Roma, opera di perfetta imitazione.

 

Il giorno 8 febbraio venne benedetta, con solenne cerimonia,  la nuova statua della Santissima Vergine Immacolata di Lourdes opera dello scultore Giuseppe Obbletter di Ortisei (Bz). La statua fu donata dai signori Antonino, Gaetano, Giovanni e Aniello Coppola figli del sig. Giuseppe Coppola che nel 1920 fece costruire l’altare per la Vergine.

 

 

 

IL CALICE D’ORO  

 

Il bollettino del mese di maggio 1930 riportava l’intenzione di far cesellare un calice d’oro in occasione delle nozze d’argento del Santuario che sarebbero ricorse il 14 marzo 1932 e immediatamente tra tutti i devoti cominciò una raccolta di oggetti d’oro.

 

La realizzazione fu affidata al cesellatore prof. Giuseppe Galesio, allievo del Lorenzoni, del Colori, del Pellini e del Mangiagalli dal quale apprese il gusto e l’amore per i soggetti religiosi. Dal 1910 al 1928 produsse per conto del Bellorio.

 

Sul bollettino del mese di agosto fu pubblicato il bozzetto.

 

Ad un anno di distanza, l’oro occorrente era stato raccolto e il 16 agosto 1931,  fu fuso sul sagrato del Santuario con suggestiva cerimonia presieduta da Padre Gaetano Damiani. L’oro fu fuso dall’orafo Sig. Antonio Innacoli e la verga ricavata pesava kg. 1 e gr. 340.

 

Il calice fu consacrato il 14 marzo 1932, giorno in cui si compirono i 25 anni di apertura al culto del Santuario, dall’Arcivescovo di Sorrento Mons. Paolo Jacuzio con solenne cerimonia.

 

Il calice, di stile gotico, porta sulla coppa e sul piede sei medaglioni cesellati rappresentanti; lo sposalizio di San Giuseppe, il sogno di San Giuseppe, la nascita di Gesù, la fuga in Egitto, la morte e la gloria di San Giuseppe. Nella parte centrale un tempietto con tre statuette che rappresentano le virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Il calice è circondato da quattro file di rubini, in tutto 213 messi a striscia, decorazione molto bella e non comune che dà spiccato risalto alle varie parti. Sotto il piede è incisa la frase “DIVO JOSEPH EX AURO RUBINISQUE A FIDELIBUS PIE OBLATUS CONFECTUS AB EJUS NOVO TEMPLO BENEDICTO – PRIDIE IDUS MARTIAS AN. MCMXXXII XXV LABENTE ANNO” dettata dal Padre Spirituale Rev.mo Don Salvatore Maresca.

 

 

 

L’ORGANO  

 

Fin dalla costruzione del tempio di San Giuseppe si pensò di dotarlo di un grandioso organo che potesse conferire alle sacre funzioni quel decoro necessario all’elevazione del popolo e nel 1906 si contattò la Premiata e Privilegiata Fabbrica d’Organi Inzoli Cav. Pacifico & Figli di Crema per un progetto. Il 18 marzo la Ditta Inzoli presentò un progetto riguardante un Organo Liturgico Sinfonico Espressivo con due tastiere di 58 tasti e pedaliera di 27 note. La mancanza dei fondi necessari non né permise la realizzazione.

 

Si iniziò con un bellissimo organo del 700 con cassa in oro, ma non sufficiente alle esigenze.

 

Nel 1932, su proposta di padre Mariano Jaccarino, monaco nell’Abbazia di Montecassino e fratello del parroco di Sant’Agnello Mons. Giuseppe Jaccarino, si iniziarono le trattative con la Ditta Fratelli Schimicci di Atina (Fr) per l’acquisto di un organo da concerto a tre tastiere costruito negli anni venti per la Pontificia Scuola Superiore di musica sacra di Roma.

 

Il bollettino del maggio 1932 titolava “Una bella notizia dobbiamo dare a tutti i devoti di S. Giuseppe. La nostra Chiesa, fra non molto, sarà arricchita di una nuova grandiosa opera: un organo superiore a qualsiasi altro nella Penisola Sorrentina! … una fortunata occasione che certamente non potrà più ripresentarsi ci ha spinto ad affrontare una ingente spesa, che per il momento non era in bilancio. Il nostro carissimo amico D. Mariano Iaccarino, monaco cassinese e nostro concittadino, esimio cultore di musica sacra, … ci informava che una straordinaria occasione ci metteva in grado di poter arricchire la Chiesa di S. Giuseppe di uno strumento grandioso, e superiore a qualsiasi altro dell’Archidiocesi. Nello stesso tempo la rinomata fabbrica d’organi “Ditta Fratelli Schimicci” con stabilimento in Atina (Frosinone) ci scriveva “Il Rev.do D. Mariano Iaccarino c’informa che la S.V. ha intenzione di mettere un organo nella sua Chiesa e che non sarebbe alieno di acquistare quello della Pontificia Scuola Superiore di musica Sacra in Roma. Difatti questa è una occasione che non sarà più possibile ripresentarsi. Si tratta di un grandioso organo da concerto a tre tastiere, costruito dopo la guerra che la scuola Pontificia ha ceduto per sostituirlo con uno più grandioso cioè a 5 tastiere. Di esso si può prenderne visione dal progetto che qui uniamo. Il suo valore reale è di più di L. 110 mila e noi siamo disposti a cederlo per un prezzo minore”.”

 

L’organo fu acquistato nel 1933 per lire cinquantamila, grazie al padre spirituale Don Arnaldo Auletta e ai tanti benefattori.

 

Lo strumento è a sistema trasmissivo pneumatico, composto da n° 46 registri reali disposti su tre tastiere di 58 note e di una pedaliera di 30 note. Il prospetto è in stile ceciliano lungo 7,80 mt contiene 2400 canne di cui 51 di facciata. La cassa e il vestibolo furono realizzati da artigiani locali sig.ri Aponte Mario e Buono Nemesio.

 

L’organo fu inaugurato il 23 aprile 1933 con benedizione di Mons. Paolo Jacuzio e discorso del Sac. Dott. Giuseppe Jaccarino. Il collaudo venne effettuato dal Rev. Don Carmelo Sangiorgio dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra di Roma e dal Rev. Don Alessandro De Bonis dei Salesiani del Vomero.

 

La relazione redatta dai due collaudatori così riportava: “chiamati dal Rev. Rettore della Chiesa di S. Giuseppe Prof. D. Arnaldo Auletta per esaminare il nuovo organo, noi sottoscritti siamo lieti di aver trovato uno strumento veramente completo e in ogni singola parte curato con perfezione. L’organo ha tre manuali di tasti 58 e Pedaliera di tasti 30. il grand’organo ha 11 registri tra fondi, ripieni sulla base di 16 piedi, voce umana tradizionale e una tromba. Al II° man. Vi sono 14 registri tra Fondi, Flauto in XII, Terza, Ripieno, Viole, Voce celeste, Concerto viole a 3 e a 4 file, Oboe e Voci corali…Al Pedale vi sono6 registri; due di 16 p; tre di 8 p e uno di 4 p. Complessivamente 31 registri reali oltre il Tremolo…Il Tutto risulta veramente ben fuso, grandioso e imponente… Il prosepetto, in stile ceciliano, contiene 51 canne di facciata, e misura in lunghezza metri 7,80 facciamo rilevare che il Prof. Arnaldo Auletta, appena ultimata la nuova Chiesa, ricca di marmi, di altri pregevoli lavori e di suppellettili, subito pensò all’organo, che ne è il principale ornamento. Egli intanto non aveva nessuna somma disponibile, ma aveva il cuore pieno di grande fede, e, con questo grande fondo di cassa stipulò il contratto per l’organo, anzi per un grande organo. … Sia lode anche ai promotori, fra cui il Rev. D. Mariano Jaccarino O.S.B. e a tutti i fedeli che hanno contribuito con l’obolo, con la preghiera e con l’incoraggiamento per avere presto questo magnifico organo che con le sue soavi e potenti armonie allieterà le belle funzioni.”

 

 

 

L’OSTENSORIO  

 

Nel novembre 1932 il prof. Giuseppe Galesio, realizzatore del calice, presentò all’amministrazione il progetto per un ostensorio.

 

Immediatamente tutti i devoti si prodigarono a reperire l’oro e l’argento occorrente per la realizzazione dell’opera che fu commissionata nel giugno 1933 per una cifra di lire duemilacinquecento.

 

L’ostensorio fu consegnato direttamente dal prof. Galesio il giorno 24 febbraio 1934 ed è così descritto nel bollettino del mese di marzo “…Sul piede vi sono due indovinatissimi bassorilievi rappresentanti uno l’ultima Cena, l’altro la Resurrezione di Gesù Cristo. Ai lati di questi due medaglioni, due statuette: angeli in adorazione, riusciti e nella pressione e nella modellatura molto ben fatti. Si innalzano sul piede quattro tempietti con quattro statuette, rappresentanti le  quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza e su di essi sorge, circondato da fasci di gigli, il simulacro del glorioso Patriarca, copia in piccolo della statua che si venera nella nostra Chiesa. La ricca raggiera ha nel mezzo una croce latina dorata, con raggi ancora dorati e intorno intorno angioletti, spighe di grano, grappoli di uva. L’attenzione dell’osservatore è richiamata dalla ricchezza della lunetta, che tiene sospesa l’Ostia Consacrata, tutta di oro massiccio, come oro massiccio è anche l’interno e la corona circolare con preziosi rubini che la racchiude. Sulla lunetta sono incastonati numerosi scintillanti brillanti che rendono l’Ostensorio ancora più prezioso e più attraente… L’ostensorio porta inciso la seguente iscrizione dettata dal Rev.mo Can. Cantore Salvatore Maresca:  “OSTENSORIUM IN HONOREM DIVI JOSEPH AERE-ARGENTO-AURO-ADAMANTIBUS FIDELIUM PIETATE COLLATIS CONFLATUM PRIDIE IDUS MARTIAS A. D. MCMXXXIV”.

 

Il verbale del Consiglio di Amministrazione convocato il 16 maggio 1936 con o.d.g. “Nomina Comitato festeggiamenti nozze di oro della ns. Congregazione” riporta: “Il consiglio di Amministrazione, con voto unanime, ha deciso di ricordare tale memoranda data non solo con una festa speciale e solenne, ma con un’Opera Permanente che dovrà ricordare alle future generazioni Le Nozze d’oro della Congregazione dei Giuseppini, per l’opera concorde di congregati e di popoli, uniti in una sola fede e in un solo amore nel glorificare il grande Patriarca S. Giuseppe. L’Opera, che dovrà restare a perenne ricordo della festa, è il completamento della facciata in marmo travertino, su disegno dell’ing. Amalfi. Il frontone della facciata avrà due imponenti statue, alte metri 2,30 di S. Pietro e S. Paolo; cioè i fondatori della Chiesa Cattolica”.

 

Il bollettino del luglio 1936 riportava “abbiamo avuto occasione di comprare, ad un prezzo relativamente conveniente, del marmo travertino bastevole quasi a coprire l’intero frontespizio della Chiesa. Non ci abbiamo pensato due volte ed abbiamo acquistato l’intera partita…”.

 

Il 14 agosto la Curia Metropolitana con un decreto autorizzò i lavori per il prospetto del Santuario.

 

Nei primi giorni del mese di settembre si diede inizio all’esecuzione del frontespizio con il completamento delle fondamenta per sostenere il travertino.

 

Negli ultimi giorni del mese di febbraio 1937 la ditta  fratelli Alfano cominciò la messa in opera dei lastroni di travertino.

 

Il 20 agosto 1939 fu ordinato allo scultore Alberto Gelli la realizzazione del bassorilievo da sistemare sulla porta del Santuario. Questi giunse nel dicembre e il bollettino così riportava: “E’ già arrivato il grandioso ed artistico Bassorilievo, raffigurante S. Giuseppe fra gli angeli, opera dello scultore Alberto Gelli di Lucca. L’opera è riuscita veramente magnifica sotto tutti i riguardi, e quando fra breve, essa sarà collocata sulla porta d’ingresso del tempio darà certamente a tutto il frontone un’importanza notevolissima…”.

 

Il bollettino dell’aprile 1940 scrive: “Il grandioso ed artistico Bassorilievo – S. Giuseppe tra gli Angeli – è ormai al suo posto sulla porta principale del Tempio circondato dalla bellissima mostra…”.

 

 

 

LE STATUE PIETRO E PAOLO  

 

Nel luglio 1941 il bollettino riportava la decisione da parte della commissione di far realizzare dallo scultore Alberto Gelli due statue in marmo raffiguranti gli Apostoli Pietro e Paolo.

 

 Il 19 ottobre 1941 si tenne la solenne inaugurazione della parte inferiore del frontespizio con discorso di Mons. Giuseppe Iaccarino, benedizione di Mons. Francesco Merolla e successivo concerto d’organo da parte di Onorio Rocca.

 

Nel novembre 1941 il sig. Guglielmo D’Esposito donò al nostro Santuario una statua in legno raffigurante San Giovanni Bosco realizzata dallo scultore Giuseppe Obletter di Ortisei (Bz).

 

 

 

IL CRISTO DELLA FACCIATA  

 

Nel dicembre 1941 fu ordinata la statua di Cristo Principe della Chiesa e della Pace allo scultore A. Gelli di Querceta (Lucca). Con lettera del 12/1/42 lo scultore comunicava “il prezzo per merce imballata e resa franca stazione partenza Querceta lire 11.500. Il modello è originale di mia proprietà e mi costa molti denari”. Il 26/1 il rettore don Arnaldo scriveva “…la commissione avrebbe voluto sospendere la trattativa…ma io sono stato di avviso contrario ed ho deciso di mettervi del mio lire 500 oltre le diecimila offertevi. Quindi in tutto lire 10.500 e non un soldo di più…”. Lo scultore accettò l’offerta e la statua di Gesù giunse nel settembre 1942.

 

Nel 1943 la mancanza di fondi causò la sospensione della realizzazione del frontespizio con il lavoro ultimato fino al cornicione del primo livello.

 

 Nell’aprile 1953 giunse la Statua di Cristo Re, opera dello scultore Alberto Gelli, del peso di quasi due tonnellate e alta tre metri. In attesa di essere collocata sulla facciata venne momentaneamente sistemata all’interno della Chiesa in modo da poter essere ammirata da tutti i fedeli.

 

 

 

GLI AFFRESCHI  

 

Nel 1954 si decise di realizzare la decorazione della volta. Fu interpellato il pittore A. Pegrassi di Verona che il 26/1/54 inviò il progetto pittorico all’amministrazione: “come lei potrà constatare si tratta di un lavoro rilevante… a conti strettissimi il soffitto eseguito secondo il presente progetto viene a costare lire 2.000.000…”. Il progetto esaminato dalla commissione di arte sacra fu approvato in data 12/2/55. Pegrassi giunse a Sant’Agnello per la firma del contratto il 25/2/55. Il pagamento fu così rateizzato: 500mila alla firma del contratto, 500mila a metà lavoro, 500mila a fine lavoro, 500mila entro il 31/12/55. Tornò a Sant’Agnello ai primi di giugno con la famiglia e prese alloggio nell’appartamento annesso alla chiesa, passò alcuni mesi intento alla realizzazione del lavoro e a fine agosto i dipinti furono svelati. Il 4 settembre 1955 alla presenza dell’arcivescovo Monsignor Carlo Serena gli affreschi venero solennemente inaugurati. Successivamente il decoratore Prof. Pietro Negrini iniziò i lavori di decorazione in oro dei listelli, delle cornici, dei capitelli e degli archi dell’intera Chiesa.

 

Gli affreschi della volta, realizzati nel 1927,  intanto contrastavano con quelli dell’abside pertanto si pensò di sostituirli. Grazie ad una sostanziosa offerta anche questo desiderio potette essere esaudito e fu progettata la sostituzione degli angeli con cinque episodi della vita di San Giuseppe. In dicembre il Pegrassi iniziò il bozzetto dell’abside che realizzo per lire 1.200.000.

 

Nel luglio 1956 ripresero i lavori alla facciata esterna del Santuario ad opera della ditta Giuseppe Alfano e terminarono il 14 agosto con la collocazione della statua del Cristo Re. Il bollettino del settembre così scriveva: “E’ stato così realizzato un altro desiderio del popolo di vedere definitivamente sistemato questo capolavoro d’arte, che viene ad accrescere l’imponenza e la bellezza della monumentale facciata. E’ palese l’ammirazione di quanti si soffermano ad osservare questa statua di marmo dall’ampio gesto delle braccia, dallo sguardo divinamente soave, dalla nobile, celeste armonia del volto, dalla regalità delle larghe vesti spioventi, dai tenui raggi del cuore sul petto, posando leggeri i piedi sulla sferica terra, oggetto dell’amore, della predilezione divina… Con il suo collocamento sulla guglia della Chiesa, visibile in tutta la penisola, la popolazione del luogo ha inteso assolvere ad un voto formulato durante l’ultima guerra.”.

 

 

 

I PRIMI 50 ANNI DEL SANTUARIO SAN GIUSEPPE  

 

Nel 1957 Sant’Agnello visse una data indimenticabile con le celebrazioni per i primi 50 anni del Tempio. Mons. Luigi De Maio così scriveva nel gennaio 1957: “il tempo nella sua corsa vertiginosa, ha consegnato alla tomba molti di quegli uomini che furono la pars magna nella preparazione delle feste e con essi molti fedeli e devoti di San Giuseppe sono passati a contemplare la gloria del Signore”… “sembra che l’alba del 1957 anno delle nozze d’oro del tempio riporti dinanzi gli uomini e le cose di allora per unirli agli uomini e ai fatti di oggi per formare insieme un nuovo capitolo della medesima storia intorno al culto di San Giuseppe”. Per preparare quei festeggiamenti il padre spirituale don Luigi Paturzo e l’amministrazione della confraternita non conobbero sosta. Alle solenni celebrazioni parteciparono dodici vescovi della Campania e il cardinale Marcello Mimmi, arcivescovo di Napoli, autorità civili, politiche e militari. Le celebrazioni si svolsero dal 1° al 12 marzo 1957. Alle ore 9.30 di Domenica 12 il Cardinale Marcello Mimmi giunse in piazza Municipio e processionalmente raggiunse il nostro Santuario dove benedisse la nuova monumentale facciata finalmente ultimata. Alle ore 17.00 si tenne la processione  “un grandioso corteo mai visto a memoria d’uomo: la trionfale processione è stata la sintesi della fede, dell’amore di tutto il popolo verso il suo Protettore, sotto un cielo limpidissimo che dai bagliori fulgidi del tramonto passò dallo scintillio delle stelle… Un  senso d’inesprimibile, profonda, commozione ci penetrava al veder circondato di gloria Colui che fu per eccellenza il santo dell’umiltà”. 

 

 

 

LE NUOVE SEDUTE DEL SANTUARIO  

 

Nell’ottobre 1960 venne lanciata l’iniziativa di sostituire le sedie con dei banchi in mogano per dar maggiore ordine ed estetica alla Chiesa. I fedeli immediatamente aderirono all’iniziativa e grazie al sig. Nemesio Buono, che impegnò tutti i dipendenti della sua ditta in questo lavoro, il 14 marzo 1961 furono inaugurati con una Messa Solenne.

 

 

 

MODIFICA DEL TRONO E DELL’ALTARE

 

Nel 1970 l’amministrazione decise di modificare il presbiterio e l’altare per attuare le norme liturgiche volute dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Su autorizzazione dell’Autorità Ecclesiastica fu abolito il trono di mattoni e stucco sostituendolo con uno molto più piccolo in granito rosso e un pannello con mosaico; venne ridimensionato e spostato l’altare maggiore del 700 con la perdita di numerosi pezzi; furono eliminate le balaustre, elemento di separazione tra l’assemblea ed il Celebrante; furono distrutti completamente  il banco dell’amministrazione ed il pulpito che fu sostituito con due amboni in marmo e pannelli in bronzo. Queste modifiche fecero molto scalpore suscitando l’indignazione di molti confratelli che avevano contribuito in prima persona alla costruzione del Santuario. Il 19 marzo alle ore 18.00 i lavori furono benedetti con solenne concelebrazione di dodici sacri ministri presieduta dal Cardinale Carlo Confalonieri. 

 

 

 

I DANNI DEL TERREMOTO DELL’80  

 

Nel novembre 1980, a seguito del terremoto, la Chiesa subì notevoli danni causandone la chiusura temporanea. Grazia allo zelo dell’allora padre spirituale don Luigi Paturzo in breve tempo furono effettuati lavori provvisori per rendere agibile il Santuario. I danni più rilevanti li subirono l’organo, a causa dei cornicioni caduti, l’abside, con apertura delle arcate dei finestroni, e gli affreschi, con lesioni varie.

 

 

 

ELETTRIFICAZIONE DELLE CAMPANE  

 

 Nel 1983 l’amministrazione decise di elettrificare le nove campane del Santuario ad opera della ditta Giannattasio di Pontecagnano (Sa) per un preventivo di £. 15.000.000.

 

 

 

IL CENTENARIO DELLA CONFRATERNITA  

 

Nel 1987 in occasione del 1° centenario della confraternita si scrisse un’altra pagina memorabile della nostra storia. “La data precisa del 24 aprile di quest’anno è stata ricordata con una solenne eucarestia celebrata dal nostro  arcivescovo mons. A. Zama col medesimo slancio di fede e di devozione al santo, col quale il suo predecessore mons. G. Giustiniani erigeva canonicamente la confraternita cento anni fa”. In questa occasione su idea dei giovani e con l’aiuto di tutti i fedeli, che in breve tempo offrirono il metallo occorrente, fu confezionato dal prof. Romolo Vetere, il giglio d’oro. Fu altresì restaurata la statua di San Giuseppe da parte della ditta Tonelli di Roma. La sera del 30 aprile fu presentato il volume “La confraternita del sacro cuore di Maria e di San Giuseppe 1887-1987 un secolo di storia”. Ma il giorno indimenticabile fu il 1° maggio. Alle ore 9.30 dalla cappella di San Martino, culla della Confraternita, partì la processione col venerato simulacro del santo accompagnato dal Cardinale Eduardo Gagnon, dall’Arcivescovo di Sorrento Antonio Zama, da numerose confraternite e da una folta schiera di popolo che sfilò per tutto il paese per raggiungere il nostro Santuario. Il numero speciale del bollettino così riportava “Sopra un trono fantastico di fiori, che ha più del Cielo che della Terra S. Giuseppe è passato maestoso fra due ali di popolo commosso e osannante. E’ stata una visione indescrivibile, una vera apoteosi di gloria che si è meritata Colui, che è stato il Padre Putativo del Divin Figlio, il castissimo Sposo della “Benedetta tra le donne”.”   

 

 

 

LE NUOVE VETRATE  

 

Nel 1991 furono collocate nell’abside del santuario le nuove vetrate, opera del prof. Giovanni Hajnal. Il 19 marzo, alla presenza di numerose autorità e dell’autore, furono benedette dall’arcivescovo di Sorrento/Castellammare mons. Felice Cece. Scopo delle nuove vetrate è indicare ai fedeli ed ai visitatori il fine e la storia della Confraternita oltre che celebrare con espressione simbolica il mistero della redenzione.  La prima vetrata è dedicata alla Confraternita e rappresenta le opere di misericordia corporali e spirituali, fine e regola della confraternita come prescrive lo statuto. La seconda è dedicata interamente a JOSEPH FILIUS DAVID. La terza – Resurrezione – è dedicata al mistero pasquale. La quarta è dedicata alla Madonna compatrona della nostra Confraternita. La quinta è dedicata alla storia del Santuario.