VIAGGIO DI EMOZIONI SCARIO – SAN GIOVANNI A PIRO – SCARIO IN COMPAGNIA DI SAVERIO CAPUTO

0

Torre Oliva mi è memoria di assalti di predoni saraceni. Ad una svolta Scario con le barche all’ancora nel porto ed il campanile che cerca il cielo. Nella piazzetta c’è  già aria di animazione turistica in vista di Pasqua. Le case con i piedi nell’acqua e la testa in cielo scalano la collina nel fasto di agrumeti e buganvillea a decoro di terrazzi e giardini. La Masseta è colata verde di pineta e macchia mediterranea sul mare della Sciabica. Scario, località turistica di fama nazionale, è frazione di San Giovanni a Piro, che racconta la sua storia prestigiosa all’ombra del monte Bulgheria. Lungo i tornanti della strada, che dalla costa s’inerpica sulla collina, transitarono, litanianti, i monaci con il loro pietoso carico di sacre icone e libri di preghiere fin lassù al cenobio basiliano, nel pianoro/terrazzo di uliveti spalancato sul delirio di cielo e mare. Il Santuario di Pietrasanta, bianco di sole, è memoria di pellegrinaggi di fede a propiziare grazie alla Madonna di malta sorridente dalla nicchia.

 

Il paese mi accoglie in una giornata di sole e mi incanta e mi intriga con il suo carico prezioso di storia da leggere nei resti di mura e porte del centro antico..Qui si stanziarono i bulgari e fondarono comunità laboriose alle falde del massiccio montuoso, il Bulgheria, appunto, maestoso e solenne con le sue pareti levigate  scolpite dalla forza millenaria di acqua e vento.. Nel cenobio è scritta una bella pagina di storia, con il passaggio e la sosta del cardinale Bessarione, famoso umanista, con Teodoro Gaza, che compilò gli “statuti”, un piccolo codice di “diritto” positivo per governare al meglio l’Abbazia e l’intera Università di San Giovanni a Piro.

 

Una bella pagina di eroismo risorgimentale la scrisse e la rievoca la frazione di Bosco. Il mascherone della fontana del “savuco” gorgoglia nel silenio assorto del meriggio ed è musica antica l’acqua che  rimbalza e traluce in filigrana d’argento ai bagliori del sole. A pochi metri, su mattonelle di ceramica murate a mosaico, la via crucis di una comunità, dall’esaltante incipit della rivoluzione alla crudele  repressione con il pesante carico di distruzione e morte. E’ l’omaggio commosso ed ispirato di Josè Garzia Ortega, allievo ed amico di PICASSO, a Bosco, che lo accolse ospite  e lo circondò di stima e affetto fino alla morte. Chiudo gli occhi e mi par di vedere le fasi della epopea rivoluzionaria del 7 luglio del 1828, iniziata con scene di giubilo di bambini e donne e finita con la repressione violenta, spietata, inumana ad opera del Maresciallo Del Carretto.

 

Ma una bella giornata primaverile con l’aria carica di profumi e garrula di voli mi consiglia di riconquistare  il mare di Scario, per visitarne e goderne gli angoli più belli e suggestivi. E’ una visita minuziosa me la consiglia il libro di Saverio CARUSO, “SCARIO FLASH BACK”.,. Si tratta di un viaggio a ritroso di memoria,alla scoperta di episodi di vita vissuta dell’autore, come di tutta la collettività del delizioso borgo marinaro. Caruso la definisce “scarietudine” una sorta di “saudade”, fatta di dolce malinconia d’amore.. “un sentimento così vicino alla nostalgia che ci disegna sulle labbra un tenero sorriso, quando siamo lontani e, d’altro canto, un sentimento così prossimo alla beatitudine quando facciamo ritorno“. Quella di Saverio Caruso  è una sorta di scrittura  visiva/cinematografica che focalizza fotogrammi di vita vissuta nella cornice magica degli squarci panoramici de paese. L’acqua ru pisciarieddu, Tragara,o i tanti “vichi” dove nei giorni delle libecciate che schiaffeggiano gli scogli arriva l’acre dello iodio e del sale del mare imbufalito,, U scuoglio a bastimiendo,ecc. E in ogni angolo si è ossificato un ricordo, si tratti di una fiera, di una processione, di una marachella consumata da solo o incompagnia. E la vita del paese si rianima osservando le donne alle prese con il duro lavoro di “libbani e sarcine“, con la pesca dei polipi, perchie e paulisse, e con la spia al “bagno delle femmine“, miraggio proibito per i ragazzini dalla postazione/osservazione all’ombra della vecchia “ficurinia”,Gradevole da leggere questo libro per gli scarioti, malati di giustificata nostalgia, per i turisti che vogliono recuperare la memoria storica del vecchio borgo marinaro, ma anche per chi, come me, quel territorio lo frequenta da decenni ed ha lanciato l’allarme, quando la speculazione edilizia ne sfregiava la bellezza e che ora saluta con soddisfazione questo libro che ne riscopre il cuore che profuma di antico, di bellezza ancora intatta e di tradizioni calde legate al lavoro di mare e di terra, all’ombra di una montagna, il Bulgheria, che, mostro marino riemerso dai flutti, incombe protettivo con i suoi mille metri nel fasto della vegetazione.

 

Giuseppe Liuccio

 

g.liuccio@alice.it