Scontri alla discarica di Terzigno, i testi in aula: «Aggrediti da alcuni manifestanti»

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Erano i giorni della lotta contro lo sversamento dei rifiuti nella discarica Sari e contro l’apertura di una seconda, cava Vitiello. Una vera e propria guerriglia tra Boscoreale e Terzigno. Da un lato le forze dell’ordine, spiegate in uno schieramento antisommossa, dall’altro la popolazione: mamme, bambini, comitati civici, associazioni ambientaliste e semplici cittadini a difesa del proprio territorio. Era il 19 ottobre del 2010, quando scoppiò la rivolta alla Rotonda di Boscoreale. Una protesta legittima, quella dei residenti, sfociata però in episodi di violenza, fino all’incendio di numerosi autocompattatori diretti alla discarica. Testimonianze, filmati e fotografie che, nel corso dei mesi successivi alla protesta, hanno portato ad individuare 18 persone – poi rinviate a giudizio – accusate, a vario titolo, di minacce, cariche contro le forze dell’ordine, lanci di mattoni, resistenza a pubblico ufficiale e occupazione abusiva di uffici comunali e Circum. Una serie di episodi ricostruiti ieri mattina in aula, davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata (presidente Andrea Pepe). All’inizio dell’udienza, il collegio difensivo ha presentato una serie di accezioni in merito alla legittimità e all’utilizzabilità delle intercettazioni. Sulla questione, i giudici si sono riservati. Si è proceduto, poi, ad ascoltare alcuni testimoni dell’accusa. E’ stato chiamato a testimoniare l’agente Galluccio, della polizia di Stato, in servizio alla Rotonda di Boscoreale, in quei giorni di guerriglia. «Era il 21 ottobre del 2010», racconta ai giudici, «scortavamo alcuni autocompattatori, quando i manifestanti stavano attaccando veicoli e autisti con pietre. Poi una sassaiola in via Passanti contro di noi. Anche alcune persone residenti in zona si scagliarono contro di noi. Addirittura, ci gettarono addosso una fioriera. Fortunatamente non riuscirono a colpirci. Da lì l’identificazione di due donne e un giovane. Si tratta di Raffaele Galasso, Maria Bruno e Maria Rosaria Matrone. In particolare, Galasso dava le direttive per il lancio dei ciottoli». E’ stato poi ascoltato un altro testimone, Rosario Dovere, in servizio nella stessa squadra: «All’epoca ero caposquadra dell’unità del reparto mobile di Napoli. Ero impiegato nel servizio di scorta agli autocompattatori. Lungo via Passanti, ci furono dei violenti scontri con alcuni manifestanti che, già da lontano, ci lanciavano contro sassi. Iniziò poi un lancio di pietre dall’interno di un deposito nei pressi del Bar del Sole». L’avvocato Donato De Paola ha cercato di smontare le accuse a carico degli imputati. E l’agente ha replicato: «Sei compattatori incendiati quel giorno, erano momenti di grosso caos e terrore. Non avevamo il tempo di identificare sul posto le persone che ci lanciavano sassi. Quando siamo arrivati sotto al balcone, una delle due donne ha minacciato di ucciderci e poi in due hanno lasciato cadere la grossa fioriera». Più o meno simile anche la versione di altri due uomini della scorta. «Anche io ero impegnato a fare la scorta agli autocompattatori», ha detto Francesco Montone. «Dopo aver sversato, stavamo riaccompagnando i veicoli nei pressi dell’autostrada. In via Passanti, all’altezza del Bar del Sole, siamo stati aggrediti con pietre. Io ho riportato alcune lesioni alle mani e ai piedi. L’identificazione di alcuni responsabili è avvenuta soltanto venti giorni dopo».

di ROBERTO MAZZA METROPOLIS