Pausa Caffè. Poveri giovani.

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Ormai non fa più notizia. La disoccupazione giovanile in Italia è a livelli da record. Secondo i dati dell’Istat, nel 2012 i precari nel nostro Paese sono arrivati a quota 2,8 milioni. E la situazione non è migliorata. Anzi. A gennaio di quest’anno fra i giovani sotto i 24 anni il 38,7 per cento è senza lavoro. Il dato peggiore dal 1992. Percentuale che nelle regioni del Sud arriva al 50 per cento. In Europa stanno peggio di noi soltanto Spagna e Grecia. Ma non è tutto. L’Eurostat diffonde dati ancora più allarmanti. Nel 2011 il 27 per cento dei giovani e dei bambini con un’età inferiore ai 18 anni erano a rischio povertà ed esclusione sociale. Anche in questo caso l’Italia supera la media europea con il 32,3 per cento. Ad essere ancora più a rischio sono quei minorenni i cui genitori hanno un basso titolo di studio: in questa categoria quelli a rischio povertà sono la metà (in Italia il 46,3 per cento), contro il 22 per cento di chi è figlio di genitori diplomati (in Italia il 22,6 per cento) e il 7 per cento di chi è figlio di laureati (Italia 7,5 per cento). Problematica anche la situazione per i figli degli immigrati dove uno su tre è esposto a condizioni economiche difficili. I Paesi in cui la situazione di bimbi e ragazzi minorenni è più dura sono Bulgaria (52 per cento a rischio povertà), Romania (49 per cento), Lettonia (44 per cento), Ungheria (40 per cento), Irlanda (38 per cento) e Lituania (33,4 per cento), seguita subito dopo dall’Italia. I Paesi in cui la situazione degli under 18 è migliore sono Svezia, Danimarca e Finlandia (rischio povertà al 16 per cento), poi Slovenia (17 per cento), Olanda (18 per cento) e Austria (19 per cento). Ho sempre pensato che il futuro del nostro Paese fosse nelle nostre mani. Non dovevamo e non potevamo andare via perché le cose potevano essere cambiate soltanto da noi. Era un nostro diritto pretendere un Paese migliore, ma anche un nostro dovere costruirlo. Ora leggo questi dati e penso che forse non è del tutto sbagliato pensare di costruirsi un futuro migliore altrove. Soprattutto se in ballo c’è il futuro di tuo figlio. Qual è la cosa migliore? Restare nel tuo Paese e insegnare ai tuoi figli che l’amore per la patria vale più della soddisfazione professionale o andare dove tutto può essere davvero più semplice? Io non ho ancora trovato la risposta…