FRANA SS 18, CI PISCIANO IN TESTA E CI RACCONTANO CHE PIOVE‏

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COSTA D’AMALFI: Se qualcuno ancora non riesce a spiegarsi il risultato delle recenti elezioni politiche, può usare a titolo d’esempio quello che sta accadendo intorno alla chiusura della strada statale 18 tra i comuni di Vietri sul Mare e Salerno.

La strada fu chiusa lo scorso 11 Febbraio a seguito di un evento franoso. L’interruzione del transito su una strada è evento piuttosto consueto durante la stagione delle pioggie nel nostro territorio. L’importanza della strada ne impone i tempi di riapertura più o meno lunghi. Nel caso della statale 18, si tratta dell’unica via, autostrada esclusa, che mette in comunicazione la Costa d’Amalfi e i comuni come Cava dei Tirreni con il capoluogo di provincia. Una grossa mole di pendolari, in primo luogo lavoratori e studenti, utilizza quel tratto di strada ogni giorno.

Ma dopo 23 giorni, una messa in sicurezza che sembra eseguita, ed un irritante balletto di responsabilità, la strada è ancora chiusa e la data di riapertura viene rinviata giorno dopo giorno.

Ieri l’altro, dopo lunghe trattative la società Autostrade per l’Italia ha acconsentito l’apertura del casello di Cava dei Tirreni, a patto di essere riscarcita dai comuni limitrofi in funzione della loro grandezza e prossimità. Una concessione limitata a due ore mattutine e forse altrettante nel primo pomeriggio. In realtà più che un aiuto ai pendolari questo provvedimento sembra andare nella direzione dell’ordine pubblico, per garantire la viabilità viste le file che si allungavano fin sulla carreggiata dell’autostrada.

Questa sorta di elemosina è solo un ulteriore affronto che i cittadini devono subire. Giova ricordare che la rete autostradale è stata costruita con le tasse dei nostri padri e nonni, negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso. Facevano capo all’IRI e agli enti locali. Le autostrade vennero costruite a debito ma dopo venti anni di attività erano già state in grado di ripagarsi tutto il costo di costruzione. A quel punto della storia sarebbero dovute diventare gratuite come lo sono in Germania ed Inghilterra, invece l’IRI, indebitata su altre opere pubbliche, le vendette ad una cordata privata che da allora lucra sul pedaggio e arricchisce i suoi azionisti.

Inoltre il tragitto autostradale che oggi serve da by-pass per la frana, caso probabilmente unico in Italia, costa all’automobilista, per moviti misteriosi, due euro per circa 6 km, per una media di un euro ogni tre chilometri. Con questa media di tariffa, recarsi in autostrada a Milano da Salerno costerebbe 2446 euro solo di pedaggio. E siccome occorre chiamare le cose con il proprio nome, questo è un furto. E l’apertura del casello non è una gentile concessione ma semplicemente una presa in giro, bisogna essere chiari: se ci pisciano in testa non bisogna raccontarci che piove.

La vicenda somiglia molto alla scena del celebre film di Monicelli, quando Sordi, Marchese del Grillo, lanciava le monete ai mendicanti dopo averle rese roventi nella brace. I mendicanti ringraziavano e poi bestemmiavano.

Spesso i cittadini sono proprio questo: mendicanti alla mercè di una lobby di cialtroni senza nessuna etica pubblica. Di questo dovremmo chiedere spiegazioni alla disgraziata classe politica degli ultimi 30 anni che ha riempito gli enti pubblici di clientele, peraltro di pessima qualità. Una generazione di incapaci “imbucati” che occupano tutti i posti di potere e responsabilità di questo paese. E lo ingolfano, lo impoveriscono, spesso lo umiliano.

Per cultura, per educazione anche di tipo religiosa o per semplice, banale, paura, gli italiani non sono mai stati capaci di fare vere rivoluzioni, e ancora non riescono a stancarsi di mendicare i propri diritti. Siamo pur sempre “la nazione che vorrebbe fare la rivoluzione con il permesso dei carabinieri” come diceva Longanesi. Ci siamo abituati ad ingoiare qualsiasi angheria, arrendendoci con inutile pazienza.

Questo non ha impedito a qualche politico locale di festeggiare il suo, modesto, risultato elettorale. Qualcuno li avverta che non c’è niente da festeggiare: questo territorio è in ginocchio, una frana immobilizza un territorio di cinquantamila persone per decine di giorni, il trasporto pubblico è sull’orlo del baratro, le attività commerciali chiudono una dopo l’altra. E mi fermo qui.

Sappiamo di aver bisogno di politici coraggiosi che dinanzi ad una violazione così evidente dei diritti comuni, radunano cinque-diecimila cittadini sul luogo della frana e danno un ultimatum. Scaduto questo, violano loro per primi il divieto restituendo ciò che è dei cittadini ai cittadini.

E’ proprio ciò che non faranno mai, perchè il potere o chi vi aspira, va sempre a braccetto con il potere stesso.

Tuttavia alle ultime consultazioni politiche, i due maggiori partiti politici italiani, quelli che hanno avuto responsabilità di governo negli ultimi anni, hanno perso circa dieci milioni di voti. Equivale ad un robusto avviso di sfratto.

Christian De Iuliis – architetto