Schettino si difende "Impossibile stare in verticale, non possono parlare di crimine"

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Schettina dalla sua abitazione a Meta di Sorrento in penisola sorrentina si difende . “Tutte le ricostruzioni hanno dimostrato che se non avessi gestito in quel modo l’emergenza la nave si sarebbe inabissata di poppa dopo le 23 portandosi dietro migliaia di persone. E’ pertanto inaccettabile parlare di crimine”. Lo afferma il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, dopo la richiesta di rinvio a giudizio che la procura di Grosseto ha depositato ieri alla cancelleria del tribunale. Ieri – continua Schettino riferendosi anche ad un intervento di commento del procuratore Francesco Verusio – si è parlato della vicenda con le stesse parole di un anno fa, per altro, utilizzando aggettivi come ‘criminale’ che nulla hanno a che fare con la gestione dello scenario creatosi a seguito di un incidente dove l’obiettivo primario da raggiungere è stato quello di salvaguardare la vita umana e nient’altro”. ‘ABBANDONO? IMPOSSIBILE STARE IN VERTICALE’- “Si è ancora parlato di abbandono della nave quando chiunque abbia studiato la vicenda, ha ormai dopo un anno compreso, come fosse impossibile per me, e per il comandante in seconda e tutti gli altri ufficiali in quel momento, restare su un ponte ormai verticale”. Lo afferma il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, commentando la richiesta di rinvio a giudizio chiesta per lui ed altri indagati dalla procura di Grosseto. E’ stato tra l’altro accertato e confermato da testimonianze – prosegue Francesco Schettino -, come io abbia cercato di risalire ben due volte, continuando, comunque, a coordinare lo sbarco da terra (cosa che, da sott’ acqua, mi sarebbe risultata difficile)”. Schettino afferma oggi queste cose anche volendo ribadire al commento con cui ieri il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, ha reso noto il deposito delle richieste di rinvio a giudizio e di archiviazione alla fine dell’inchiesta sul naufragio davanti all’Isola del Giglio. “Dette documentazioni – dice ancora Schettino – sono evidenti e disponibili in supporto cartaceo e digitale da più di un anno e non è accettabile che a tutt’oggi si continui ad istigare l’opinione pubblica con affermazioni non supportate dai fatti”. Schettino sottolinea anche che “si è parlato nuovamente di manovra scellerata, quando dalle indagini è emerso che i miei ordini e la rotta da me approvata, erano di passare a circa un km dall’isola” Costa patteggia oltre 4.000 parti offese e procura avvisa su youtube e facebook di Michele Giuntini – La richiesta di processo per Francesco Schettino, quella di patteggiamento di Costa Crociere spa, e la svolta web 2.0 di procura e tribunale di Grosseto per avvisare oltre 4.200 parti offese con YouTube e Facebook. A Grosseto l’inchiesta sul naufragio della Costa Concordia il 13 gennaio 2012 all’Isola del Giglio segna un’altra tappa verso le aule di tribunale e chiarisce vari punti come la posizione di Costa: la compagnia era indagata da mesi. Invece, omicidio plurimo, naufragio, lesioni, abbandono della nave, abbandono di incapaci a bordo sono, messe in fila, tutte le colpe di Schettino contenute nella richiesta di rinvio a giudizio presentata oggi dalla procura di Grosseto al tribunale. Per il comandante cade solo l’accusa di aver cooperato nella distruzione dell’habitat del Giglio portando la Costa Concordia a scontrarsi contro gli scogli per lo “scellerato” inchino. Ma contro Schettino la sfilza delle altre accuse più pesanti rimane integra: quella sera ci furono 32 morti, di cui due dispersi. E numerosi furono i feriti oltre ai danni materiali. Per Schettino il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, parla di “smisurata responsabilita” e di “criminale gestione dell’emergenza” mentre in una nota ufficiale della procura si snocciolano, precisandole, le decisioni degli inquirenti sugli indagati. Tra queste, il consenso dato all’istanza di patteggiamento proposta da Costa Crociere spa: se il giudice la ammette, la compagnia rischia di patteggiare una sanzione da un milione di euro per illecito amministrativo dovuto ai reati di omicidio plurimo e lesioni plurime colpose. Riguardo agli altri indagati i pm – insieme a Verusio, i sostituti Alessandro Leopizzi, Stefano Pizza, Maria Navarro – chiedono il processo per omicidio colposo e lesioni colpose plurime per gli ufficiali presenti in plancia al momento dell’urto, Ciro Ambrosio e Silvia Coronica; per il timoniere indonesiano Jacob Rusli Bin, che avrebbe frainteso gli ordini di Schettino per problemi di comprensione della lingua; per il direttore dell’albergo di bordo, Manrico Giampedroni, che non coordinò correttamente il soccorso e l’evacuazione dei turisti; per il ‘fleet crisis coordinator’ di Costa spa quella sera, Roberto Ferrarini. Di naufragio colposo sono accusati con Schettino, Coronica, Ambrosio e Rusli Bin. Di abbandono della nave, invece, resta accusato solo Schettino. Fuori dall’inchiesta gli altri. La procura ha chiesto l’archiviazione per Roberto Bosio, il comandante in seconda della nave, cosiddetto ‘k2’ nel gergo di bordo, che al momento dell’urto contro gli scogli dell’Isola del Giglio era a riposo: aveva già svolto il suo turno e aveva ceduto il comando a Schettino; era accusato di cooperazione in omicidio colposo. Verso l’archiviazione anche l’ufficiale Salvatore Ursino, che era in addestramento, e l’ufficiale addetto alle comunicazioni Andrea Bongiovanni, che subì pressioni da Schettino per non riferire alle capitanerie la verità sulle gravi avarie alla nave. Archiviate le posizioni del cartografo Simone Canessa, cui fu ordinata la rotta di avvicinamento al Giglio, e di due indagati tra il personale ‘di terra’ della Costa: il vicepresidente Manfred Ursprunger e il funzionario dell’unità di crisi Paolo Giacomo Parodi. Sempre Verusio ha sottolineato che dopo indagini “sofisticatissime”, “la vicenda non presenta alcun ‘mistero’ irrisolto” e che “la causa determinante degli eventi di naufragio, morti e lesioni sia purtroppo riconducibile al ‘fattore umano'”. Nessuna perplessità quindi per la procura. Si ritiene alleggerita la difesa di Schettino: “La posizione del comandante sta risalendo in maniera vertiginosa e le responsabilità, dalle sue spalle, stanno ricadendo a pioggia su molti altri, compagnia inclusa”, commentano gli avvocati Domenico e Francesco Pepe. Le decisioni sono state pubblicate in sei lingue su Facebook e in un messaggio video su YouTube: una ‘veste’ ‘web 2.0’ degli uffici giudiziari di Grosseto inedita per la giustizia italiana ma utile per avvisare “per pubblici annunci” oltre 4.200 parti offese in tutto il mondo. Prossima tappa, la fissazione dell’udienza preliminare da parte del giudice Pietro Molin