Salerno Standing ovation per Bersani

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Il Salone dei Marmi è pieno, strapieno (dalla costiera amalfitana anche molti imprenditori, fra questi Ambrogio Carro presidente del consorzio Positano Life Style “Sono stato in camera di commercio con il ministro Catania, il presidente e vicepresidente camera di commercio e con Maccauro presidente confindustria abbiamo discusso dell’aereoporto costa d’ Amalfi , di cui sono componente,  e della privatizzazione Enav , facendoci i complimenti” ci spiga Carro, ndr . Anche fuori, nei corridoi che affacciano sulla scalinata monumentale di palazzo di città, c’è tantissima gente stipata, tutti con il naso all’insù per seguire l’evento da un maxischermo allestito per l’occasione. Nessuno, neanche i più ottimisti, immaginava tale bagno di folla. In prima fila ci sono i parlamentari uscenti, i parlamentari del futuro e i big dell’industria made in Salerno. Al tavolo dei relatori i presidenti di Confindustria e Camera di commercio e il rettore dell’Università di Salerno. Quando la porta alle spalle del palco si spalanca e il candidato premier Pier Luigi Bersani fa il suo ingresso in sala, abito scuro e cravatta rossa d’ordinanza, l’applauso è fortissimo. L’ovazione più grande, però, spetta al padrone di casa: il segretario provinciale del Pd Landolfi lo invita al microfono, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca s’alza in piedi e la platea esplode, dentro e fuori il Salone dei Marmi. È una standing ovation interminabile, talmente lunga che De Luca deve invitare tutti alla calma con una battuta riporta Alessio Fanuzzi su  Il Mattino : «Guardate che deve andare in piazza del Plebiscito». Sì, perché la puntata al Comune di Salerno è solo una tappa dell’ultimo tour campano di Bersani, atteso a Napoli per la chiusura della campagna elettorale nella piazza simbolo della città, quella stessa piazza che De Luca riempì nella primavera del 2010 quando tentò invano la scalata a palazzo Santa Lucia. Chissà che non possa riprovarci, il sindaco. E chissà che non possa tornare anche Bersani, magari «in qualche altra occasione, per discutere di cose concrete e decidere insieme», auspica il segretario democrat. L’asse Bersani-De Luca è ben saldo, la sintonia è totale. Con quel po’ di voce che gli resta, gli ultimi residui del’influenza che lo ha costretto a disertare parecchi appuntamenti in campagna elettorale, De Luca tesse per una volta le lodi del Pd e della coalizione di centrosinistra: «Cosa sarebbe l’Italia senza questo partito e questa coalizione?», chiede infiammando una platea già caldissima. Poi l’arringa come solo lui sa fare, mix di concretezza e populismo: «Il Pdl ha ricominciato con il cabarettismo politico», «mettereste i bilanci delle vostre aziende e delle vostre famiglie nelle mani dei grillini? Io no», «in due mesi Monti è passato da servitore dello Stato all’ultimo doroteo». Bersani no, Bersani è l’esempio dell’Italia giusta. «Tra i tanti meriti – dice il sindaco di Salerno – ha saputo fare campagna elettorale con spirito di verità e patriottismo di partito». Poi snocciola i due temi che gli stanno più a cuore, sviluppo ed enti locali: «Abbiamo il dovere di recuperare miliardi di euro dalla spesa pubblica improduttiva per destinarli alle imprese e allo sviluppo». E ancora, «ci vuole più rispetto per i Comuni, bisogna alleggerire il patto di stabilità e dare ai sindaci la possibilità di accendere mutui per investire nella trasformazione urbana». Bersani annuisce, risponde alle sollecitazioni delle imprese e illustra un paio di punti del programma del Pd, punti «molto concreti» perché «il nostro piano non è un libro, ma un piano per il lavoro con punti molto concreti sull’orientamento del fisco in favore del lavoro, i pagamenti e la liquidità per le piccole imprese, il tema dei Comuni e degli enti locali, l’economia verde, le infrastrutture e la politica industriale». La lista è lunga e il candidato premier dei democrat si limita a toccare pochi punti, a volo d’uccello. «Ma su una cosa voglio essere chiaro – scandisce bene – Non ci sono alternative, o vinciamo noi o vincono Berlusconi e la Lega Nord. Ognuno è libero di votare come vuole, ma deve sapere che o vinciamo noi o torna Berlusconi». Lo spartiacque è la moralità pubblica: «L’onestà è una virtù privata ma è un bene pubblico. L’Italia ha bisogno d’una scossa e la scossa può arrivare solo attraverso il civismo, l’onestà e la moralità pubblica». 

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