Napoli. Teatro Bellini. "A Santa Lucia" con Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli.

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Articolo di Maurizio Vitiello – Viviani, secondo Gleijeses, al Teatro Bellini di Napoli. 

“A Santa Lucia” (il titolo originale è Santa Lucia nova) di Raffaele Viviani, con Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli, per la regia di Geppy Gleijeses, sarà in scena al Teatro Bellini di Napoli, dal 19 al 24 febbraio 2013. 

A Santa Lucia (il titolo originale è Santa Lucia nova) è una commedia con musiche in due atti di Raffaele Viviani. 

L’autore fu l’ultimo a metterla in scena nel 1943, ma insieme a Osteria di campagna

L’azione si svolge a Borgo Marinari disposto sull’isolotto su cui si erge Castel dell’Ovo, legato a Via Partenope da un lembo di terra, e più precisamente al Ristorante Starita nel 1919. 

È una Napoli postbellica, piagata e impoverita, ma è anche la Napoli del Cafè-Chantant, del primo varietà, dell’avanspettacolo. 

Dopo teatro, verso l’una di notte, nobili spiantati, viveur, cocotte, cocainomani, cafoni arricchiti, poeti squattrinati cenano da “Starita”, locale alla moda della Napoli notturna e lì si incontrano e si scontrano con il mondo dei luciani, gli abitanti di Santa Lucia, mitico quartiere marinaro a ridosso di Via Partenope. 

I “luciani” sono uomini straordinaria dignità, “fermi come lo scoglio, il mare li corrode, li distrugge, ma non li smuove”, “’nzuvarate ‘e mare”. 

Le “luciane”, di sorprendente bellezza, colpivano l’estro sensuale di Vincenzo Gemito, genio folle. 

L’ostricaro, la venditrice di spighe, l’acquaiola, il barcaiolo erano figure leggendarie della Napoli dell’inizio del ‘900. 

In questo affresco en plein air i ritratti ricalcano figure mitiche, oggi non più riproponibili. 

Il “fil rouge” è l’incontro fisico-sensuale di Fanny, bellissima “donna di vita” e femmina che strega e capricciosamente insegue Jennaro, il barcaiolo, lo scugnizzo. 

Scene sono costruite sull’acqua, sul molo dove sorge “Starita”, comune luogo d’incontri, dove vita e classi s’incrociano. 

Il profilo del proscenio consente al pubblico di vedere l’acqua alzata dai remi, sotto la luna di Santa Lucia, in aprile.
A dirigere lo spettacolo Geppy Gleijeses già regista e protagonista nel 2000 di Don Giacinto di Viviani per il quale Franco Quadri titolò: “Un miracolo”. 

Scene e costumi di Pierpaolo Bisleri, luci di Gigi Ascione, musiche orchestrate e dirette da Guido Ruggeri. 

A interpretarlo un cast interessante con Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli, Daniele Russo, Gigi De Luca, Angela De Matteo, Gianni Cannavacciuolo, Gina Perna, Gino De Luca, Luciano D’Amico, Antonietta D’Angelo, Giusy Mellace, Antonio Roma. 

Nel momento di pausa le solite signore borghesi, non avvezze a considerare il Viviani più filologico e meno di sinistra, lasciano la sala, annoiate, per raggiungere la casa riscaldata. 

Altri mormorano non convinti dalle interpretazioni. 

Sembra che Viviani non tiri più. 

La scenografia del primo tempo è congrua con l’acqua sollevata dai remi, mentre la seconda risulta più metafisica e anonima, irriconoscibile il Chiatamone. 

Brava Marianella Bargilli, misurata e convincente; opaco Lello Arena; attendibile Geppy Gleijeses; corretti gli altri.  

In conclusione, Geppy Gleijeses con le sue note di regia sottolinea e precisa quanto segue: “Ma Viviani era conscio della grandezza e dell’universalità del suo teatro? Me lo sono sempre chiesto. Anche se la risposta è ovvia: no. E comunque non sapeva certo che la sua opera sarebbe diventata col tempo oggetto di culto. In realtà la sua opera è in buona parte sconosciuta: Viviani è stato pubblicato per la prima volta solo sette anni dopo la sua morte e poi, la sua opera completa, trentasette anni dopo. E ancora oggi l’élite conosce solo “La musica dei ciechi”, “Pescatori”, “Zingari” e pochi altri titoli. Viviani era analfabeta, aveva dinanzi a lui “tabula rasa” ed era un genio. Capita così che per inquadrare i suoi poveri numeri d’avanspettacolo, i suoi “tipi”, in una cornice drammaturgica egli si inventò esili fili conduttori, perlopiù “en plein air”, privilegiando il sottoproletariato. Così nascono le sue composizioni in “versi, prosa e musiche”. Vengono definite commedie, ma non sono commedie. Sono una entità nuova, indefinibile, come la soluzione di un problema matematico che resiste da secoli, sono il risultato di una necessità “alimentare”. E sono capolavori assoluti. Ecco “Il vicolo”, “Caffè di notte e giorno”, “Scalo Marittimo”, “Piazza Ferrovia”, “Vetturini da nolo”, ecc. Come se ciò non bastasse, Viviani ci mette la musica, che lui non conosceva, fischiettava a un maestro che poi scriveva e orchestrava. E così nascono meraviglie musicali come “La rumba degli scugnizzi”, “Canzone ‘e sott’ ‘o carcere”, “Avvertimento“, “Bammenella”, ecc. Incredibile! In effetto, le sonorità e gli strumenti prediletti sembrano quelli di Weill e Eisler e, in qualche caso, per tematica e struttura, la drammaturgia riporta a Brecht. Ma sono paragoni limitativi. In Viviani c’è Petrolini, c’è l’avanspettacolo, c’è il futuro Eduardo (nel nostro spettacolo abbiamo inserito il “Magnettizzatore” che è il papà di “Sik Sik”). Ma c’è, soprattutto, il pianeta Viviani, gigantesco e unico oltre che ancora poco conosciuto. “A Santa Lucia” è uno di questi capolavori di strada, almeno nel primo atto. L’incontro-scontro tra due classi sociali, il ceto “alto” composto da cocottes, nobili di provincia, poeti scapigliati, viveur, cocainomani, signore sole alla ricerca di avventure e il ceto “basso” dei “luciani”, gli abitanti di Santa Lucia, l’ostricaro, il barcaiolo, la spigaiola, l’acquafrescaia, il mendicante, poveri ma dignitosi, cozze di scoglio, carni arrostite dal sole, dediti al culto della Santa adorata più di una Madonna. Li accomunano due battute: il mendicante, “Comm’ è scucciante ‘a vita!” e Bebè, il cocainomane, “E così viene assopita la miseria della vita”. Siamo nel 1919! Se questo non è un genio … Con una materia così incandescente e poliforme ho cercato di creare un’atmosfera. L’incanto del mare di notte, la meraviglia del Borgo Marinari, la languidezza della sera d’aprile. Una mondana d’alto bordo e il barcaiolo si incontrano, si piacciono, forse si innamorano. Ma no, questo non gli è concesso. Le classi non sono permeabili e l’amore è un lieto fine che Viviani non si concede. Le sue sono risate amare, sguardi pietosi, graffi rabbiosi. Viviani non è mai consolatorio. Abbiamo cercato di interpretarlo anche perché, vivaddio, almeno lui non si può imitare e, comunque, non avrebbe gradito. Bisogna pensarlo oggi, nella sua straordinaria attualità. Il secondo atto ambientato al Chiatamone è ancora più lunare e sorprendente. Senza grandi sforzi, sfocando la patina ninfomane di Fanny e la buffoneria di Jennariello, viene fuori una scena di incomunicabilità sentimentale degna del miglior Pinter o del Sartre di “Porte chiuse”. Mi sono giovato, in questo lavoro difficile e ammaliante, della mia magnifica compagnia abituale, con l’aiuto e le intuizioni di Lello e Marianella, l’innesto di attori giovani e splendidi come Daniele Russo e Angela De Matteo, il ritorno di Gigi De Luca e l’apporto straordinario di tutti i collaboratori artistici e tecnici. Credo proprio che la “Miniera Viviani” abbia in serbo ancora tante sorprese. Speriamo che presto qualcuno troverà qualche altro diamante e che sappia riconoscerlo, ripulirlo e “tagliarlo”!”  

Da vedere come rarità filologica. 

 

Maurizio Vitiello 

 

Info: 

Teatro Stabile di Calabria 

Teatro Quirino Vittorio Gassman  

Geppy Gleijeses, Lello Arena, Marianella Bargilli  

con Daniele Russo 

e con Gigi De Luca 

A SANTA LUCIA 

versi, prosa e musica di Raffaele Viviani 

con Gina Perna, Angela De Matteo, Luciano D’Amico, Gianni Cannavacciuolo, Gino De Luca, Antonietta D’Angelo, Giusy Mellace, Salvatore Cardone, Antonio Roma, Aniello Palomba, Eduardo Robbio 

scene Pierpaolo Bisleri 

light designer Gigi Ascione 

costumi Adele Bargilli  

orchestrazione e direzione musicale Guido Ruggeri 

regia Geppy Gleijeses 

Orari: feriali ore 21:00 – Mercoledì ore 17:30 e 21:00 – Domenica ore 17:30
Prezzi: da euro 10,00 a euro 28,00.