COSTA D´AMALFI: PER CHI VOTA L´ARCHITETTO

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COSTA D’AMALFI: In Italia ci sono circa 136.000 architetti, contando solo gli iscritti agli ordini professionali. Se conteggiamo anche i dottori in architettura, quelli che fanno altro e i neolaureati ancora non iscritti, forse arriviamo a 200.000 unità. La costa d’Amalfi contribuisce con una discreta pattuglia, tra operanti sul territorio ed emigrati, costretti a cercare il lavoro altrove. Duecentomila architetti rappresentano anche altrettanti voti di potenziali elettori. Calcolando una percentuale di astensione del tutto fisiologica, in Italia solo gli architetti rappresentano circa l’1% dell’elettorato. Un patrimonio che potrebbe fare gola a qualsiasi degli schieramenti candidatisi. Tuttavia nessun leader ha detto parole chiare e precise alla categoria, per cui il voto dell’architetto nostrano si disperderà verso tutti i partiti. Ecco, in sintesi, per chi voteranno e perchè, gli architetti italiani: Popolo della libertà: L’architetto che vota Silvio, ancora Silvio, è essenzialmente un architetto che già bene o male lavora e vorrebbe che, spread o non spread, le cose continuassero ad andare come sono andate finora. Non è più giovane anche se cerca disperatamente di non darlo a vedere. Se è uomo è un gran amatore o si sente tale, se è donna è molto figa o si sente tale. Si veste elegante, ed esibisce sempre un sorriso falso come una banconota da 30 euro. Quando lo incontri ti stringe sempre la mano con grande energia, ti fa complimenti ipocriti e, tempo cinque minuti, tenta di farti fesso in qualche modo. Grande sostegno lo si incontra negli architetti che sono occupati nelle opere finanziate con fondi europei ben incanalati, oppure in grandi lavori pubblici che non si faranno mai (es. il ponte sullo stretto). In alcuni casi hanno anche qualche pendenza giudiziaria in attesa di prescrizione. In questo quadro generale l’architetto elettore del PDL non disdegna il varo di un bel condono tombale fiscale (un po’ di “nero” sempre si fa) ed edilizio (che sempre lavoro è). PD: L’architetto del PD è essenzialmente un professionista che si ostina testardamente a credere nell’ormai anacronistico principio della “legalità”. Nella maggior parte dei casi lo fa perché non ha ancora capito bene come funziona il mondo del lavoro e i motivi possono essere molteplici: perché si è alle prime esperienze (fascia d’età 30-40), per congenita ingenuità (fascia d’età 40-65) o per demenza senile (fascia d’età 65-90). Una grossa fetta di architetti che vota PD lo fa nella speranza che si aprano un po’ di porte presso qualche ente pubblico dove infilarsi per poi contribuire ad ingolfare ancora un po’ la macchina burocratica italiana. Lo stesso dicasi per quegli architetti precari assunti a tempo determinato che sperano in una grande “infornata” per stabilizzarsi definitivamente. N.B.: In alcuni casi, lavorando anch’essi con le pratiche dei condoni edilizi, sono combattuti tra il partito precedente e questo. Rivoluzione Civile: L’architetto “ingroiano” è animato da grande voglia di riscatto che può tramutarsi in rabbia. Solitamente è un precario ed ha un’età variabile dai 30 ai 55 anni. Gli anziani non hanno più l’energia per incazzarsi e si sono oramai arresi. Li riconosci perché vanno ancora in giro con l’eskimo e la borsa di pelle vintage. Alcuni sono rimasti addirittura capelloni, mentre il pantalone “a zampa” si è quasi estinto. Nella maggior parte dei casi le sue vicende economiche non vanno molto bene, altrimenti non avrebbe voglia di fare nessuna rivoluzione, né civile né incivile. Tra ideologie arrugginite e antiche lotte di classe, una base è certamente formata dall’architetto “verde” che è impegnato nel campo ambientalista a contrastare discariche e termovalorizzatori. Il suo desiderio è che la magistratura arresti un bel pò di colleghi architetti così da liberare il campo e trovare un pò di lavoro (e quindi farsi arrestare a sua volta). Una quota è rappresentata anche da architetti truffati, alle prese con giustizie lentissime e/o con intenti vendicativi nei confronti di clienti o enti pubblici. Movimento Cinque Stelle: L’architetto grillino è certamente disoccupato ma è anche ancora giovane; di solito non ha più di 35 anni e sicuramente ha già provato in qualche modo ad entrare nel mondo del lavoro ma si è scontrato contro la durissima realtà. Nel migliore dei casi gli avranno proposto uno stage a 200 euro al mese spese incluse, o di portare borse piene di fogli da fotocopiare, da lui. Possiede un tablet di ultima generazione e una connessione flat, è disposto a rinunciare a tutto tranne che al suo profilo face book. Ha in testa grandi progetti che ha visto realizzati durante le sue vacanze estive in paesi esteri e siccome sta già invecchiando, è intenzionato a provare qualsiasi cosa prima di essere costretto a dedicarsi alla pittura naif all’angolo della strada. Fare – Fermare il declino: La gran parte degli elettori di Fare è composta da professionisti che già si sono fatti “il mazzo” per vent’anni, barcamenandosi tra fatture, bollette, ritenute d’acconto, commercialisti e rimborsi IVA. Sono insospettabili, li credi berlusconiani ma non lo sono, almeno non più. Hanno di solito tra i 45 e i 55 anni e se potessero andare in pensione con la “minima” domani mattina lo farebbero senza dubbi. Sognano una professione meno complessa ma soprattutto di passare “dall’altra parte”, diventare finalmente imprenditori, capi di qualcuno, ed aprire uno studio elegante in centro città, dove posizionare un paio di schiavi sottopagati con contratti flex, per occuparsi solo di pubbliche relazioni. Sono affascinati dallo stile e dal vestiario del leader del movimento e sognano grandi tavole rotonde dove pianificare città per centinaia di migliaia di abitanti sui enormi fogli di carta “mozzarella”, come al corso di urbanistica del primo anno. Alcuni di loro avrebbero voluto anche fare un master, magari negli Stati Uniti, ma non avevano i soldi o non ne erano capaci. E ne comprendono il dramma. Scelta Civica Monti: L’architetto montiano è educato e colto. O almeno si spaccia per tale. Ha una famiglia molto numerosa (da mantenere) e nostalgie autoritarie, parla lentamente e adora i cani. Lo riconosci subito perché è l’ultimo che sale sul bus alla fermata e una volta dentro fa sempre sedere le vecchiette. Ma in cuor suo spera che queste abbiano un appartamento da ristrutturare e molti soldi da investire. Spesso si inseriscono nelle amministrazioni comunali, li individui tra gli assessori all’urbanistica o tra quelli al bilancio. Si muovono astuti tra piani regolatori e prestiti della cassa depositi e prestiti. Spesso non diresti mai che fanno gli architetti, al massimo, massimo gli daresti un titolo di ragioniere alla scuola radioelettra. E ti sorprendi che al ristorante pagano sempre loro, però poi sommano tutto sul conto di qualcun altro. Christian De Iuliis www.christiandeiuliis.it