Per risuolare il nostro logoro “Stivale”, non basta il Pater noster!

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Per risuolare il nostro logoro “Stivale”, non basta il Pater noster!   

Diverse volte in questi ultimi tempi ho scritto che in Italia qualcosa non andava. Oggi scrivo che troppe cose non vanno. Domani forse scriverò che non va più niente. Sospetto che il nostro beneamato “Stivale” sia sull’orlo di un baratro. La Destra, questa Destra mi ha deluso. La Sinistra, questa Sinistra non mi piace. Rivoglio De Gasperi, che evitò all’Italia di finire un satellite sovietico. Rivoglio EInaudi,  Nenni,  Saragat. La Malfa, Malagodi, Almirante, Berlinguer. Quel Togliatti che votò l’articolo sette della Costituzione e archiviò le punitive, indiscriminate epurazioni postbelliche. Rivoglio un governo che governi. Rivoglio il boom economico. Rivoglio l’Italia degli anni Cinquanta e dei primi Sessanta. Una Italia uscita con le ossa rotte da una guerra sciagurata e perduta. Rivoglio governi che governino e governanti che parlino solo quando hanno qualcosa da dire, non per vomitare insulti contro l’avversario politico di turno. Rivoglio una classe dirigente che diriga e non una masnada di vecchi marpioni riciclati, di cialtroni ciarlieri, di dilettanti allo sbaraglio. Rivoglio gente seria, con le borse sotto gli occhi e, se necessario, con la barba lunga perché non ha fatto in tempo a radersi, occupata e preoccupata di mandar avanti la barca. Questa barca che fa acqua da tutte le parti.  

Rivoglio, nei palazzi del potere, inquilini silenziosi e rigorosi che non parlino troppo al telefono o, se proprio non possono farne a meno, non diano in pasto a chi li intercetta notizie scabrose o giudizi riservati. Rivoglio ministri che stiano in ufficio dalla mattina alla sera, che alle otto vadano in ufficio e alle ventidue, stanchi, affamati, stressati, rincasino, si facciano un piatto di spaghetti, una bistecca, un’insalata, mangino una mela, bevano un bicchiere di vino e prima di coricarsi, sbrighino le pratiche arretrate. Rivoglio ministri e sotto segretari che vadano in giro senza scorta, che non li difende dai malintenzionati, ma dall’indifferenza di una opinione pubblica che è stufa, arcistufa di essere presa per i fondelli da chi ha la presunzione di garantirle i diritti e tutelarne gli interessi.

Voglio governanti che non vivano, e non ci facciano vivere alla giornata. Governanti che guardino lontano ma non troppo lontano da perdere di vista quello che hanno sotto gli occhi. Che non ci raccontino balle e non menino il cane per l’aia. Che, se dicono una cosa la facciano. Che non promettano la luna nel pozzo, sapendo che il cielo è coperto è il pozzo non c’è più.

Voglio governanti che promettano solo quello che possano mantenere e non cerchino gratificazioni alla loro insipienza. Voglio gente che non si cali le brache e non cambi continuamente casacca. Voglio uomini che non siano super uomini ma competenti e diligenti servitori dello Stato. Non vi chiedo di indossare il saio e di farvi benedettini o certosini e di ritirarvi in una trappa. Vi chiedo soltanto di non concedervi troppi lussi e non alzare troppo la cresta. Non siamo noi che dobbiamo rendere conto a voi. Siete voi che dovete renderlo a noi: ogni giorno. Noi siamo i vostri datori di lavoro, e se non producete ciò che per contratto dovete produrre, vi rimanderemo a casa. Non pretendete da noi quello che non vi è dovuto e dateci quello che ci avete promesso. 

Siamo in una Italia che sta in piedi perché non sa da che parte cadere. Non dimentichiamo che a ridurci in queste condizioni, sono stati i governi succedutisi in mezzo secolo. Se abbiamo miliardi di debito pubblico, dobbiamo dire grazie, con le dovute eccezioni, a chi per cinquant’anni ha menato la quadriglia sperperando, lo sperperabile e, quel che è peggio,  predicando l’onestà. Ora i nodi sono venuti al pettine e non si sa come scioglierli.  

Le crisi si affrontano e si cerca di superarle senza giocare a scaricabarile. Se non ci impegniamo tutti,  le cose che già vanno male, andranno peggio e rischiamo di diventare una repubblica delle banane.     

Tra poco ci saranno le elezioni ed è ora di cambiare la musica. E’ giunta l’ora di turare le falle a questa barca che sta affondando, prima che affondi con tutto l’equipaggio.  Non è una impresa facile lo so,  ma è l’ultima occasione. Se non c’è la fate questa volta, non c’è la farete più. E il prezzo del fallimento lo pagheremo tutti, voi che non sarete riusciti a scongiurarlo noi che per disperazione, a voi ci siamo incautamente affidati. 

Circa la televisione ridatemi quei Festival di Sanremo con Nilla Pizzi, la sua  “Grazie dei fiori”, “Vola colomba”, “ L’edera” ,  Carla Boni,  Flo Sandon’s , Achille Togliani, accompagnati dall’orchestra del maestro Angelini  e presentati da Nunzio Filogamo; ridatemi “Carosello”, quando i bambini andavano a letto dopo quella sana pubblicità,  ridatemi “Lascia o raddoppia” che ogni settimana teneva inchiodati gli italiani davanti alla televisione con quel Mariannini e il controfagotto. Ridatemi il “Musichiere” con Mario Riva, ridatemi Renato Rascel con Tina De Mola,  ridatemi “la Corrida” condotta da Corrado con il maestro Pregadio, ridatemi gli spettacoli di sbirulino,  con Sandra Mondaini e Raimondo Vianello; ridatemi gli spettacoli con Totò, Taranto, Macario, Wanda Osiris,  Delia Scala, Paolo Panelli e Bice Valori, Carlo Dapporto, Gino Bramieri, Walter Chiari, e tanti altri,  persi ormai nell’oblio della morte o dei dimenticatoi. Ridatemi presentatori del calibro di Mike Bongiorno e Corrado,  Cronisti sportivi come Nicolò Carosio e Alberto Giubilo, che quando non c’era la televisione, con le loro radiocronache ci facevano sentire presenti alle partite di calcio o alle corse dei cavalli. Ridatemi quei tempi di quando le partite di calcio e i Gran Premi di ippica si svolgevano di domenica e non mettevano in crisi gli spettacoli. Oggi le partite si giocano quasi ogni giorno, per cui cinema e teatri, fanno un “tutto vuoto”, quando gli spettacoli si incrociano con le partite di calcio.

Rivoglio i tempi del “Corriere dei piccoli” con il suo Sorpampurio, Bonaventura e Bibì e Bibò,  di “Gordon” che era solo fantascienza.

Rivoglio i tempi di quando l’uomo non era giunto alla sua autodistruzione.  

Rivoglio i tempi di quando le stagioni erano realmente quattro,    

E questa televisione oggi cosa offre? Fiction che durano da anni . E ai giovani cosa insegna?  Spesso vanno in onda film che incitano alla violenza con spari, e “parmigiane di morti” uccisi in sparatorie e rapine a mano armata o killer che sparano dalle moto, che nulla di buono insegnano, e che ritengo di cattivo esempio.  Tutto ciò ci viene propinato come progresso.

 Ridatemi i film con Charlie Chaplin (Charlot), Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Vittorio De Sica, Vittorio Gassman, Gina Lollobrigida, Totò, Peppino De Filippo,  Aldo Fabrizi, Nino Taranto, Anna Magnani, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, il ragioniere Ugo Fantozzi di Paolo Villaggio. Tanti film che ingenuamente divertivano ogni fascia di età. Oggi, ancora bene per i teenager i musical di importazione di  Zac Efron e Justin Bieber che stuzzicano i loro verdi ardori.

Ridatemi quei ragazzi che rispettano le ragazze e non pronuncino turpiloqui al loro indirizzo e le carezzino con un fiore fresco. 

Ridatemi i tempi di quando la droga era parola sconosciuta ai ragazzi.

Ridatemi i tempi di quando i ragazzi non obbligavano i genitori a comprare loro abiti e accessori griffati con costi da capogiro.  

Rivoglio i tempi in cui anche un operaio poteva permettersi di comprare una casa per la sua famiglia e pagarla a rate con la propria paga. 

Rivoglio i tempi di quando le tasse erano limitate, pagabili e non causavano  suicidi come oggi, per impossibilità a pagare le imposte.

Ridatemi una sanità che funzioni e che non tolga spesso le esenzioni  anche ad inabili, costringendoli a pagare di propria tasca costosi ticket o a non comprare medicine anche indispensabili. 

Ridatemi i tempi di quando non si vedevano falsi ciechi e falsi inabili che guidavano le auto.

Ridatemi i tempi di quando ci si poteva permettere di prendere un taxi, senza che il tassametro segnasse cifre da capogiri.   

Ridatemi quei tempi in cui clienti di ogni età e condizioni non erano costretti a estenuanti e lunghe ore di fila agli uffici postali o nelle banche.

Rivoglio i tempi di quando tutti lavoravano e potevano permettersi di fare acquisti, Oggi ciò non è più possibile e le conseguenze sono disastrose perché i negozi sono costretti a chiudere per mancanza di clienti. 

Ridatemi a Napoli un servizio di trasporto di superficie che funzioni e non  costringa ad ore di attesa sotto qualsiasi tempo e conseguenti multe per il biglietto scaduto.

Ridatemi i tempi di quando i cibi avevano  sapore, odore naturale e non erano di costi proibitivi come oggi, imponendoci anche delle rinunce. 

Ridatemi i tempi di quando da bambini, andavamo a scuola con qualsiasi tempo, a piedi e se pioveva, con stivaletti, mantellina impermeabile, ombrello e cartella di similpelle con pochi libri, senza caricarci le spalle con pesanti zaini, che creano problemi alla delicata colonna vertebrale dei ragazzini.

Ridatemi i tempi di quando la refezione scolastica era composta da cibi genuini.

Ridatemi i tempi di quando il Natale e la Pasqua erano feste di raccoglimento familiare davanti al presepe e non erano, come oggi, una data commerciale in cui è detto solo  “cosa devo regalarti o cosa mi regali”.

Se mi si obiettasse che questi accadimenti sono frutto di “progresso”. Risponderei : che “questo è progresso”  ha calpestato e cancellato i migliori valori umani, delle nostre tradizioni e che per taluni versi, il vero progresso, sarebbe tornare al regresso. 

In questi ultimi tempi sento spesso pronunciare la frase:  “fermate il mondo voglio scendere”, ma in realtà, credo che da questo mondo nessuno vuole scendere perché non gli conviene!

Alberto Del Grosso 

Giornalista Garante del Lettore

di Positano News