Diario…a Napoli libro sull´India – Il Messaggero di Sant´Antonio a febbraio…

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A NAPOLI, LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SULL’INDIA…Martedì 12 febbraio 2013, alle ore 17.00 a Napoli, presso il Complesso monumentale San Gennaro all’Olmo e San Biagio Maggiore – sede della Fondazione Giambattista Vico,  si terrà la presentazione del libro “L’India nel Cuore” – Baldini e Castoldi,  di Vittorio Russo. Interverranno: Domenico Amirante, Vanni Fondi, Tommaso Amico di Meane, Vincenzo Pepe. Questo libro è il resoconto di un viaggio tra le meraviglie dell’India e le sue ferite millenarie. L’autore di questo libro, Vittorio Russo, è bravissimo a raccontarlo in un diario di viaggio sentimentale e geografico. Parla, da osservatore attento, dell’accettazione con cui gli indiani convivono con la sofferenza, la religiosità dei templi, gli estremi degli indù che si lasciano morire di fame vicino al Gange e di chi usa il fiume sacro come una discarica, il folclore dei santoni e la credulità popolare, della condizione delle donne, in bilico tra modernità e tradizione arcaica, della ricchezza incredibile dei Maharaja. L’India, “continente dei superlativi”, come l’ha definita l’indianista Domenico Amirante, è la terra del cuore che affascina da secoli il viaggiatore occidentale per la sua distanza straniante dalla nostra cultura. Oggi è una potenza emergente di un miliardo e trecento milioni di abitanti. Meta di pellegrinaggi per affamati di spiritualità e per distratti turisti dell’esotico, ammalia per il suo concentrato di contraddizioni di cui quasi mai si comprende il senso profondo e storico. Ma è anche un viaggio attraverso la geografia impervia della cultura di una società polietnica e balcanizzata, custode però di una sapienza antichissima.

 

 

 

Il Messaggero di sant’Antonio di febbraio dedica un ampio dossier al 750° anniversario
del ritrovamento della lingua incorrotta di sant’Antonio
UN MISTERO CHE DA 750 ANNI AFFASCINA LE FOLLE
Un viaggio alla scoperta di un segno divino, tra storia, devozione e spiritualità. Potremmo
definirlo così il dossier, intitolato «Un mistero lungo 750 anni», che il «Messaggero di
sant’Antonio» di febbraio (rivista diffusa nei cinque continenti con nove edizioni in sette
lingue per un totale di circa un milione di copie) dedica alla solenne ricorrenza dei 750 anni
del ritrovamento della lingua incorrotta di sant’Antonio.
Così, ancora integra, quasi appartenesse a un uomo ancora vivo, apparve la lingua del
Santo a Bonaventura da Bagnoregio – allora Ministro generale dell’Ordine francescano – e
alla numerosa folla di fedeli che l’8 aprile 1263, a 32 anni dalla morte di sant’Antonio,
assistettero all’apertura della cassa che ne conservava i resti mortali. Lo stupore nel trovare
incorrotta una parte del corpo tanto delicata fu inevitabile.
Oggi, a distanza di 750 anni da quell’episodio, la reliquia della lingua custodita nella
Basilica del Santo continua ad attirare migliaia di pellegrini da tutto il mondo.
Un dato: dei quattro milioni di persone che ogni anno affollano la Basilica del Santo,
pellegrini e turisti da tutti i continenti, ben 798 mila hanno visitato, nell’ultimo anno, la
cosiddetta cappella del tesoro, dove tra le reliquie più preziose figura proprio quella della
lingua del Santo.
Il dossier, a cura di Alberto Friso e Giulia Cananzi, offre così un itinerario che porta il
lettore a conoscere più da vicino questa reliquia tanto cara ai devoti, con una serie di
servizi firmati dai giornalisti Nicoletta Masetto, Luisa Santinello e Laura Pisanello. Il
dossier ospita anche i contributi di Aldo Maria Valli, giornalista vaticanista del Tg1 Rai, e
di Francesco Jori, editorialista dei quotidiani locali del gruppo Espresso.
Anche il direttore del «Messaggero di sant’Antonio», padre Ugo Sartorio, interviene nel
dossier declinando la parola «Evangelizzare», così legata alla realtà della lingua incorrotta.
Per Antonio essa «significa annunciare il Vangelo con la sua passione e competenza. La
passione viene dall’amore verso Cristo, dalla preghiera costante, dall’attenzione ai bisogni
dei fratelli, in particolare dei più poveri. La competenza viene dallo studio amoroso e
instancabile della parola di Dio. Ricordiamo che i 77 Sermoni che il Santo scrisse negli
ultimi anni di vita contengono circa 6 mila citazioni scritturistiche. “Chi non conosce la
Scrittura è un’analfabeta” sentenzia Antonio di Padova, poiché solo guardando a noi stessi
nello specchio della Parola possiamo capire chi siamo realmente: “Lo specchio – continua
– significa la Sacra Scrittura, nel cui splendore appaiono le nostre fattezze: donde siamo
nati, quali siamo nati, a che fine siano nati”. Come sant’Antonio – aggiunge padre Sartorio
– dobbiamo evangelizzare restando all’altezza del nostro tempo e, insieme, all’altezza del
Vangelo».

 

 

 

 

 

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