Campagne elettorali, condono edilizio, demolizioni. Si inizi a dare un senso alle parole!

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di Salvatore Caccaviello

Grande scalpore hanno avuto,su importanti quotidiani nazionali ,articoli secondo i quali vi siano delle proposte circa la riapertura dei termini del condono edilizio del 2003 in Campania. Senz’altro un tema di forte interesse visto le recenti e discusse demolizione e la decisione della Procura Generale della Corte di Appello di Napoli che ha chiesto ,ai comuni della provincia interessati ,di procedere in modo energico circa gli abbattimenti degli edifici giudicati fuorilegge. Sarebbe quindi opportuno fare chiarezza su di una tematica che vede coinvolte numerose famiglie,tra le quali molte della penisola sorrentina che lottano per non vedere abbattuta l’unica casa di proprietà seppure costruita abusivamente. Nello stesso tempo sarebbe necessario che non si confondesse, tra i casi di prima necessità, coloro che con l’abusivismo edilizio hanno cercato, spesso riuscendovi, di arricchirsi. Gente senza scrupoli che violentando il nostro magnifico territorio hanno moltiplicato il proprio patrimonio immobiliare e che tuttora, invocando il condono e facendosi scudo dei comitati antiabbattimenti continuano a speculare indegnamente alle spalle di coloro colpevoli soltanto di aver tentato di dare un tetto decente ai propri figli. L’intervento di questi giorni del Senatore Di Nardo, se non altro ,ha il merito di aver portato alla ribalta una problematica a cui la classe politica sembra non voler dare affatto una soluzione e che in prossimità delle elezioni dovrebbe essere tema di forte interesse di cui discutere durante la campagna elettorale. Ignorato dai politici e dai mass media il problema abbattimenti, sembra essere diventata una questione soltanto tra la Procura e poveri cittadini indifesi. Tuttavia sul tema si fronteggiano varie posizioni chiare e diverse, ma spesso non condivisibili: Quella di chi propone agli abbattimenti la riapertura dei termini del condono del 2003 ,spesso espressione di quel centrodestra sempre pronto a premiare chi aggira le leggi tramite condoni fiscali ed edilizi,e quella di coloro che sostengono di demolire tutti gli immobili costruiti in violazione delle norme vigenti. Sebbene due sentenze della Corte Costituzionale stabiliscono che le leggi approvate dall’allora governo Bassolino hanno privato i cittadini campani del diritto di usufruire di un condono che altrove è stato garantito nei termini di legge, si dovrebbe immaginare cosa sarebbe successo al nostro territorio con l’entrata in vigore di tale provvedimento. Purtroppo rimane tuttora difficile paragonare una parte della popolazione campana ,che vede nella cementificazione del suolo come una missione se non l’unico scopo nella vita, con gli abitanti di altre regioni che vedono gia da tempo nella tutela dell’ambiente e del paesaggio delle risorse economiche da sfruttare. Facile immaginare le conseguenze per un già martoriato territorio di una regione come la Campania che nel patrimonio ambientale e paesistico nonchè artistico-culturale potrebbe intravedere forse l’unica strada rimasta verso il proprio riscatto socio-economico. Un nuovo condono edilizio in Campania, definirlo un disatro sarebbe un eufemismo in quanto, già più volte in passato,è bastato il solo annuncio di una nuova possibile sanatoria, perché il fenomeno dell’abusivismo riprendesse vigore. Si premierebbe ancora una volta la furbizia nel nome della necessità, si consentirebbe di sanare, con pochi soldi, abusi di ogni tipo a dispetto della legalità e della tutela del territorio con il dubbio del bene placido di coloro che dovrebbero tutelare e far rispettare la Legge. Inoltre si continuerebbe a dare un messaggio sbagliato che aggirare le regole,la prepotenza nonchè la spavalderia con la quale si compiono tali reati: premia! Un paese civile che si rispetti, non si affida alla politica dei condoni in quanto il sanare gli abusi oltre ad essere un messaggio sbagliato alla popolazione istiga a delinquere. Sono provvedimenti che calpestano uno dei principi del diritto, in quanto si annullerebbe la sanzione prevista per coloro che effettuano una violazione, nello stesso tempo assicurano l’impunità per legge. Si deve riuscire a far capire che costruire abusivamente è un grave reato che va perseguito dalla Legge e non ci sono casi di necessità che tengano, altrimenti chiunque soffra la fame può fare una rapina al giorno sapendo poi di passarla liscia . Tuttavia la posizione di coloro che ritengono di demolire tutti gli immobili costruiti abusivamente non tiene conto che al punto in cui si è giunti, la politica degli abbattimenti a tappeto non farebbe altro che creare una ulteriore emergenza sociale in un territorio da sempre in grave crisi abitativa oltre che economica. Anche se tale principio, se si vuole rispettare la Legge, è senz’altro condivisibile. Una delle poche soluzioni, per uscire ormai da questo vicolo cieco onde dare una risposta definitiva anche dal punto di vista legale, potrebbe essere quella di procedere alla demolizione per tutti gli immobili abusivi che non siano classificati prima casa, compresi e soprattutto quelli nei quali si esercitano attività economiche e commerciali. Nello stesso tempo acquisendo ai patrimoni comunali le restanti prime case facendo pagare ai “proprietari”un adeguato canone, oppure far pagare a costoro un mutuo , magari ventennale al comune ,dopo di che diventare proprietari a tutti gli effetti. Una norma a riguardo esiste , seppure non è mai applicata dagli enti comunali,relativa all’Art. 31 del decreto legislativo 380 del 2001 che prevede l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale delle costruzioni abusive che rispettino determinati parametri, dopo che siano trascorsi,senza esito, 90 giorni dalla notifica della ingiunzione amministrativa a demolire le dette costruzioni. Dall’acquisizione andrebbero escluse tutte quelle costruzioni che non presentano idonee garanzie antisismiche oppure costruite in aree protette e a forte rischio idrogeologico. In tal modo coloro che hanno voluto aggirare la Legge non se la caverebbero a buon mercato, nello stesso tempo si restituirebbe al territorio ampie aree occupate dalla edilizia non di necessità, quali,strutture ricettive, ristoranti abusivi, seconde e terze case, piscine che attualmente sembrano “servire per la sopravvivenza”. Tali provvedimenti porterebbero soldi alle casse comunali e nello stesso tempo premierebbero tutti gli imprenditori che operano nella legalità non godendo dell’indebito vantaggio di operare in strutture abusive. Sarebbe quindi opportuno, con l’aiuto degli stessi comitati antiabbattimenti censire le case realizzate abusivamente per vera e propria necessità e separarle dai manufatti realizzati per mera speculazione. Nello stesso tempo dare anche un senso di veridicità alla loro causa. Fare una netta distinzione con coloro che hanno costruito per pura speculazione, che senz’altro si annidano tra di loro, altrimenti non si potrà mai parlare di sanare gli abusi di prima necessità. Individuare l’ unico proprietario responsabile di un nucleo familiare, altrimenti proseguire con le regole che la Legge stabilisce. Inoltre sarebbe opportuno, ora in avanti, qualora si scopre l’abuso agire immediatamente con l’abbattimento, invece di iniziare un infinito iter burocratico che dopo anni porta alle attuali situazioni. E’ assolutamente intollerabile che da decenni non si sia riusciti o non si abbia voluto far fronte a tale fenomeno. Che ha portato alla realizzazione, lungo il nostro territorio, di scempi, talvolta da far innorridire ed adoperarsi  affinchè possano  essere anche condonati. Piuttosto iniziando dalla classe politica concentrare le energie nel risolvere i tanti problemi che quotidianamente bussano alle porte del territorio quali sicurezza e la vivibilità affinchè si possa proseguire con tranquillità a fare del buon turismo. Sarebbe tempo di non giocare più con le parole bensì concentrarsi nel realizzare ciò che si promette. Se per davvero si vuole bene alla nostra città, se si ci preoccupa della postra economia turistica, dell’avvenire dei nostri figli, sarebbe opportuno che ci si concentrasse nel tutelare e proteggere le ricchezze del nostro territorio.Ricchezze che madre natura, senza chiedere niente in cambio ci ha donato, che i nostri padri da secoli tutelandole ci hanno tramandato e che a quanto pare noi sorrentini “dell’era ultramoderna” stiamo dimostrando di non meritare affatto. 4 Febbraio 2013 – Salvatore Caccaviello positanonews.