Faldoni spariti al tribunale: caccia alla penalista ripresa mentre infila i documenti in borsa

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Il diciotto novembre del 2011 era un venerdì, un giorno come tanti in un Palazzo di giustizia alle prese con i problemi di sempre: le file dinanzi agli ascensori per le Torri, le cancellerie zeppe di fascicoli, alcuni faldoni poggiati da anni a terra in attesa di armadietti blindati. Un giorno come tanti anche negli uffici della sesta Corte d’appello, nella stanza di uno dei cancellieri coinvolto nel presunto mercimonio per ritardare i processi e scongiurare provvedimenti sfavorevoli. Sono le nove e quarantasei minuti di un venerdì mattina, la telecamera della Finanza registra in presa diretta un episodio destinato a finire sotto inchiesta: il cancelliere lascia la propria scrivania, un avvocato approfitta dell’assenza di controlli «et voila», il fascicolo finisce nella borsa di una non meglio identificata penalista. Eccola, in presa diretta, la sparizione di una parte di processo, il trafugamento di un pezzo di carta che, nell’economia di un’inchiesta, può significare tanto, almeno in una strategia difensiva basata anche su possibili colpi bassi. Protagonista della scena è una donna. Una penalista al momento rimasta sconosciuta su cui – facile immaginarlo – sono in corso accertamenti di polizia giudiziaria. Giubbino chiaro, mano lesta, sangue freddo: la donna mette in borsa la parte del processo che le interessava, il «passaggio in giudicato di una sentenza», approfittando della momentanea assenza del cancelliere Mariano Raimondi, uno degli impiegati finito sotto inchiesta per il presunto «maneggio di atti giudiziari». Pochi secondi tradotti in sei fermo-immagini, una sorta di film che finisce nella ricostruzione dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria agli ordini del colonnello Nicola Altiero. Cosa raccontano quei «frame»? Cosa c’è in quella ricostruzione da qualche giorno depositata dinanzi al Tribunale del Riesame? C’è la storia di una donna che, evidentemente, sa come muoversi in certe situazioni, mentre dall’altra parte l’impiegato sembra parte offesa del trafugamento del fascicolo. Parlano chiaro le didascalie che accompagnano le foto: Mariano Raimondi è seduto dietro la sua scrivania, di fronte a sé c’è l’avvocato, scambiano tra loro parole sul numero di un fascicolo, poi l’impiegato lascia momentaneamente la sua stanza. Scenario ideale per chi non ha tempo da perdere. Pochi secondi e l’incartamento finisce nella borsa della penalista che, al ritorno nella stanza di Raimondi, dirà di non avere più bisogno di consultare il documento o di produrre un’istanza di copia. Cosa accade dopo? Qualcuno lì, nelle stanze della sesta appello si avvede della scomparsa del documento? C’è una denuncia o cosa? È quanto stanno verificando in questi giorni i pm Antonella Fratello e Gloria Sanseverino, nel corso di un’inchiesta che ora attende la risposta del Tribunale del Riesame. Sotto accusa ci sono quattro penalisti e alcuni impiegati di Procura e Tribunale. Intercettazioni telefoniche, fotografie scattate dentro e fuori il Palazzo di giustizia, ma anche immagini che riproducono presunte mazzette versate per cancellare o insabbiare fascicoli giudiziari. È la storia del sacco o del «maneggio», a leggere la misura cautelare firmata quindici giorno fa dal gip Paola Scandone, al termine di indagini serrate, condotte tra il 2011 e il 2012. Presunte tangenti da migliaia di euro, una sorta di tariffario pronto all’uso, in uno scenario che attende gli ultimi sviluppi investigativi. Ci sono altri personaggi al vaglio degli inquirenti, almeno a voler interpretare quanto depositato in queste ore dalla Procura, proprio alla luce delle immagini finora immagazzinate. Come la storia del fascicolo sparito in pochi secondi, il rapido gesto di mano di una professionista a proprio agio nel Palazzo dei faldoni abbandonati e delle carte che spariscono all’improvviso.

DI LEANDRO DEL GAUDIO IL MATTINO.IT