Invalidità civile e falsi invalidi

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INVALIDITÁ CIVILE E FALSI INVALIDI

È risaputo: il nostro è un paese di corrotti e corruttori, di fantasiose e geniali truffe; falsi ciechi, falsi invalidi e giustamente occorre intervenire, porre riparo e, soprattutto, recuperare denaro pubblico in questo particolare contesto di crisi economica che ci attanaglia.
Il guaio però, in Italia, è che quando si cerca di apportare modifiche normative, modifiche alla prassi, abbozzare cosiddette riforme, si rischia di peggiorare le cose. E mi spiego: negli anni 80 le competenze in ordine alla invalidità civile erano demandate ai Comuni, successivamente alle Usl, oggi Asl, negli anni 90 all’Usl più una commissione di verifica militare, dal 2010 vi è l’esclusiva competenza dell’Asl e dell’Inps: l’Asl compie una prima valutazione che invia all’Inps che la esamina traverso una commissione strettamente sua. La commissione delle Asl compie una prima valutazione, attenendosi ai criteri e parametri, le famose tabelle, emesse dal Ministero della Sanità, che non risultano, allo stato, abrogate; purtuttavia questa prima valutazione delle Asl non è affatto vincolante per l’Inps che, una volta ricevuti gli incartamenti per via telematica, filtra il tutto traverso una propria commissione; è come se adottasse delle proprie tabelle; i criteri di valutazione, infatti, si ispirano all’aspetto giuridico-civilistico e non assistenziale. La decisione definitiva spetta all’Istituto Nazionale Previdenza Sociale.
In buona sostanza, sul piano attuativo, esecutivo, si adottano criteri non più “assistenziali”, caratteristici della istituzionalità delle Asl, ma criteri di natura legale-civilistica, conditi col massimo rigorismo. Per potere ottenere il beneficio dell’accompagnamento occorre non essere autosufficienti in cinque azioni: pensare, mangiare, camminare, lavarsi, andare in bagno. Concorrendo almeno due di queste carenze si dovrebbe concedere l’accompagnamento ma, atteso l’eccessivo rigorismo, da parte dell’Inps, qualcuno ha commentato: “se visitando il cadavere lo stesso risulta ancora caldo…non ha diritto ad alcun beneficio”.
È una battuta, per carità, un po’ amara ma è una battuta. La realtà non è molto diversa; in questo paese troppo facilmente si passa da un estremo all’altro: o troppa permissività od eccessiva restrizione.
Adottando i criteri di valutazione di cui sopra, vengono praticati i tagli all’accompagnamento; gli esclusi, però, fanno ricorso all’Autorità Giudiziaria e nasce un costoso contenzioso per lo Stato, si apre una diversa voce di bilancio e quello che viene recuperato da una parte scivola dall’altra.
È giusto che i falsi invalidi siano scoperti e perseguiti; occorre soprattutto controllare i meccanismi burocratici, ricercare le infiltrazioni truffaldine negli organismi dello Stato che, da noi, sembra abbiano trovato “l’America”! Però non vanno comunque disattesi i criteri di equità, parola molto corrente nella società democratica e civile, ma che da noi sembra dimenticata, e non è più visibile in quella ideale bilancia della Giustizia…purtroppo non uguale per tutti.
Il discorso non vuole apparire qualunquistico, è invece un discorso amaro; se pensiamo agli sprechi di danaro pubblico avvenuti in Italia, agli scandali delle Regioni, agli ospedali costruiti e non completati, magari anche arredati con strutture costosissime e che rappresentano cattedrali nel deserto, non può che venire la rabbia. Perché poi, in questo paese, va a finire che, per colpire i falsi invalidi, vengono ad essere penalizzati quelli veri; quando capita di visitare centri di assistenza e magari una sala di attesa delle Asl, amareggia la visione di povera gente, accompagnata dai parenti, in attesa di un riconoscimento come quello all’accompagnamento; nei corridoi si agitano stampelle o si blatera un linguaggio incomprensibile; sembrano scene da corte dei miracoli.
Si facciano le riforme e si facciano presto e seriamente, cercando di trovare persone competenti; non affidiamo la salute pubblica in mano a politicanti o faccendieri dell’ultima’ora.
E perché uno degli altri mali di questa Italia è: le persone giuste non stanno al posto giusto.

(Augusto Maresca)