Positano Il bagaglio di Angelina

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Di Elena C, studentessa di Scienze Politiche

Da una lettrice riceviamo e volentieri pubblichiamo la recensione di “Angelina nel deserto“,
di Laura Franco

La bellezza del leggere sta nell’essere pronti ad accogliere tra le nostre cose spunti ed emozioni di altri, fino a scoprire con felicità che tanto di quello che credevamo solo nostro è in realtà condiviso e condivisibile…
Cosa ci lega ad Angelina?

Ogni viaggio inizia con la pianificazione di un itinerario e la preparazione di un bagaglio che contenga tutto il nostro mondo, così che questo possa accompagnarci fedelmente facendoci sentire a casa anche quando saremo lontani. Seguire quell’itinerario permetterà la realizzazione di desideri di scoperta a lungo pregustati, posti che nell’attesa di essere raggiunti abbiamo conosciuto col pensiero già più e più volte…

Ma non è questa la storia di Angelina, protagonista del racconto di Laura Franco intitolato: “Angelina nel deserto“. La nostra protagonista parte dalla Francia per raggiungere il deserto australiano senza che mai prima questa idea le avesse attraversato la mente.

I suoi pensieri di giovane fisica non erano stati liberi di librarsi su oceani e sabbie tanto da coltivare poi il desiderio di poterli un giorno vedere, ma erano stati diligentemente imbrigliati su testi universitari per preparare con cura e modestia l’unico bagaglio che offre trampolini di lancio per nuovi orizzonti, materiali e spirituali: quello culturale.

Durante tutta la lunga, faticosa, meticolosa preparazione, dal liceo alla laurea, noi lettori accompagniamo Angelina. Seguiamo i suoi passi lungo la via che collega la casa e la scuola, ma entriamo anche nella sua mente, insieme al turbinio dei suoi pensieri. Scopriamo il suo modo composto di vivere la sua solitudine senza fuggirla: Angelina ci riflette sopra, senza disperare, gestisce sempre al meglio i suoi pensieri e le sue emozioni, getta costantemente un po’ più in là la speranza. Sta bene con se stessa.

Con lei arriviamo fino a Perth, saliamo insieme in macchina e tagliamo il deserto fino a toccare Eucla, la stazione meteorologica che le darà lavoro e uno splendido isolamento. L’Australia si presenta con i suoi colori, i suoi animali esotici per occhi europei, e con la forza della natura. Vento, onde dell’oceano che si infrangono, piccoli fari lungo la costa che gettano un fascio di luce che rincuora i naviganti.

Siamo con lei così lontani da tutto quello che è il nostro mondo conosciuto da poter sentire il canto delle balene che giungono dall’Antartico… Eppure quando fuori tira vento e tutto rimbomba lei non ha paura. Riempie i tempi lunghi del lavoro nella stazione senza mai stancarsi di osservare ciò che la circonda, e con la stessa capacità di riflessione interiore sa vivere i momenti di vacanza.

Nell’arco dei quattro anni passati a Eucla si concede qualche viaggio –sempre da sola– va in molti imprevedibili posti australiani. Una delle prime mete delle sue peregrinazioni in solitaria è il convento benedettino di New Norcia: come non vedere un’analogia tra la vita scandita dall’ora et labora dei monaci e quella della nostra meteorologa? Lei stessa ne ritrova, e non cede mai alla fatica di essere la sola interlocutrice dei suoi pensieri; al contrario trova sempre nuove parole per descrivere gli attimi di felicità vissuti, per renderli più chiari a se stessa ed esserne più padrona. E noi con lei. Perché leggendo la sua storia, non possiamo trattenerci dal voler sapere come Angelina userà poi, una volta rientrata “nel mondo” dopo l’esperienza nel deserto australiano, questa forte autonomia maturata nei lunghi anni di solitudine. La guiderà nella carriera? Le avrà fornito nuove istruzioni su se stessa per meglio sapere come accordarsi con un’altra anima dopo tanto isolamento? O la porterà a rimpiangere quegli anni e a voler far ritorno a una dimensione che non esiste più, creando attorno a lei una campana di vetro?

Restando al fianco di Angelina fino alla fine avremo ognuno modo di guardare al filo rosso che ha legato luoghi e sensazioni creati dall’autrice insieme a quelli del tutto nostri, privati e, chiusa l’ultima pagina, misureremo quanto di questa storia è entrato a far parte del nostro personale bagaglio, tutto quello che ci ha fatti sentire a casa anche quando abbiamo deciso di seguire fiduciosi l’autrice verso una nuova storia.