SORRENTO ALL´OSPEDALE ANCHE UNA SALA OPERATORIA FANTASMA. LA RELAZIONE DI PALAGIANO SULLA SANITA´

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Una relazione che quanto più la si legge più fa riflettere, tanto da far cambiare il titolo all’articolo inserito su Positanonews, il quotidiano della penisola sorrentina e costiera amalfitana, e ripreso dal Corriere del Mezzogiorno il quotidiano di Napoli inserto della Campania nel Corriere della Sera, a firma di Gianluca Abate sperando che venga messa in rete tutta la relazione (ndr)  «383 incarichi ricoperti a vario titolo da personale che non ha superato un regolare concorso». Le «5 anomalie» segnalate negli atti «trasmessi alla Procura» sul caso dell’ospedale di Sorrento, dove viene denunciata «una gestione poco trasparente» con tanto di «acquisto di forniture, senza gara d’appalto, per una sala operatoria che non esiste». E i 37 «casi di malasanità», molti dei quali «sono da addebitarsi non al singolo professionista», ma a più generali (e preoccupanti) «disfunzioni organizzative». È uno spaccato inquietante quello che emerge dalla relazione conclusiva depositata ieri dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari presieduta da Antonio Palagiano (Idv). Un intero capitolo del dossier è dedicato al caso Campania, oggetto di accertamenti dal primo aprile 2009 a ieri. I CONTI – La spesa sanitaria campana — «secondo le ultime elaborazioni della Corte dei Conti» — rappresenta «circa il 72% della spesa corrente della Regione (10.2 su 14.2 miliardi di euro)», e per questo «contenere il deficit sanitario equivale a mettere sotto controllo l’intero bilancio regionale». Ecco cosa scrive la commissione: «Si è registrato, nell’ultimo triennio, un progressivo miglioramento del risultato d’esercizio del servizio sanitario regionale. Pur in un generale contesto di forte diminuzione del disavanzo, occorre evidenziare però che i risultati nascondono luci ed ombre. Nel 2011 il peso della spesa sanitaria su quella corrente complessiva è stato pari al 72% per cento, contro il 74% del 2010 e il 73% del 2009. In valore assoluto, gli impegni di spesa corrente sanitaria, dopo una flessione del 3.8%, sono aumentati del 23.1% nel 2011. (…) Negativo appare il quadro dell’indebitamento complessivo, costituito da mutui, debiti verso i fornitori, verso aziende sanitarie extraregionali e altre tipologie d’indebitamento, che al 2011 è pari a 9.5 miliardi di euro». I parlamentari sottolineano comunque lo sforzo fatto dalla Regione, precisando che «ogni valutazione, attuale e prospettica, non può ignorare la mole di debito lasciata in eredità dalle gestioni precedenti, pari a 10 miliardi di euro nel settore sanitario. L’attuale giunta regionale si è dovuta quindi fare carico di una moltitudine di debiti cercando di allontanare la prospettiva del default. (…) Il sistema di responsabilizzazione introdotto con la normativa sui piani di rientro, grazie ai meccanismi premiali e sanzionatori, ha fatto sì che si verificasse una riduzione del disavanzo: il risultato di esercizio 2010-2011 è infatti migliorato del 63.82%, con una variazione in positivo di 305.45 milioni di euro. Sono stati realizzati progressi nella riduzione dei costi di produzione della sanità regionale. La diminuzione della spesa per il personale nel 2011 è stata inferiore del 5% rispetto al 2009. Nel 2011 si è inoltre cercato di limitare l’eccessivo ricorso agli straordinari e le altre componenti della retribuzione accessoria. La spesa farmaceutica ha, invece, beneficiato di una intensa azione di controllo delle prescrizioni, dei provvedimenti in favore dell’uso dei farmaci generici e della introduzione di ticket e quota ricetta. È invece aumentata del 4.4% la spesa per l’acquisto di beni e servizi». Insomma, è «innegabile che l’azione di risanamento sia stata incisiva», ma «seppure in un contesto di generale miglioramento, la Campania non è riuscita a trovare adeguata copertura al disavanzo. (…) Le misure di razionalizzazione e di rientro dal debito sanitario non hanno prodotto l’auspicata radicale e virtuosa inversione di marcia gestionale nel senso del rigore e dell’appropriatezza della spesa». LE RAGIONI DI CALDORO – Le sorti della sanità campana, rilevano i commissari, dipendono anche dalla «ripartizione del trasferimento statale per quota capitaria». E poiché «i parametri» in base ai quali si calcola il riparto «attribuiscono maggior peso alla popolazione ultrasessantaciquenne», la «Campania è stata fortemente penalizzata, sebbene sia caratterizzata da critiche condizioni socio economiche. (…) Dalla tabella sulla ripartizione del fondo sanitario nazionale tra le Regioni si rileva che la Campania, ancora nell’anno 2011, è la Regione con la quota capitaria più bassa». Una questione che il governatore Stefano Caldoro ha più volte posto all’attenzione del Governo. GLI INCARICHI DIRIGENZIALI – Breve riassunto per non addetti ai lavori. C’è una norma (articolo 15 septies del decreto legislativo numero 229 del 1999) in base alla quale «i direttori generali possono conferire incarichi per l’espletamento di funzioni di particolare rilevanza e di interesse strategico mediante la stipula di contratti a tempo determinato e con rapporto di lavoro esclusivo, entro il limite del 2% della dotazione organica della dirigenza, a laureati di particolare e comprovata qualificazione professionale che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati o aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali apicali o che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e post-universitaria, da pubblicazioni scientifiche o da concrete esperienze di lavoro e che non godano del trattamento di quiescenza. I contratti hanno durata non inferiore a due anni e non superiore a cinque anni, con facoltà di rinnovo». E ce n’è un’altra poi (articolo 18 del contratto collettivo nazionale di lavoro, area relativa alla dirigenza medica e veterinaria del servizio sanitario nazionale) che regolamenta l’attribuzione degli incarichi di sostituzione in caso di assenza per ferie o malattia, cessazione del rapporto di lavoro, aspettativa per il conferimento di incarico di direttore generale ovvero di direttore sanitario, aspettativa per mandato elettorale: la sostituzione può durare 6 mesi, prorogabili fino a 12. Ebbene, stando alla Commissione d’inchiesta «in Campania è risultato un utilizzo anomalo di questi due istituti in luogo delle procedure ordinarie di reclutamento. L’articolo 15, ad esempio, non viene infatti usato solo per funzioni di particolare rilevanza e di interesse strategico, come prevede la normativa, ma anche al fine di ricoprire normali incarichi dirigenziali, trasformandosi troppo spesso in una chiamata diretta di natura discrezionale, da parte dell’Azienda, in relazione a profili professionali che andrebbero ricoperti mediante l’espletamento di pubblico concorso. Dagli accertamenti eseguiti risultano, in particolare, oltre 270 incarichi per la maggior parte costituiti da strutture complesse o dipartimentali affidati mediante l’articolo 18, e 60 incarichi affidati mediante l’articolo 15, oltre ad una serie di incarichi di natura non chiara affidati dalle Asl. Quindi risultano, in totale, 383 incarichi ricoperti a vario titolo da personale che non ha superato un regolare concorso». Le anomalie riguardano, a vario titolo, «Asl Caserta, ospedale San Sebastiano, Asl Avellino, ospedale Moscati, Asl Benevento, ospedale Rummo, ospedale Pascale, ospedale Santobono-Pausillipon, Azienda dei Colli, Asl Napoli 1 Centro, Asl Napoli 2 Nord, ospedale Ruggi d’Aragona, Asl Salerno». Poco chiara anche «la situazione riscontrata presso gli organici dei Policlinici universitari della regione Campania, dove risultano, in taluni casi, dirigenze di strutture complesse con zero posti-letto e dove gli incarichi e i concorsi rispondono spesso a logiche anomale (basti confrontare i nominativi dei vincitori dei concorsi per verificare la sussistenza di evidenti legami familiari e generazionali nei ruoli ricoperti)». L’OSPEDALE DI SORRENTO – C’è un’«indagine», citata nelle pagine del dossier sulla Campania. È quella avviata dai parlamentari «sugli aspetti gestionali ed organizzativi riconducibili a dirigenti della struttura ospedaliera di Sorrento, nonché a figure apicali della predetta Asl, con particolare riferimento alla gestione del reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Sorrento». È emerso, da quelle indagini, che «le proroghe dell’incarico temporaneo di dirigente sono andate ben oltre il termine massimo di un anno» (agli atti c’è il caso della nomina di un medico firmata nel 2008 e ad oggi mai revocata). E, soprattutto, è emerso che «nell’ambito degli appalti per l’acquisto di beni e macchinari da destinare al presidio ospedaliero non risulta mai bandita alcuna gara nel 2010. L’unico interlocutore commerciale viene individuato su precisa indicazione del sanitario che fa richiesta del macchinario per il proprio reparto, e l’aggiudicazione avviene con affidamento diretto. È emersa inoltre una singolare anomalia relativa all’acquisto della dotazione (letto operatorio ed accessori) per una terza sala operatoria del presidio ospedaliero di Sorrento che non solo non risulta mai attivata, ma non esiste neppure da un punto vista strutturale». L’indagine parlamentare ha poi portato alla luce «ulteriori anomalie che denotano una gestione poco trasparente ed efficiente della struttura ospedaliera (un dirigente avrebbe proposto un’intesa al fine di ottenere una donazione di 207.000 euro per far ristrutturare il reparto dove lavora la moglie), profili che saranno portati a conoscenza della Procura della Repubblica». I DATI – La foto scattata dalla commissione d’inchiesta consegna al cittadino l’immagine di una sanità in chiaroscuro. La Campania ha un dipendente medico per ogni posto letto (sono 10.1 per 10 posti, in Lombardia la media è di 6.8). Confortante il dato sui ricoveri, che «dal 2006 al 2011 sono diminuiti di 130.000 unità», e anche la «mobilità passiva» mostra un trend in costante diminuzione: «Complessivamente nei cinque anni considerati è calato di 6.541 unità il numero di cittadini che sono ricorsi alle cure presso ospedali delle altre regioni». Brutte notizie invece sul fronte dei parti cesarei (nel 2006 erano il 60.6% del totale, nel 2011 il 62.4%, e «la Campania risulta essere al primo posto in Italia per l’incidenza di tagli cesarei senza che vi siano condizioni tali da giustificare una frequenza così elevata») e della procreazione assistita: «Attualmente circa il 50% di tali prestazioni vengono effettuate fuori regione» a causa della «mancata attivazione della metà dei centri pubblici» e all’«assenza di centri privati convenzionati con il servizio sanitario regionale». Capitolo a parte sui casi di malasanità. Sono 37 quelli all’esame della commissione d’inchiesta (in Lombardia 34). Che chiosa: «Molti degli episodi sono da addebitarsi a disfunzioni organizzative, anche se poi spesso è il professionista ad essere considerato colui che ha determinato l’evento». Un esempio? «Una neonata è morta presso l’ospedale di Vallo della Lucania» perché «i mezzi per il trasporto neonatale che devono garantire un rapido collegamento» sono «mal distribuiti sul territorio regionale». Gianluca Abate, Corriere del Mezzogiorno