SALERNITANA:IL SOGNO DI MONTERVINO DERBY CON IL NAPOLI

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SALERNO Francesco Montervino è il ponte tra passato e futuro. Capitano di una schiacciasassi, simbolo di un orgoglio ritrovato. «Nove punti sulla seconda: straordinario, se penso all’inizio. Se guardo a due anni fa, vedo progetti raggiunti, in maniera eccezionale. Emozionati nell’essere di nuovo primi». Il futuro più lontano? «La proprietà ha idee e obiettivi chiari. L’abnegazione e la dedizione – dai proprietari ai magazzinieri – porterà in alto». Due anni dal fallimento: l’immagine più impressa? «Indelebili: la sfida al Verona e la prima gara con il Salerno. Ero sorpreso: due anni e mezzo prima ero capitano in A e invece stavo nei dilettanti. Ginestra ogni tanto mi dice: ma come hai fatto?». Che gli risponde? «Mi sono estraniato. Mi sono messo a disposizione di un allenatore bravo, che aveva voglia, di una persona che continua ad essere quello che è sempre stato. E poi ricambiare un club che mi ha dato stima». Una sfida? «Rifiutai proposte da tre squadre di C/1 e una di B. In Campania sto bene ed a Salerno ero venuto perchè avevo fatto un triennale che mi faceva chiudere bene la carriera». Avrebbe dovuto. «E già, ha finito con l’ammazzarmi… In D non ho fatto una scelta economica. Altre squadre m’avevano offerto molti soldi ma non fiutavo il progetto. Difatti due sono fallite: Pergocrema e Piacenza». Torniamo alla sfida? «Solo a Salerno non avevo vinto: ad Ancona dalla C/1 alla A, a Napoli dalla C/1 all’Uefa, a Catania promozione sfiorata in A. Qui retrocessione e fallimento: mi dava fastidio. Ripartivo da una società forte: modo migliore per riprendere un rapporto con la città che non m’aveva troppo ben visto». La storia del napoletano? «Fin quando c’è chi dice demenzialità ci sarà sempre qualcuno che si lascia coinvolgere. Però tanti valutano con la propria testa, ho cominciato a ricevere applausi, attestati. Tifosi eccezionali. Sono stato 4 mesi fuori rosa, ho fatto la D, sono capitano in C/2 di una squadra che sta stracciando tutti i record. Sempre dato l’anima». Il peccato originale? «Qualche amico dice: Montervino ha il difetto. Non rinnego nulla. Ma se domani andassi da qualche altra parte non salterei al coro “chi non salta è salernitano”. C’è rispetto per chi non t’ha mai fischiato, è il ringraziamento a chi si è ricreduto. Il presente è bello, pensiamo a godercelo…». Rivalità tra Napoli e Salerno: una parola da capitano. «Due realtà che possono far riemergere la Campania anche sportivamente. Non è giusto ci sia solo Napoli come grande realtà calcistica; non lo è festeggiare se una squadra, o l’altra, perde. Serve rispetto. Fratelli no, ma cugini quasi». Il primo incontro Lotito? «Parlò solo lui. Ero un figlioccio di Reja che ci mise un cuscinetto. Accettai la proposta, trattato no perchè con Lotito non ci si riesce. Parlammo di progetti. È stato di parola. Anche con me. Mi aveva promesso che in caso di promozione mi avrebbe fatto un biennale: così è stato. Così diamo pure una bella notizia per la quale forse qualcuno si ammazzerà… Anche perchè farò di tutto per farmelo allungare, meritandomelo sul campo. La promessa c’è, vediamo se il fisico mi aiuta. Non scelta economica ma di sicurezza: far parte di un progetto serio, duraturo. Il motivo per cui ero venuto con Lombardi: mi avevano detto fosse una persona seria e invece… Lotito? È una persona che sta al gioco, con lui ridiamo, è umile, ci segue sempre. È impressionate quello che fa, si vede che ci tiene tanto, come Mezzaroma». Napoli e Salerno, ripartito dopo il fallimento. Analogie? «Tante. Con Giubilato ho fatto quel percorso là. Perfettamente identico, anche se con due categorie di differenza. Mi spiace solo che quest’anno siamo in Seconda: non lo meritavamo per la serietà, la compattezza, la forza di questa società. Doveva godere di qualche credito. Invece hanno preferito fare la Prima con tre in meno: ferita che stiamo chiudendo sul campo». Analogie in chi o in cosa? «Io e Giubilato, ad esempio. Un presidente vulcanico e istintivo: Lotito è come De Laurentiis ai suoi primi anni. L’essersi affidati a persone di fiducia: Marino a Napoli, Susini e Mariotto qui. E soprattutto la scelta dell’allenatore». Simili, Reja e Perrone? «Mamma mia. Vent’anni di meno ma Perrone somiglia molto a quel Reja che, non a caso, è stato poi alla Lazio. Educati, rispettosi. Sembrano avere il muso lungo e invece sono bonaccioni che hanno la forza di non farsi mettere i piedi in testa da nessuno. Bravi nel farsi seguire e rispettare. Pure le battute sono le stesse». Simili anche come tecnici? «Non focalizzano tutto su un modulo solo, scelgono in base ai calciatori, danno fiducia. Hanno identità precisa». Per difendere Lombardi litigò pure con Stendardo. «L’unico errore fu metterci troppo la faccia ma intorno era un fuggi-fuggi. I soldi? E chi li ha presi. Due conti? Con Lombardi ho perso 640 mila euro, giusto per farlo sapere a chi ancora mi fischia o dice stupidaggini. All’epoca parlai perchè la deriva era chiara: provai a costruire». Dirlo ora sembra facile. «Retrocedemmo ma la squadra si iscrisse, grazie alle famose firme. I ragazzi si fidarono: “Se ha firmato lui che sta perdendo tutti questi soldi come facciamo a non firmare noi?”. Quando finii fuori rosa ecco l’intervista del 2 febbraio: svalvolai… Mi allenai per quattro mesi da solo. Senza allenatore, preparatore, medico. Solo, e con un foglio scritto. Quando mi richiamarono, ero pronto». Lombardi: visto o sentito? «Spero di non rivederlo mai. Non so cosa accadrebbe». Fango su quella Salernitana: gare comprate e vendute. «Composta da gente che non merita di stare nel calcio: chi ha sbagliato deve pagare». La B persa col Verona. «Sarebbe stato un bene farla fallire l’anno prima. Amarezza indicibile, per noi e i tifosi». La svolta di quest’anno? «Lo spogliatoio è sempre stato lo stesso, dal primo giorno. Bugiardo se dicessi che, arrivato Perrone, tutto è cambiato. Lascia un po’ più che le cose accadano anche da sole. Galderisi voleva impostare, dettare. La differenza? La condizione fisica. Tutto il ritiro l’hanno fatto solo quattro dei giocatori attuali. I nuovi arrivavano a spizzichi e bocconi». Nervosi, con Galderisi. Quando non fai risultato, s’insinua un tarlo: c’è Ginestra, c’è Mancini, c’è Molinari, ci sono altri, come è possibile? Così ti innervosisci». I big, soprattutto. «Noi grandi dovevamo fermarci e interrogarci: che accade? C’abbiamo messo qualche settimana in più». Lotito: “Galderisi ha lacerato lo spogliatoio”. Giusto? «Dividere convocati e non? A me è capitato anche altrove; Scoglio sembrava Hitler, fosse stato per lui ne avrebbe portati solo 14. Forse per Lotito e tanti ragazzi è stata una novità, non presa bene. Anche con Galderisi avremmo fatto bene. Alla fine in campo ci andiamo noi». Colpa più della squadra? «L’allenatore bravo è quello che non fa danni, specie se ha una squadra forte come lo è la Salernitana. Diciamo che ogni male non viene a caso». Perrone dice che la sua fortuna è stata l’esser tornato. «Massacrato dal primo giorno, se fosse rimasto». È cambiato? «Esattamente uguale allo scorso anno. Sarebbe bello capire cosa è cambiato nella testa di tifosi e giornalisti». La squadra gioca meglio, lui sembra più duttile. «I giocatori sono diversi. L’anno scorso doveva far giocare quelli che potevano fare la differenza. Abbiano fatto 4 gare col 4-2-4: 2 pari, 2 ko». Biancolino va all’Avellino e dice: non ho giocato nella Salernitana. Condivide? «No, orecchi già tirate. Raffaele ha sbagliato: lui ne è consapevole, non ha saputo gestire un’emozione. Ad amici salernitani ha chiesto scusa». Salerno Calcio e Salernitana: entità distinte? «La storia è importante ma se quest’anno taglio le 100 presenze il premio lo voglio… Le ho giocate per la città». Quattromila spettatori, come lo scorso anno. «Una squadra che fa questi risultati, e che dà pure spettacolo, meriterebbe di più, anche per gratificare un gruppo di ragazzi stupendo. Domenica in curva c’era uno striscione bellissimo: orgogliosi di voi. Io orgoglioso di chi viene, gli stessi dello scorso anno. Stanno mangiando, insieme a noi, qualcosa di amaro ma più in là si toglieranno soddisfazioni». Stava per diventare proprietario, a più riprese. «Dopo venti giorni capii che Lombardi era un pazzo. Chiesi aiuto ad amici: “Vediamo se la società è sana o è una bufala?”. Boldoni, dopo due riunioni con lui, mi disse: “fuitenne”. Poi, Cala: a Boldoni voleva vendere: non ci aveva messo un euro e voleva guadagnarci.. Sempre cercato di fare qualcosa di positivo per la città ma la gente non ha capito. Volevo stanare Lombardi e Cala». Meglio ripartire da Lotito-Mezzaroma? O Boldoni… «Lotito-Mezzaroma». Percorso netto con la Salernitana: arrivare dove? «Arrivare in B. Con questa squadra ce la farò, sicuramente. Il sogno sarebbe giocare nella Salernitana contro il Napoli. Si chiuderebbe un ciclo». A maggio compirà 35 anni. «E promozione: la sesta». Per il grande sogno? «Questa squadra in due anni arriva in B. L’anno prossimo sarà dura per le nuove regole ma quest’organico, con tre innesti, non lo ferma nessuno». Gli stimoli dove li trovate? «Ne parliamo tra noi: è motivo d’orgoglio sapere che stiamo stracciando tutti i record della storia. Lo stimolo? L’obiettivo? Far capire alla nostra proprietà di che pasta siamo fatti, che giocatori siamo. I ragazzi si stanno dimostrando all’altezza, come i vecchi». Uno che si farà? «Tutti super, come ragazzi e professionisti. Nessuno tira tardi, nessuno beve, niente vizi. Mai visto uno spogliatoio così. Se devo dire un nome dico Tuia, può decidere solo lui dove può arrivare. Per me in A». Se dovesse definire la Salernitana con un vino? «Bianco. Uno delicato, come i giocatori che hanno piedi super: Gaja Rey, piemontese. Però allo stesso tempo è una squadra forte, fisica, di spessore e quindi dico anche un Trebbiano d’Abruzzo, Masciarelli». Champagne o spumante per la promozione? «Prosecco campano così facciamo un po’ di sfottò agli amici avellinesi: Double, Feudi di San Gregorio».

fonte:cittadisalerno                           

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