IMPRENDITORI DI NAPOLI SALERNO CAPACCIO PAESTUM ALLE IENE NIENTE CRISI A CAPRI ALBERGHI PIENI VIDEO

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Enrico Lucci sbarca in Campania con le telecamere de  “Le Iene” per verificare quanto reale sia la percezione della crisi. Un rapido giro tra i giovani e rampanti imprenditori CampaniA, è bastato per capire, secondo gli intervistati, che la crisi è solo una questione psicologica. Da Napoli a Salerno giovani e rampanti imprenditori non pare stiano male, viaggi aerei privati, pernottamenti a Capri e in Costiera amalfitana o penisola sorrentina Per molti infatti, il fatto che molti alberghi nelle più rinomate isole italiane siano pieni o piuttosto che nei locali più in voga si spenda mediamente mille euro al sera per bere con gli amici, sono sintomi evidenti che la crisi è solo psicologica. Nell’inchiesta di Lucci anche l’imprenditore di Capaccio Paestum nel Cilento , Fabio Sapere che porta la Iena alla sua festa salernitana e qui, tra un bicchiere e l’altro, Sapere confessa che ogni sera beve almeno sei bottiglie di preziosissimo liquore.

Francesco Amodeo, imprenditore napoletano nel settore della sanità privata e autore di un «romanzo new age», il motto se l’è tatuato sulla schiena: Visibilia ex invisibilibus, il visibile nasce dall’invisibile. Solo che, visto com’è andata, forse per questa volta era meglio restare invisibili. E già, ché da domenica sera — dopo la messa in onda di un servizio delle Iene sulla vita da «rampolli» ai tempi della crisi — lui e gli altri due protagonisti del servizio (il napoletano Carlo Palanca e, soprattutto, il salernitano Fabio Sapere) sono diventati il bersaglio dei social network, poco equamente divisi tra i tantissimi messaggi di critica e i pochi attestati di solidarietà, oltre a un non indifferente numero di prese in giro. Il motivo? Le frasi pronunciate dai tre ragazzi davanti alle telecamere dell’inviato Enrico Lucci. Le Iene, la crisi e la Napoli bene L’IMPRENDITORE DELLA SANITA’ – Il primo ad apparire in tv è proprio Francesco Amodeo. Riceve il giornalista nella direzione della sua clinica, con tanto di Rolex d’oro d’ordinanza. E spiega serafico: «La crisi è psicologica, gli italiani sono stati spaventati». E, mentre Enrico Lucci gli fa il verso («Guardate meglio nelle vostre tasche voi che state ascoltando, i soldi ci sono»), lui spiega: «A Capri l’ultimo weekend di agosto, che è un po’ una tradizione della Napoli bene, una stanza costa anche 300 euro a notte. Ed era tutto pieno». Altri esempi? «Abbiamo affittato un charter per Ibiza, e un’altra volta siamo partiti per la zona ricca di Rio in 15, tutti della Napoli bene». Quando la telecamera inquadra il tatuaggio, segue la spiegazione: «Tutto ciò che è visibile nel mondo esterno altro non è che la proiezione dei nostri stati interiori», come a dire che se non vedi i soldi sul tuo conto in banca è perché nel tuo intimo ti senti sfigato. E che il ragionamento sia un tantino pericoloso lo deve intuire lo stesso Francesco Amodeo, che dice preoccupato: «Non vorrei che nascesse una cosa tipo a sfottò». Offrendo a Lucci una chiosa da iena: «Come può pensare una cosa del genere?». IL FARMACISTA – La seconda tappa è a casa di Carlo Palanca, farmacista, napoletano. Chi è? Un «figlio di papà» che non s’accorge cosa accade nel mondo di tutti giorni o al contrario un ragazzo che ha (incautamente) accolto le telecamere in casa sua per mostrare «come ci si può divertire in maniera naturale, con cocacola e karaoke, lontano anni luce da Billionaire, droghe e superalcolici»? Lui, per la verità, la crisi esplicitamente non la nega mai. Ma dice che «c’è gente che ci marcia», che «con questa scusa aspettano una mano che cade dal cielo». Eppure è il più bersagliato dal popolo di Facebook. Forse per via di quel «Palanca party» dove «disoccupati non ce ne sono» perché alla porta bussano «tutti esponenti della buona borghesia». O forse per via di quelle due invitate che a Enrico Lucci raccontano la loro particolarissima versione. Inizia Serena: «Noi frequentiamo molti luoghi in a Napoli. Credo che sia un’invenzione la crisi, perché mi sono capitati ragazzi che fanno una sorta di gara a chi spende di più. Prendono lo champagne e lo gettano per terra, fanno una gara tra i tavoli a chi spende di più». Mara rincara la dose: «Io vado a fare i weekend fuori: Ischia, Capri. Tutti si permettono dei lussi, vanno in palestra, a ballare. Problemini? Ce ne sono sempre stati, la crisi è soltanto un modo di dire». Seguono sberleffi virtuali, anche se chi a quella festa ha partecipato (in questa pagina pubblichiamo la lettera di un invitato) dice che le cose non sono andate proprio come è apparso in tv. Lo stesso proprietario di casa, Carlo Palanca, affida a Facebook il suo commento: «La crisi per me c’è e si sente. Le Iene però hanno montato il servizio tagliando alcune mie dichiarazioni sulla crisi e sul modo di affrontarla. Era prevedibile». IL «RE» DEL CALCESTRUZZO – Chi invece non fa pubblica retromarcia è Fabio Sapere, salernitano, produttore di calcestruzzo, il terzo «rampollo» intervistato dalle Iene. Rolex al polso (e ben esibito) anche lui, l’imprenditore consegna a Enrico Lucci il suo credo: «La crisi non esiste. C’è sempre stato chi soffre, non è una novità». Una volta erano «schiavi e nobili», oggi «poveri e ricchi». Inutile chiedersi lui a che categoria appartenga: «Ho una Mercedes, ho avuto trecento donne, spendo cinquemila euro al mese per l’abbigliamento, vado spesso a fare shopping a Milano in via Montenapoleone, vacanze a Porto Cervo». E la crisi? «Non la vedo. Via Condotti a Roma è piena, via dei Mille a Napoli è piena. Billionaire strapieno». Insomma, «attorno a me non vedo gente che sta male», al «The Club a Milano in una sera ho speso cinquemila euro, il compleanno è costato quindicimila euro». È questo il mondo «vero», tutto il resto è «colpa di gente stupida e ignorante che inventa». Conclusione in discoteca, con l’imprenditore che beve ««sei bottiglie da 250 euro l’una», viene acclamato come «il principe Sapere» e tuona ai suoi sudditi: «La crisi non esiste, smettetela di lamentarvi e non rompete più i testicoli». Roba che se la vai a urlare davanti ai cancelli dell’Ilva non torni a casa. E che fa infuriare il popolo dei social network, che ovviamente non contesta la possibilità di spendere i propri soldi come meglio (o peggio) si crede, ma critica piuttosto l’«ostentazione pacchiana» che si traduce in «una figuraccia per Napoli». Qualcuno, al contrario, parla di «ipocrisia», perché «noi siamo la metà che s’ingozza e non possiamo puntare il dito contro questi ragazzi». I 99 POSSE – E cantano fuori dal coro anche i 99 Posse, che in una nota pubblicata dal manager Rosario Dello Iacovo scrivono: «Dovremmo ringraziarli i rampolli della Napoli bene, perché nella loro cruda ostentazione ci spiegano meglio di tanti intellettuali cos’è il capitalismo e cos’è la crisi». Luca Abete Corriere del Mezzogiorno

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