Centoquarantaparole (e oltre)…Marina di Camerota, amore galattico

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 “Ha il sapore di un romanzo d’amore e la trama assomiglia molto a quella di un film in bianco e nero. La storia è vera e va avanti da diverse settimane a Marina di Camerota. La protagonista è una giovane del posto, vestita sempre di nero, innamorata follemente del prete del paese. Lui ha provato ad avvicinarla in mille modi provando a farle comprendere la propria posizione e che la storia d’amore che la donna sogna, non potrà mai consumarsi”. così scrive il giornale del Cilento, “Gli innamorati si sa, non demordono, fanno follie e cercano sempre nuove strade per conquistare chi è entrato nel proprio cuore e non ne vuole uscire”.

La donna da mesi, ormai da oltre un anno, occupa sempre lo stesso posto. Seduta lì, all’incrocio principale del paese, anche quando le temperature si abbassano e la pioggia scende giù a dirotto. Dorme, legge, osserva con gli occhi di un innamorata sperando di incrociare, nell’arco della giornata, anche solo per un istante, gli occhi del prete. Con grossi occhiali scuri ha minacciato più volte i passanti di compiere gesti estremi, di gettarsi dal ponte, di non mangiare per giorni, se un giorno non riuscirà a strappare un bacio, un abbraccio, una carezza a Don Gianni. A piedi si è recata più volte a casa del parroco. Più volte le suore del paese l’hanno ospitata nella propria dimora e tante altre volte i cittadini del paese coinvolti emotivamente da questa storia, hanno cercato di accoglierla nelle loro case. Niente da fare. Lei resta lì. Seduta, aspetta lui. Lo aspetta per ore e nulla cambia. Si sa, molte donne girano intorno agli ambienti ecclesiastici. Tante sono volontarie, poi le voci del coro della parrocchia, chi raccoglie la questua la domenica e chi invece da una mano al sacerdote per l’organizzazione di eventi e manifestazioni. A lei però non servono spiegazioni. Lei è gelosa di tutte, anche delle insegnanti del catechismo.

Durante il mattino della domenica appena trascorsa ha deciso di recarsi in piazza San Domenico a pochi passi dalla chiesa. La voce di Don Gianni è possente, riecheggia nella cupola e si diffonde fino all’esterno. Lei ha aspettato la fine delle celebrazioni, con un coltello fra le mani. L’amore è pazzo, è qualcosa di incontenibile. L’amore è un fendente al cuore che incide la passione come la lama di quel coltello. L’amore sanguina, non imbarazza chi ne è travolto ma, probabilmente, chi indesideratamente ne diviene oggeto.

Le urla e non la volontà di quella giovane gridavano giustizia e vendetta a quel travaglio: come il desiderio espresso, nel bel mezzo della piazza, dinnanzi al sagrato della chiesa, di volerla fare finita, uccidere il prete che non ricambia quel sofferto, intimo e struggente desiderio d’amore. Ma le sue mani sono state fermate da chi era presente ed ha assistito ad una visione di altri tempi e forse di altre dimensioni. Ben più romantiche degli intonaci ravvivati di  una piazzetta di paese, molto più simili alle pagine di un romanzo.  Alcuni l’hanno avvicinata, le hanno offerto una spalla su cui sfogare quell’impeto incontenibile. Ma lei vuole solo vivere la propria storia d’amore senza intralci, come ha provato a spiegare ai presenti che a loro volta provavano a convincerla dell’impossibilità di realizzare quel desiderio. Come se quel desiderio fosse controllabile dalla logica o dalla razionalità. La sua razionalità la riporterà in quel crocevia, a riaffidare la sua pelle e i suoi lunghi minuti alle intemperie. La sua logica la terrà ancora una volta piantonata lì perchè la lunga attesa vale il profondo mistero di un incrocio sfuggente di sguardi con il prete. La sua razionalità la renderà ancora una volta indifferente al giudizio e al consiglio di tutti, perchè l’unico giudizio risiede nell’obbedienza inflessibile al sentimento. C’è chi mette la parola fine a questa storia con il sigillo della follia. Sarà il caso di dare una rilettura ad un noto psicologo che ha fatto la storia della disciplina che studia la mente umana, quando scrisse: trovatemi un essere normale che vado subito a curarlo.