Massa Lubrense: Termini, 50 anni dopo la tragedia l´area è nuovamente seminata da abusi e cemento.

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Massa Lubrense: La morte lenta di un sito paesaggistico.

 

di Vincenzo Maresca.

 

Massa Lubrense. Nel febbraio del 1963 un movimento franoso interessò le frazioni massesi di Termini e Nerano con un evento di considerevole portata che pur non causando vittime catturò l’attenzione della stampa nazionale ed internazionale. A parlare della colata di fango che per miracolo risparmiò il centro abitato di Nerano fu il settimanale “Epoca” del 3 marzo 1963 con un ampio servizio fotografico, dapprima il quotidiano francese “La Nouvelle Republique” del 22 febbraio 1963 aveva titolato in prima pagina “La baia di Nerano travolta dal fango”. Il disastro originò la successiva piantumazione della attuale pineta “Le Tore” nello scopo di consolidare il terreno da cui ebbe inizio il dissesto. Da allora la mano dell’uomo non si è frenata e nonostante la morte scampata, incuria, inquinamento, abusi edilizi, cementificazione selvaggia, sentieri trasformati, piazzali cementati ad uso parcheggio, manufatti abitativi di recente realizzazione, stalle, baracche, discariche, depositi di materiali ferrosi, hanno praticamente ricoperto l’area della località “Tore di Casa” dalla quale mezzo secolo fa si staccò la disastrosa frana che rischiò di seppellire sotto il fango il borgo di Nerano. A lanciare l’allarme sono gli attivisti del wwf penisola sorrentina, sempre più soli in una battaglia per la salvaguardia dell’ambiente della costiera sorrentina, impegnati in prima linea ma quotidianamente minacciati da affaristi senza scrupoli e peggio ancora dalla cecità degli amministratori comunali. L’ultimo rapporto su un tratto naturalistico, percorso da centinaia di escursionisti e turisti, che si presenta invece abbandonato, fa venire la pelle d’oca. Tra costruzioni dimenticate e gioielli archeologici ed architettonici trascurati, l’altura di “Tore di Casa” ha da tempo cambiato aspetto, trasformata da punto panoramico sui versanti della penisola sorrentina e sull’isola di Capri a caleidoscopio di un nuovo dissesto dovuto alla speculazione dell’uomo e dove opere di dubbia autorizzazione mostrano il loro aspetto peggiore. Strade cementate e manufatti edilizi si snodano in una zona classificata ad elevata pericolosità di frana dalla autorità di bacino Destra Sele, sottoposta a vincolo per il suo valore naturalistico e paesaggistico, con una lenta ma inarrestabile modifica dello stato dei luoghi per una serie di interventi antropici che presto cancelleranno le caratteristiche ambientali dell’area vincolata. Inviata una nota alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, ai carabinieri di Sorrento, alle istituzioni di Massa Lubrense, alla Soprintendenza di Napoli e Provincia, al settore difesa suolo Regione Campania per la verifica della legittimità delle opere realizzate ed in corso di costruzione. Troppo tardi forse nella speranza di non assistere a future tragedie.