Consiglio Comunale di Vico Equense. Il Sindaco scappa di fronte ai problemi veri della Città.

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Nel corso del Consiglio Comunale del 9 gennaio il gruppo consiliare di IN Movimento per Vico, assieme agli altri consiglieri di opposizione, è stato costretto ad abbandonare l’aula per dare un forte segno di sdegno e di protesta nei confronti del Sindaco, il cui comportamento è intollerabile e volgare. Non è la prima volta che il Sindaco dimostra, con le parole e con i fatti, il suo disprezzo nei confronti del ruolo del Consiglio Comunale e delle istituzioni democratiche, assumendo atteggiamenti autoritari, ma non autorevoli, e calpestando sistematicamente i principi fondamentali su cui si regge il confronto democratico con i consiglieri di opposizione e di maggioranza. Egli è stato assente ingiustificato in numerose altre occasioni e, come allora, anche questa volta il tentativo di giustificare l’assenza da parte di alcuni consiglieri di maggioranza e del Presidente del Consiglio (mentre cercavano disperatamente ed inutilmente di contattarlo al telefono), adducendo impegni in altre sedi, è apparso francamente patetico. Questa volta l’assenza è stata ancora più grave, in relazione alla qualità ed all’importanza dei temi in discussione. Si doveva parlare, ad esempio, del Regolamento dei Controlli interni voluto dal Governo. Si tratta di un regolamento che affida ai funzionari comunali un importante potere di controllo sugli atti amministrativi, conferendolo loro grandi responsabilità. E’ una Legge che rafforza la separazione fra i poteri della Politica, che sono esclusivamente quelli di programmare e di dare indirizzi, e quelli degli Uffici Comunali, che sono quelli di mettere in atto le linee di indirizzo. Insomma, una sconfessione netta di quanto fatto dal nostro Sindaco in questi anni che, invece di programmare e di dare indirizzo, ha interferito pesantemente sulla gestione della macchina comunale, al punto di trasformarsi in una sorta di capo cantiere. Si doveva parlare dell’istituzione dell’Albo delle imprese di fiducia del Comune e del relativo regolamento di attuazione. Un argomento importantissimo voluto dal nostro Movimento, la cui finalità è quella di rendere, da un lato, oggettiva la scelte delle imprese chiamate a svolgere lavori per il Comune e, dall’altra, di dare impulso al mondo del lavoro nel settore dei Lavori Pubblici, indicando la strada dell’associazione delle imprese e dell’avvalimento per consentire anche alle nostre imprese locali di partecipare ad opere pubbliche importanti e non solo ai piccoli lavori di manutenzione od alle somme urgenze, come accade oggi. Si doveva parlare degli incendi estivi, che la scorsa estate hanno distrutto una parte importantissima del patrimonio boschivo del nostro territorio. L’emergenza di questa estate ha dimostrato che il problema non può essere affrontato con la vigilanza affidata ad associazioni volontaristiche “amiche”, ma che occorrono interventi più radicali, a partire dall’obbligo di pulizia dei fondi agricoli e boschivi. Ed il nostro gruppo era pronto a dare il suo contributo. Si doveva parlare anche delle infiltrazioni della malavita. All’indomani della sparatoria di ferragosto avvenuta alla spiaggia di Vico, teatro della quale è stato il pontile costruito in violazione del Codice della navigazione e costato alla comunità 260mila euro, lo sconcerto e la preoccupazione nell’opinione pubblica sono stati evidenti ed sono state aggravate da successive notizie di stampa circa arresti di taglieggiatori, dichiarazioni di pentiti su mazzette chieste nel corso di lavori, e così via. Si decise quest’estate di discuterne in Consiglio Comunale e, da parte della maggioranza, si propose di invitare parlamentari della zona in un Consiglio Comunale aperto. Non solo quell’impegno non è stato mantenuto, ma quell’argomento, inserito poi nei vari ordini del giorno di consigli comunali ordinari, non è stato mai discusso perché ripetutamente rinviato. Si pensava che il giorno 9 gennaio si potesse finalmente discutere dell’argomento e che il Sindaco relazionasse, come suo preciso dovere istituzionale, sulle iniziative intraprese e su quelle da intraprendere. Invece no. Il Sindaco ha preferito sottrarsi, senza alcuna giustificazione, al confronto. A quel punto, tutti i consiglieri di opposizione hanno ritenuto inutile qualsiasi discussione sul tema e sono usciti dall’aula. Evidentemente, il Sindaco non ha percepito l’importanza del tema. D’altronde, che sia così lo dimostra la lettera da lui inviata al Prefetto, in cui in sostanza si attribuisce alle dichiarazioni delle opposizioni, più che ai fatti in sé, lo sconcerto della popolazione. Inoltre, sia le dichiarazioni in aula del Vico Sindaco, che il documento approvato dai consiglieri di maggioranza che le successive dichiarazioni del Sindaco alla stampa dimostrano il livello di inadeguatezza culturale su questo tema. Si confonde il tema delle infiltrazioni camorristiche con quello della sicurezza pubblica, chiedendo semplicemente un aumento del controllo del territorio da parte delle Forze dell’Ordine, peraltro necessario. Abbiamo assistito ad affermazioni non dimostrate sulla presunta immunità dei nostri territori dalle infiltrazioni camorristiche. “A Vico la camorra non c’è, è rimasta ai margini della nostra Città, è un’invenzione delle opposizioni”. Noi non sappiamo se a Vico la camorra ci sia , se ci sia il racket, se ci sia l’usura, se ci sia il riciclaggio dei capitali. Non abbiamo le certezze di Sindaco, Vicesindaco e maggioranza. Vorremmo essere sicuri che questi fenomeni non appesantiscano ed ammorbino la vita democratica, civile ed economica della nostra Città. Sappiamo però che i camorristi, i taglieggiatori, gli usurai, i riciclatori non camminano per strada con una divisa particolare, non indossano la maglietta per farsi riconoscere. Sappiamo anche che a Vico c’è stata una sparatoria di Camorra. Sappiamo anche che alcuni immobili sono stati acquistati dalla Camorra. Sappiamo anche che alcuni lavori e forniture sono stati effettuati da un’impresa colpita da informativa antimafia. Sappiamo anche che la Sarim è stata vittima di un tentativo di estorsione e la stessa cosa sarebbe accaduta ad imprese che lavorano nell’edilizia, così come letto sui giornali. Insomma, non saremmo così sicuri come il Sindaco e qualcosa faremmo. Questo avremmo voluto dire al Sindaco in Consiglio ed avremmo voluto fare delle proposte concrete per capire, individuare ed eventualmente contrastare il fenomeno, così come fatto con successo in tante Città del Mezzogiorno governate da Sindaci seri e sensibili. Gli strumenti ci sono e sono ben sperimentati ed efficaci: sportello antiracket ed antiusura e Consulta anticamorra. Ma se il Sindaco non usa mai la parola camorra e continua a sottrarsi al confronto, se trova scuse inverosimili per non partecipare al Consiglio Comunale, se scrive lettere al Prefetto trasformando il problema in una questione solo di aumento delle forze di Polizia, se accusa l’opposizione di gettare fango sulla Città, se continua su questa linea, non c’è spazio per un confronto. Il Sindaco faccia autocritica. Dica che il problema va affrontato senza preclusioni mentali e noi siamo pronti a dare il nostro contributo.