Gragnano maxi truffa con i fondi CEE scacco ai clan

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Vincenzo Sbrizzi Sant’Antonio Abate Gragnano Monti Lattari  Era un modo come un altro per cercare di distrarre soldi alla Comunità Europea. Sfruttare le possibilità che l’Europa dà all’imprenditoria locale per ricavarne un tornaconto truffaldino. Un sistema semplice ma molto redditizio scovato dalle forze dell’ordine che ha permesso per diverso tempo a due imprenditori di intascare ingiustamente fondi europei. Si tratta di Giancarlo Alfano, 47 anni, e Carolina Longobardi, di 46, ai cui danni il tribunale di Torre Annunziata ha disposto il sequestro preventivo di un immobile e di un conto corrente bancario. Il provvedimento richiesto dalla procura oplontina segue l’attività d’indagine messa in campo dal Nucleo Antifrodi dei Carabinieri di Salerno. I militari del comando Politiche Agricole e Alimentari hanno messo sotto osservazioni alcune proprietà affittate a Brindisi e a Salerno da parte dei due imprenditori. Imprenditori che sono rispettivamente di Sant’Antonio Abate e di Gragnano e per questo motivo sono finiti sotto la lente d’ingrandimento anche della procura oplontina competente per territorio. L’accusa per entrambi è grave: aver dichiarato falsamente di essere affittuari di due beni che invece non erano stati mai loro concessi dai legittimi proprietari. La falsa attestazione serviva ad accedere a dei finanziamenti dedicati alle aziende agricole messi a disposizione dalla Comunità Europea. Finanziamenti molto cospicui visto che secondo gli inquirenti i due avrebbero distratto la cifra di trecentomila euro. La falsa titolarità a regime di pagamento unico stava per fruttare a entrambi altri 70mila euro con lo stesso sistema. Sistema sgominato dai militari che hanno scoperto la frode. Un meccanismo molto semplice: dopo la scelta di terreni agricoli che avrebbero soddisfatto i requisiti previsti dalla Comunità Europea per ottenere il rimborso del fitto per le aziende agricole, i due imprenditori imbastivano un finto contratto di affitto. Le pratiche venivano poi presentate all’autorità competente per avviare la procedura di rimborso senza che però gli effettivi proprietari del terreno ne fossero nemmeno a conoscenza. La falsa pratica, all’insaputa dei titolari reali, arrivava fino all’agenzia che avrebbe provveduto poi a richiedere i fondi europei. Per prevenire altre possibili frodi la procura oplontina ha chiesto e ottenuto anche l’interdizione da qualsiasi attività imprenditoriale. L’ente che ha subito la truffa da parte dei due è l’Agea, l’Agenzia per l’erogazioni in agricoltura, che poi dava accesso alla possibilità di ottenere i finanziamenti europei. I contratti di fitto falsi venivano registrati presso la sede dell’Agenzia delle Entrate di Salerno. Per questo motivo i carabinieri stanno continuando l’indagine che coinvolgerà sicuramente anche altri soggetti che si prestavano come titolari dei finti contratti d’affitto. Un cerchio che si allarga e che non esclude alcuna pista investigativa, compresa quella della criminalità organizzata. Il sospetto che possa esserci anche la camorra dietro la truffa è avallato dal fatto che uno dei due soggetti a cui sono stati sequestrati i beni “vanta” un passato vicino agli uomini del clan Galasso-Alfieri. Il Mattino