Cava de Tirreni 36anni Giovanni Di Mita licenziato e costretto a vivere in un´auto

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Licenziato, sfrattato, maltrattato ed infine costretto a vivere in una piccola auto, come un clochard. A dargli la forza di non farla finita, solo l’affetto per la sua piccola cagnetta, Mary, l’unica ad essergli rimasta vicino in un periodo nero che dura ormai da tre anni. Il 36enne Giovanni Di Mita dal 2009 sta vivendo un incubo. • Dopo essere stato licenziato dall’impresa di pulizie presso cui lavorava, l’uomo si è trovato improvvisamente senza certezze e con un fitto di 300 euro mensili sulle spalle, a cui è riuscito a provvedere solo finchè gli son bastati i soldi della liquidazione. • «Ho lavorato per sei anni presso una cooperativa che provvedeva alla pulizia dell’azienda cavese Di Mauro – racconta Di Mita- Dopo il licenziamento, ho ricevuto 2mila euro dall’impresa e 1.500 euro, in due anni, dal Comune, guadagnati attraverso lavoretti saltuari. Tuttavia, piccole somme di denaro, per chi, come me, è sempre stato in regola con i pagamenti, non durano per sempre: non trovando altro lavoro, nel 2010, in preda alla disperazione, mi sono gettato addosso una tanica di benzina, minacciando di darmi fuoco se qualcuno non mi avesse realmente aiutato». • Un gesto estremo, quello che stava per compiere l’uomo, fermatosi in tempo solo per amore della sua cagnetta: «La mia cagnolina è l’unico affetto per me in questo momento: se non ho compiuto gesti di cui pentirmi lo devo solo a lei». Rivolgendosi ripetutamente al Comune, in particolare al vicesindaco Vincenzo Lamberti, al Prefetto, alla Caritas e a diverse parrocchie, Di Mita non è riuscito ad ottenere alcun posto di lavoro ed “un buco” dove risiedere, per riuscire a rifarsi una vita: «Dopo lo sfratto, ho lasciato i miei mobili, i miei oggetti, frutto di tanti sacrifici, al proprietario dell’appartamento, in quanto non avevo altro posto dove conservarli. – ricorda con le lacrime agli occhi – Il Comune mi indicò una comunitá cavese che accoglie gente con problemi di dipendenze e di giustizia, ai quali io sono estraneo: queste persone svolgono lavori socialmente utili, come raccogliere abiti dismessi e materiali di scarto. Poco dopo dal mio arrivo, insieme alla mia cagnetta, sono stato oggetto di diversi episodi difficili da raccontare: quando ho salvato Mary, per miracolo, prima che ingerisse del medicinale che l’avrebbe avvelenata, ho capito di dover lasciare quella comunitá». Stanco di subire furti, angherie ed ingiurie e di veder in perenne pericolo l’incolumitá della sua Mary, bersaglio di diversi ospiti della comunitá, dunque, l’uomo ha scelto di vivere in auto, rinunciando perfino all’invito di un amico. «Non accettavo l’invito: meglio digiuno, piuttosto che mostrarmi in condizioni igieniche pietose. Oltre che lanciare richieste di aiuto, non so più cos’altro fare – ha concluso l’uomo – Mi basterebbe un’alternativa a quella comunitá, anche un piccolo garage come appoggio: ho bisogno di riacquisire la mia dignitá di uomo». Marilia Parente