Bufera animalista sullo Zoo di Ravenna

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Sono noti a tutti i lettori gli episodi di cronaca che vedono come protagonisti i motoscafi di Greenpeace mentre veleggiano contro le baleniere giapponesi, o ancora le lunghe marce di protesta in Africa contro la barbara attività dei bracconieri senza scrupoli. O infine tutti i link, gli aggiornamenti e le immagini postate sui social network, a testimonianza dello scempio e delle violenze perpetrate ai danni dei cani randagi in Ucraina, in previsione degli Europei di calcio 2012.

 

Ambientalisti e animalisti schierati in campo quindi per la difesa di diritti e leggi, contro tutto e contro tutti, disposti a qualsiasi sacrificio o rischio per salvaguardare la protezione di specie in via d’estinzione, o la scomparsa di naturali angoli di paradiso.

 

Anche in Italia il dibattito tra Stato e frange di animalisti è sempre acceso, ed esempio ultimo è proprio lo zoo di Ravenna. Le Dune del Delta, questo il nome del parco faunistico, è al centro di un acceso scontro aperto tra le associazioni Animal liberation onlus, Animal freedom, Collettivo byzantium onlus, Cruelty free, L’occhio verde, Ravenna Punto a capo, Gruppo Ravenna Viva e la società srl Alfa 3000 per l’apertura al pubblico prevista per la fine del mese. Il Tribunale Amministrativo romagnolo è chiamato infatti a verificare la sussistenza delle denunce ambientaliste, le quali accusano il parco di mancato possesso di licenze come la Valutazione d’incidenza ambientale e che la Valutazione d’impatto ambientale non sia del tutto regolare, nonostante l’azienda proprietaria del terreno curi da nove anni l’aspetto burocratico-amministrativo.

 

Molti cittadini ravennati estranei ai fatti, si dichiarano però favorevoli all’apertura della nuova struttura, poiché possibile fonte di posti di lavoro, di promozione e guadagno per la cittadina.

 

 

 

Politica o non politica, vantaggi sociali o meno, il braccio di ferro tra animalisti e imprenditori si sposta sempre più sul piano legale piuttosto che amministrativo, combattendo nelle aule giudiziarie a suon di denunce e avvocati. E non sarebbe la prima volta che imprese private vengano chiuse nell’angolo come in un incontro di boxe, e costrette e cedere terreno agli ambientalisti.

 

Ma in fin dei conti, i veri interessi degli animali, oggetto di contesa e premio proibito, chi li ha davvero a cuore? Si dovrà aspettare il prossimo 5 luglio per l’ardua sentenza.

 

Simone Ambrò

 

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