IN Movimento per Vico: assurdo il documento urbanistico presentato al Comune di Vico

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Si tratta della nostra dichiarazione di voto ad un assurdo e pazzesco documento urbanistico presentato dall’Amministrazione Comunale di Vico in cui si progetta la possibilità di costruire migliaia di nuovi vani (ad un certo punto esce la cifra di 11400, ovvero centinaia di nuovi palazzi). Questa assurdità, mascherata sotto le false spoglie di un documento preliminare strategico, per fortuna, per quanto sia stato approvato dalla maggioranza, non avrà seguito perché sarà cestinato da chi di dovere. Ma è un buon esempio per capire che c’è nella testa di chi governa la Penisola Sorrentina. Attenzione! Infine, una precisazione: non si tratta affatto dell’approvazione di un Piano Urbanistico Comunale, come scritto altrove, é solo un piano strategico preliminare.

 

 

 

DICHIARAZIONE DI VOTO

DEL GRUPPO IN MOVIMENTO PER VICO

 

Preliminarmente si rileva che il ponderoso (inteso come peso) costituisce una mera indicazione di buone o cattive intenzioni e presenta un ottimo apparato iconografico, per il quale si è attinto agli archivi di storici locali e istituzionali.

Tale parte del documento è l’unica verificabile e oggettivamente incontestabile, mentre per centinaia di pagine di far generico riferimento a leggende, racconti orali e credenze, oppure ci si avventura, senza il necessario controllo scientifico in campi come la botanica, la biologia, l’ornitologia, il sapere esoterico,  trasformando l’intera opera in una sorta di mutus liber, il cui senso non appare chiaro, fino a quando, ex abrupto, viene inserita una sorta di dimensionamento di un immaginario PUC, che, rinnegando l’identità ambientale, turistica e culturale di un territorio in fragile equilibrio, stabilisce che per esso sono necessari ancora migliaia di vani per soddisfare una presunta “fame” di abitazioni primarie e un’integrazione del sistema viario che tale nuovo carico urbanistico dovrebbe sostenere ed incentivare.

Siccome l’intero Documento si manifesta come un elenco di principi generici e di vaghe proposte, l’unico elemento, che pare allarmante e merita quindi attenzione, è il citato “dimensionamento”, attraverso il quale si perviene a risultati surrettizi e di per sé pericolosi, anche se in buona parte inutili, perché in nessun modo avallabili dagli enti sovraordinati, di settore e preposti ai vincoli.

In questo senso è possibile affermare che il Documento si caratterizza per la poco credibile invenzione di una nuova disciplina urbanistica che, nel rinnegare metodi di analisi e progetto ritenuti oramai universalmente validi, contrasta anche con le normative nazionali e regionali in materia urbanistica.

I risultati cui detto dimensionamento perviene, in termini di realizzazione ex novo di migliaia di vani, sono quindi tecnicamente errati per vari motivi:

1.    La corretta metodologia per addivenire alla definizione di un eventuale disagio abitativo deve utilizzare una completa “anagrafe edilizia”, come previsto dal Ptcp della Provincia di Napoli e dallo stesso PUT.  Tale “Anagrafe Edilizia ” dovrà documentare, in modo analitico e per ambiti individuati , la consistenza ed il numero degli alloggi esistenti e per ciascuno di essi dovrà riportare :

a) La superficie utile lorda;

b) Il numero dei vani e dei servizi ;

c) L’epoca di costruzione;

d) Le caratteristiche tipologiche ed architettoniche;

e) Le condizioni statiche ed igieniche;

f ) Libera/occupata;

g) I l numero degli occupanti permanente

h) Il titolo d’uso.

Tutti elementi che il Documento evita di prendere in considerazione. Qualsiasi altra metodologia per determinare l’effettivo disagio abitativo, oltre a non essere riconosciuta dalla disciplina urbanistica, si manifesta inevitabilmente come surrettizia e manipolabile, come ad esempio l’utilizzo dei dati ai fini ICI-IMU e TARSU che in nessun caso finora documentato di PUC sono stati utilizzati a tal fine.

 

2.    I dati, poi, non possono essere utilizzati a piacimento. È oramai generalmente riconosciuto, per controllare il parametro 1alloggio/1nucleo familiare, l’utilizzo della cosiddetta “matrice di affollamento” (vedi Figura), che, com’è noto, è l’unico strumento in grado di mettere in relazione il numero degli alloggi con le diverse dimensioni dei diversi nuclei familiari. Un alloggio di 4 vani, ad esempio, è sufficiente per una famiglia di 4 componenti, ma non lo è per una di 6 .

Solo in questo modo, quindi, potrebbe emergere l’effettivo fabbisogno abitativo per formulare previsioni che consentano la migliore distribuzione delle famiglie all’interno dello stock residenziale.

È evidente, ancora, la manipolazione dei dati relativi alle “seconde” case. Queste, infatti, vengono fatte passare (anche qua senza dati statistici certi) quasi per intero come una sorta di albergo diffuso e dependance nelle quali alloggiano cittadini non autoctoni, turisti, viandanti. Tale indicazione del Documento non meriterebbe seguito, se non fosse per la necessità, se almeno si volesse essere minimamente scientifici, di sostenere questa tesi procedendo ad un’analisi statistica ed edilizia dei vani che effettivamente sono adibiti a seconde case di vacanza o a turistico-alberghiero.

 

4.    L’utilizzo del parametro della densità territoriale (popolazione/superficie comunale) è assolutamente arbitrario ai fini di un dimensionamento sensato di uno strumento di pianificazione urbanistica. Il parametro corretto, come si evince da qualsiasi manualetto di urbanistica, è la cosiddetta Densità residenziale (Dr) che si applica non a tutto il territorio (compreso montagne, costoni o, magari, laghi, se fossero presenti…), ma a specifici ambiti urbani ben definiti e alle superfici eventualmente da edificare, parametro generalmente espresso in abitanti/ettaro e variabile tra 100 e 350 ab/ha. Il parametro utilizzato dal Documento, invece, è valido perlopiù in ambito geografico, non avendo senso nel progetto di un PUC.

I punti sopra rapidamente delineati evidenziano, tra l’altro, come il Documento, che si definisce di tipo “urbanistico” non faccia riferimento alcuno alle leggi e alle normative vigenti in materia. In particolare, la metodologia utilizzata non trova riscontro nella L.R. 16/2004, nel Regolamento di attuazione per il governo del territorio n. 5 del 4 agosto 2011, né nel “Manuale operativo” recentemente messo a punto dalla Regione Campania.

In ogni caso, il Documento non documenta affatto l’effettivo impatto delle sue conclusioni edificatorie sull’identità e sulla vocazione del territorio. In questo senso emerge in maniera stridente la discrepanza tra l’elencazione delle bellezze naturali, storiche e culturali e la paventata necessità di rafforzare e incrementare in maniera incongrua la rete stradale, il carico insediativo e, di conseguenza, l’integrità dei luoghi. La nuova edilizia residenziale prevista, ad esempio, richiede la dotazione di standard prevista per legge (parcheggi, scuole, verde attrezzato, ecc.), la quale andrebbe ulteriormente a gravare sul territorio e ad erodere il paesaggio, tanto celebrato dal Documento stesso.

Infine, a voler smentire (semmai ce ne fosse bisogno) il presunto “ingessamento” dell’attività edilizia nel nostro comune, basta prelevare i dati (quelli veri) dall’ufficio Urbanistica per verificare come questa, al contrario, si configuri come una delle più attive e remunerative nel territorio. I dati dimostrano, infatti, sia che l’attività di recupero, riqualificazione e rivitalizzazione dell’esistente è a pieno regime, sia come in molti casi sia possibile procedere ad attività edilizia ex novo, come la realizzazione di box interrati, la ricostruzione integrale di manufatti diruti, la realizzazione di tetti termici, le nuove possibilità in arrivo offerte dal piano casa.

In ultimo, il paventato controllo, attraverso le misure proposte dal Documento, del mercato immobiliare locale, al fine di un suo riequilibrio, sono completamente sballate, in quanto alla nuova residenza proposta non viene riconosciuto (ne potrebbe esserlo integralmente) lo status di edilizia sociale, trasformandola nel solito regalo alla rendita urbana con la trita scusa del disagio abitativo che, essendo in parte reale, continuerebbe ad esistere nonostante l’erosione ed il consumo irreversibile di territorio che, però, metterebbe in crisi la vocazione turistica e la possibilità di sviluppare un’economia alternativa e sostenibile, ponendosi in linea con quanto capitato ai viciniori paesi vesuviani di costa, il cui destino, a quanto pare, è quello auspicato da questa amministrazione anche per la nostra città.

In conclusione, il documento non costituisce, come pomposamente ritenuto dall’Amministrazione, il “documento strategico” e il “rapporto preliminare,” di cui all’art. 2 del Regolamento n. 5 del 4/8/2011 e del D.Lgs. n. 152/2006, in quanto privo degli elementi istruttori e contenutistici che siano in grado di sostanziare una proposta, seppur embrionale, di una nuova pianificazione (PUC) e della preordinata valutazione ambientale strategica (VAS). Inoltre, manca il preliminare di Piano, che è essenziale per l’avvio della procedura .

Con la conseguenza che il documento viola la L.R. 16/2004 e smi  (in particolare, l’art. 5, che impone, nelle fasi preordinate all’adozione e all’approvazione degli strumenti di pianificazione, idonee forme di consultazione, pubblicità e partecipazione), il Regolamento 5/2011, la L.R. 35/1987, il D.lgs. 152/2006 e i principi generali in materia.

Vico Equense, 29 maggio 2012

 

                                                                                 I consiglieri comunali

                                                                                 Avv. Aldo Starace

                                                                                 Prof.ssa Claudia Scaramellino

                                                                                 Dott. Natale Maresca