Violenza donne. Da Guerra proposta offensiva.

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“Chi avrebbe mai sospettato che la principale causa di morte e d’invalidità delle giovani donne è conseguenza dell’aggressività maschile? Nel nostro Paese è un vero e proprio bollettino di guerra: 84 donne uccise nel 2005 e il numero è progressivamente aumentato nel tempo fino a giungere a 137 vittime nel 2011. Nel 2012 siamo già a quota 59, eppure in Italia il 25 novembre si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. È evidente che non basta. Occorre fare di più”. Lo dichiara  Antonio Palagiano, responsabile nazionale sanità dell’Italia dei Valori, durante la discussione sulla risoluzione a tutela delle donne vittime di violenza in Commissione Affari Sociali alla Camera. “Per prima cosa è necessario ripristinare il Fondo contro la violenza sulle donne e di genere, istituito dall’ultima finanziaria del governo Prodi – che stanziava 20 milioni di euro per la realizzazione di un vero e proprio piano contro la violenza di genere – e ridimensionato dal governo Berlusconi. Oggi, di fatto” prosegue Palagiano “se le cose andranno come il Sottosegretario al Welfare, Maria Cecilia Guerra, ha anticipato in XII Commissione, questo fondo verrà quasi annientato poichè con 3 milioni di euro si riusciranno a stento a stampare manifesti e volantini di convegni. Uno stanziamento irrisorio, che sembra un’elemosina atta a testimoniare, ancora una volta, l’indifferenza di questo governo “tecnico” alle questioni “pratiche””. “Non basta inasprire le pene, occorrono campagne di informazione, formazione e sensibilizzazione poichè la violenza è un problema sociale che avviene, il più delle volte, tra le mura domestiche: violenza non solo sessuale, ma anche fisica e psicologica. Una violenza che, anche quando non uccide fisicamente, porta spesso alla morte interiore di chi l’ha subita. Per queste ragioni, nella risoluzione a mia prima firma, ho chiesto al Governo il ripristino del Fondo, ma anche” conclude il deputato IDV “la promozione di un approccio multidisciplinare alla violenza sulle donne che miri ad un cambiamento culturale e delle relazioni reciproche fra i generi in vari campi sociali e, infine, la firma e successiva ratifica della Convenzione di Istanbul a tutela delle vittime della violenza domestica”.

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